Il distopico carnefice che si mascherò da vittima

Avete impegni per il 18 settembre? Vi va di assistere ad uno spettacolo grottesco, venato di orrore, inquietudine e che poggia sul ribaltamento della realtà? Tipo una rappresentazione di 1984 di Orwell o La fattoria degli animali, che mette in scena un mondo distopico dove tutto è il contrario di tutto.

Se avete tempo, fate un salto a Roma, al Teatro Don Orione, per partecipare al Convegno sulle “Teorie di genere”.

Ho visto in rete il manifestino che trovate in testata al post. E ho riso. Ma tra le lacrime, perché è il classico esempio di omofobia travestita da vittimismo. La paura, l’avversione, il disgusto verso l’omosessualità si maschera da difesa della famiglia tradizionale dai pericolosi nemici “gender“.

Il gender come lo intendono i cattofascisti (cattolici illiberali che vogliono imporre le loro scelte di vita a tutti in quanto ritenute verità assolute) è un’ideologia pericolosa che mina l’identità maschile e femminile e minaccia le fondamenta dell’essere uomo e donna distruggendo l’unica famiglia possibile, quella composta da persone eterosessuali sposate che fanno figli. Secondo loro la lobby omosessuale mondiale sta cercando di portare il gender nelle scuole, per insegnare ai bambini che possono essere indifferentemente maschi e femmine e che, quindi non esiste il giusto o sbagliato, il pisello o la passerina.

Dell’ideologia del gender io ho appreso grazie ad una rapida ricerca su Google. Fatelo, scoprirete che ne parlano solo siti cattolici estremisti (tipo Avvenire, sì, il quotidiano della CEI è ormai un organo di diffusione della parte più intransigente e chiusa della Chiesa), mentre il concetto non esiste nei documenti delle associazioni omosessuali. Arcigay e compagnia non ne parlano mai, perché semplicemente non esiste. E’ tutto inventato di sana pianta per mostrare un nemico concreto e confondono volutamente la presunta ideologia gender con le Teorie sul genere o (gender studies), il complesso di studi interdisciplinari sulla sessualità dell’uomo e anche sull’identità di genere. Medici, sociologi, antropologi, psicologi che con metodo scientifico analizzano le caratteristiche fondanti dell’essere maschio e femmina e l’orientamento sessuale. Il mondo scientifico ha stabilito lustri fa che l’omosessualità non è una malattia, ma una normale variante dell’uomo e che per questo non va curata, né può essere oggetto di qualsiasi discriminazione.

Ma il convegno del 18 settembre non parlerà certamente di medicina o psicologia, infatti non c’è neppure l’ombra della presenza di un medico.

Il tema che affronteranno è già esplicitato nel nome nell’associazione onlus che organizza l’evento: “Nonsitoccalafamiglia“, che paventa misteriosi pericoli per la famiglia tradizionale e che nasce con l’impegno di difenderla. Le minacce sono inesistenti, perché come è facile intuire il varo di una legge sulle unioni civili non toccherebbe in alcun modo diritti acquisiti e non riguarderebbe certamente gli eterosessuali che vogliono sposarsi. E’ una tutela per chi ora è invisibile per lo Stato Italiano.

Il manifesto del convegno offre un bel patchwork di loghi. Non ce n’è uno che non appartenga ad una realtà ostile agli omosessuali e che non diffonda menzogne. Dagli immancabili La manif pour tous (noi non siamo legati alla Chiesa cattolica e siamo apartitici…ma sempre a braccetto dei cattolici fondamentalisti e dei partiti di estrema destra vanno!) a Voglio la mamma, libercolo da grammardramma di luoghi comuni che ha dato vita a un bel circolo di circoli legati al reuccio degli omofobi, quel Mario Adinolfi che ha trovato nelle tematiche omofobe un nuovo slancio alla sua fallimentare carriera politica.

Rispettare quello spazio per contemplare la differenza” è lo slogan dell’incontro. Che vuol dire? Mistero. Forse nella realtà distopica e alternativa degli organizzatori, lo spazio da rispettare è quello della famiglia. Ma rispettare in che senso? In che modo la si vuole offendere? E le differenze da contemplare al suo interno quali sono? E’ una strizzatina d’occhio all’omosessualità, tipo: solo nella famiglia tradizionalmatrimoniale ci può essere così tanto amore da abbracciare pure le differenze? Dubito, non sono così intelligenti, si capisce perchè hanno messo il punto dopo quella frase. Se è uno slogan per un manifesto non ci andrebbe.

