Rassicurami, pentiti, redimiti e lasciati discriminare

La cosa che più mi sconvolge è che la Madre Superiore Eugenia è convinta che un insegnante gay non possa stare a contatto coi bambini. Deve tutelarli, dice lei. Deve rendere conto alle famiglie, continua. Non si può correre il rischio così grande di lasciare degli innocenti in balia di… di cosa? Ecco cos’è l’omofobia: un pregiudizio che diventa paura e dunque discriminazione, la diversità (presunta) che atterrisce perché se sei diverso da me devi per forza essere un pericolo per me e chi mi è intorno.

american-horror-story-asylum-jessica-langeIl caso è quello di Trento. In una scuola privata parificata diretta dalle suore, un’insegnante non vedrà il suo contratto rinnovato dopo cinque anni di fruttuosa collaborazione, in quanto ritenuta lesbica. Le maledette voci di corridoio hanno portato la madre superiora a convocare la professoressa , a farle i complimenti per il lavoro svolto e poi a chiederle se è vero ciò che si dice in giro di lei, cioè che è omosessuale e addirittura vive con un’altra donna.

L’insegnante si è sentita violata nella sua privacy ed è andata su tutte le furie. Si è rifiutata di raccontare i suoi fatti privati e ininfluenti rispetto al lavoro che svolge da cinque anni in quell’Istituto. La suora a questo punto ha fatto capire che non sarà confermato il suo contratto, proprio per il suo presunto orientamento.

Al di là delle questioni squisitamente legali che lascio a chi è più esperto (il contratto si era concluso, può non essere rinnovato per un pregiudizio? Forse sì…), ciò che mi colpisce (ma non sorprende) è la conferma di come la Chiesa e i suoi rappresentanti vedono le persone omosessuali. Nella migliore delle ipotesi un omosessuale è un poveraccio affetto da un disordine sessuale, forse guaribile, da trattare con delicatezza. Un malato, insomma. Nella peggiore, il gay è un pervertito da allontanare e non giustificare in alcun modo, soprattutto se “osa” vivere liberamente la sua sessualità.

In un’intervista la madre superiora ha candidamente affermato proprio questo. Se l’insegnante langeavesse ammesso la sua condizione, ma non la vivesse apertamente (dunque se reprimesse la sua sessualità come se fosse una colpa) si potrebbe valutare se continuare il rapporto lavorativo, considerando che si tratta di un’ottima insegnante. Magari la si poteva indirizzare all’insegnamento dei ragazzi più grandi. Forse. Ma dato che siamo in presenza di voci che vogliono la prof come lesbica incallita al punto da dividere casa con un’altra lesbica allora le cose cambiano. Bisogna rispondere alle famiglie che pagano una retta per “veder garantita” una certa mentalità e non si può correre il rischio che ai bambini passino “certi messaggi”.

Ecco, l’omosessuale è sbagliato in quanto tale ed è un pericolo di traviamento per gli altri. A prescindere dal fatto che sia un bravo docente e che non abbia mai parlato della sua condizione o abbia addirittura lanciato messaggi di non discriminazione con gli studenti. Il solo fatto che possa farlo costituisce una minaccia. Minaccia di cosa?

La paura (quindi l’omofobia) si basa su ignoranza e pregiudizio. Quella di suor Eugenia ritiene che l’omosessualità sia un male contagioso e non può permettere che l’insegnante, a questo punto malata e potenzialmente fonte di contagio, possa creare “scandalo”.

Lo scandalo è l’alibi di ogni nefandezza cattolica. Sei gay e se osi vivere la tua sessualità come qualunque persona adulta mi fai schifo e non ti voglio vicino, né a me, né alle persone delle quali sono responsabile. Facile dire che lo “scandalo è negli occhi di chi guarda”, ma qui si va oltre, perché in nome della “difesa del nido” la suora si è permessa di chiedere alla dipendente di rendere conto della sua vita privata, di doversi giustificare per delle voci che alle sue orecchie appaiono infamanti.

Questo è ciò che insegna la Chiesa attraverso i suoi rappresentanti. Durante la Messa, gli incontri, le agenzie educative come CL o Azione Cattolica, o Rinnovamento e il catechismo. Se sei omosessuale sei uno che ha un disordine oggettivo della sessualità. Se vivi questa sessualità disordinata sei in peccato mortale. Alla luce degli studi scientifici che affermano ormai da decenni che avere un orientamento diverso dalla maggioranza non è un errore ma una normale variante della sessualità umana, il messaggio della dottrina della Chiesa è inaccettabile.

Una scuola parificata privata, anche se gestita da religiose non può insegnare cose diverse da quelle di una scuola pubblica laica (che poi sul “laica” ci sarebbe molto da dire, considerando l’ora di religione con docenti scelti dal vescovo e non dallo Stato…) e i valori educativi e civici di rispetto delle regole e dell’altro non possono essere derogati in nome di una religione che è pronta a giustificare i suoi rappresentanti pedofili, ma non ad accettare che esistano persone omosessuali e che siano normali in quanto tali.

tumblr_mwg6hk7NBp1s3krlpo1_400La suora è libera di scegliersi i dipendenti, questo è ovvio, ma non di allontanarne uno per una malattia che non è tale e non costituisce minaccia. L’educazione che impartisce agli alunni di concerto con le famiglie non può essere di invito alla discriminazione e al pregiudizio, perché va contro la Costituzione e i valori basilari che essa rappresenta.

Ammiro l’insegnante che non ha accettazione la violenza inusitata della religiosa che pretendeva da lei la negazione del suo orientamento sessuale o un’ammissione di colpevolezza con relativo impegno a “guarire” (si, ha anche ventilato la possibilità di redimersi dal suo problema magari con una Terapia riparativa). La ammiro perché invece di un rassicurante “ma no, madre, non dia retta alla gente, io divido solo le spese di casa con una vecchia amica in attesa del fidanzato giusto”, ha alzato la testa e ha rivendicato il diritto di non rivelare ciò che è ininfluente ai fini del rinnovo contrattuale. Il fatto che sia lesbica o no, se faccia sesso con le donne o no, non ha alcuna relazione con il suo essere o meno una brava insegnante da tenere in organico. Non ha accettato il pregiudizio e la sua vicenda dimostra ancora una volta quanto la Chiesa sia pericolosamente ignorante e intenda diffondere ignoranza anche tra i giovani che è chiamata ad educare. Non è tollerabile che lo Stato italiano avalli questo tipo di comportamenti addirittura finanziandoli economicamente.

La scuola ha una valenza educativa, oltre che istruttivo-nozionistica, e vanno preservati i valori che sono alla base della nostra Repubblica. Per questo è allucinante e assurdo che vengano boicottati e divengano oggetto di scandalo tutti i tentativi di proporre progetti educativi sulla lotta al bullismo, all’accoglienza dell’altro, al rispetto di chi è minoranza e forse appare diverso da te. E’ criminale questo silenzio, perché è alla base della violenza. La stessa che induce bambini e ragazzi che si sentono diversi (perché omosessuali, incompresi, vittime di insulti e violenze) a farla finita. E’ la stessa violenza perpetrata dai compagni e dagli adulti che vedono l’omosessualità come Suor Eugenia, solo che loro usano le mani e non solo le parole e il potere conferito da un ruolo.

Lo Stato dovrebbe vigilare su chi educa i giovani cittadini e negare il riconoscimento di agenzia educativa a chi non rispetta quei valori insiti nel vivere civile. Io a quell’Istituto di Trento non toglierei solo i finanziamenti, ma anche lo status di “parificato”, perché dalle parole della madre superiora si evince chiaramente che di “egualitario” da quelle parti non c’è proprio nulla.

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3 thoughts on “Rassicurami, pentiti, redimiti e lasciati discriminare

  1. Hai ragione ma mi chiedo perché ignaro e non per polemica in tutto questo le famiglie che ruolo hanno avuto? Hanno fatto qualcosa queste famiglie?O è rimasta una voce isolata e supportata solo da noi?? Perché che il pensiero cristiano sia erroneamente interpretato da essere umani che peccano di presunzione lo conosciamo…ma le famiglie hanno dato per caso voce all’episodio schierandosi?? Perché io trovo più grave questo….

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