Dopo l’imprescindibile introduzione di Giusy D’amico, pregiatissima docente di scuola primaria (beh, ci voleva una scienzata per parlare di Teorie di genere, no? Eccola!) in rosso è segnalata la partecipazione di ben due-monsignori-due che oltre a garantire un congruo numero di bigotti adoranti affronteranno l’ostico tema “Essere Chiesa in famiglia, quale chiesa sosterrà la famiglia?“. Che tematica difficile, ma certamente i mons al quadrato potranno far luce sull’apparente contraddizione del far Chiesa (sicuri vada bene la maiuscola, ragazzi?) in famiglia e di quale chiesa (io l’avrei messa qui la maiuscola, ma se va bene a voi) sosterrà la famiglia. Ma la Chiesa non è già abbastanza a favore della famiglia? Boh, meglio non porsi ulteriori scomode domande.

Non tralasciamo il pezzo forte del convegno, gli ospiti! Due tra i più importanti esponenti del mondo omofobo, pronti a diffondere il loro verbo. L’avv. Gianfranco Amato, presidente della cattolicissima associazione “Giuristi per la vita“, quella che ha denunciato Oliviero Toscani per le presunte offese alla Chiesa, che invita ad adottare un senatore per boicottare la legge Scalfarotto e che ha denunciato gli insegnanti del Liceo Classico Giulio Cesare, rei di aver fatto leggere il romanzo Sei come sei di Melania Mazzucco ai loro studenti. L’argomento da lui affrontato parla di omofobia ed eterofobia (che cosaaaaa?) e di quali azioni porre in essere per salvare l’Italia. Dai gay, immagino. Il succo del suo intervento sarà l’esposizione delle iniziative della sua feconda associazione per impedire la realizzazione di qualsiasi progetto che combatta la discriminazione e il bullismo nelle scuole e il rispetto dell’altro per far sì che nessuno più “minacci” la famiglia con, ad esempio la visione di un bacio gay in tv. 
Sanno tutti che l’omosessualità è più contagiosa del virus Ebola, basta uno sguardo ed è fatta, sei finocchio!

L’altro ospite è il mio mito, il riciclato perfetto, il pokerista che non ha perso il gusto di giocare il tutto per tutto avendo il coraggio di autopubblicarsi un libro dove ci sono addirittura dei congiuntivi… Mario Adinolfi! “Giornalista e scrittore”. Mormoro un amen contrito in segno di rispetto per l’ammissione della dipartita della sua carriera politica, neppure menzionata. Mr. Adinolfi è l’autore del libro Voglio la mamma, che ha venduto online e in numerose presentazioni nelle sale parrocchiali di tutta Italia. Un bestseller da diverse decine di copie. Un bell’agglomerato di parole accostate a cavolo, visto che riassume solo luoghi comuni su alcuni argomenti di attualità quali la fecondazione eterologa o il matrimonio gay, senza alcuna base teoricoscientifica, o anche solo teologicoreligiosa. Luoghi comuni per poveri ignoranti, pronti a bersi quelle paginette così semplicine che in confronto il catalogo Ikea è I promessi sposi. Gente che così potrà festosamente dire che sì, in un anno ha addirittura letto un libro.

L’illustre ospite discetterà del seguente argomento: “I desideri non sono diritti, Gendermania, unioni civili, adozioni e uteri in affitto. Il sienzio degli innocenti, chi si fara garante dei loro diritti?

Proviamo a capirci qualcosa.
I desideri non sono diritti“: no, ovvio, ma se il riferimento è al fare figli, generare prole non è un diritto di nessuno, indipendentemente dall’orientamento sessuale. Ma è legittimo avere desideri ed è legittimo cercare di realizzarli, anche con gli strumenti e le possibilità che la scienza medica oggi offre. In passato l’inseminazione artificiale non si poteva fare, ma neppure salvare qualcuno dal morbillo grazie al vaccino, se è per questo.

Gendermania“: ecco la supercazzola. Scommetto che Adinolfi citerà tristi episodi di corruzione di minori da parte di oscuri gay, magari prendendo spunti da quegli articoli fuffa che abbondano sulle testate cattofasciste: il tristo caso della diffusione della favola sui triceratopi gay e innamorati ai bambini dell’asilo nido di un paesino dell’Islanda, o di quell’insegnante olandese (di sicuro tossica) che ha affermato in classe che l’omosessualtà non è una malattia e che tutti vanno rispettati, o di quei due uomini che hanno “comprato” un figlio dalla badante moldava di un loro nonno, che ha affittato il suo utero e ora vestono il frutto di cotanto mercimonio rigorosamente con pareo arcobaleno. Storie di cronaca vera (o verosimile) condite di commenti omofobi e conclusioni a senso unico.

E poi il buon Adinolfi promette di intervenire a proposito di unioni civili, adozioni e uteri in affetto. Si sentiva il bisogno di una sua dotta discettazione dall’alto della sua laurea in medicina con specializzazione in psichiatria e l’esperienza internazionale a contatto con illustri colleghi… no, Adinolfi parlerà solo in quanto “uomo comune”, e scommetto che frasi come “compravendita di bambini”, “famiglia naturale” e “la scuola non deve educare lo deve fare solo la famiglia” non se le farà mancare, tra scroscianti applausi e autografi sul suo libro (scommettiamo che qualche copia da vendere spunterà anche al convegno?).

Il capolavoro è la seconda parte del titolo della sua attesissima esposizione: “Il sienzio degli innocenti, chi si farà garante dei loro diritti?“, dove le silenti vittime saranno i bambini: legge infanticida sull’aborto, diritto (inesistente) di un bambino ad avere un padre maschio e una madre geneticamente femmina. E chi si farà garante di questi innocenti silenziosi? Beh, ma abbiamo Mario, l’uomo comune, il peccatore convertito, lo scrittore anti Saviano!

Infine, il manifesto dell’atteso convegno chiosa con una dichiarazione di intenti importante, sottolineata, virgolettata ed evidenziata: NOI DICIAMO SI “alla famiglia naturale come culla d’amore dei nostri tempi”.

Lascio perdere il concetto di famiglia “naturale” o di “culla d’amore” e mi chiedo… ma è un  rispetto a cosa? C’è qualcuno che dice per caso no a quel tipo di famiglia? Qualche strana lobby ha mai pensato di rottamarla per proporre un modello diverso e migliore? No, la società già presenta modelli diversi da quella composta da uomo e donna, è un dato di fatto. Gay e lesbiche che convivono non sono alieni che arrivano a colonizzare la Terra e imporre le regole del loro pianeta, sono cittadini italiani che creano le loro famiglia accanto a quelle che gli omofobi presentano come “modello unico” e non si sognano certo di andare dai loro eterovicini figlianti per convertirli all’omosessualesimo!

La minaccia ancora una volta è di chi vuole spacciare la sua verità come unica e assoluta identificando l’alterità quale pericolo per l’esistenza stessa di quella verità. Tutto ciò che è altro da quell’unica via possibile è sbagliato e va derubricato a vizio e capriccio.

La visione distopica di un mondo costantemente minacciato è un tipico genere narrativo, un filone fantastico che serve per rappresentare in maniera creativa alcune tematiche reali. Ma nel caso degli omofobi che organizzano questi convegni non c’è nulla di concreto. Loro ribaltano semplicemente la realtà. Non è la minoranza GLBT a essere oggetto di discriminazione, senza diritti, spesso vittima di violenza, ma sono loro, la stragrande maggioranza eterosessuale, ostaggio di chi vuole imporre la sua (inesistente) ideologia gender.

Nella loro visione distorta, richiedere riconoscimento di diritti non è più il tentativo di colmare una disuguaglianza, ma è un arrogante capriccio da bambini viziati e i vizi non vanno di certo assecondati. Un po’ di rigore per insegnare a questi omosessualisti a stare al loro posto, cazzo!

C’è qualche romano che ha voglia di partecipare al convegno per alzare la mano e dire con voce piena l’unica cosa possibile: “MAVAFANGULO“?

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5 pensieri riguardo “Il distopico carnefice che si mascherò da vittima

  1. Ti farà piacere sapere che ho conosciuto di persona l’avvocato Amato e ho avuto l’onore di smontargli ad uno ad uno gli argomenti snocciolati in una conferenza sull’eterofobia (sic!) organizzata dai Giuristi per la Vita con la collaborazione attiva della Giunta Comunale di una cittadina dell’entroterra marchigiano e della Lega Nord delle Marche (hai letto bene) che ne era sponsor attiva.
    Queste persone non vanno sottovalutate, sono veramente pericolose perché animate dalla sincera motivazione di combattere Satana (che saremmo noi e soprattutto la nostra affettività e le nostre famiglie): una volta si chiamava fanatismo religioso, uno dei motori motivazionali più potenti per un Essere Umano.
    Tornando ai Giuristi per la Vita e ai loro accoliti, va detto che sono persone preparate e, soprattutto, dotate di una formidabile rete di conoscenze che li collega in tempo reale dal Vaticano ai media cattolici passando per quelli sedicenti laici di destra, finendo a giornalisti “indipendenti”, esponenti politici di Governo (soprattutto Sottosegretari) e a componenti della Magistratura; il tutto passando anche per Curie, Associazioni cattoliche e parrocchie. Sono una lobby nata per contrastarne un’altra: gli avvocati della Rete Lenford, i nostri paladini nelle aule giudiziarie grazie ai quali dobbiamo sentenze storiche in nostro favore (e in favore di tutt*!). Solo che i Giuristi per la Vita puntano più in alto e mirano direttamente a giudici e politici: finora i primi sono stati globalmente a favore dell’allargamento della sfera dei diritti, ma la tendenza potrebbe ribaltarsi; quanto ai secondi… dove sono? Stanno già dalla loro parte e già fanno tanti danni, a cominciare da quelli del PD, autentici “colabrodi” disposti a mediare al ribasso su tutto, anche sull’onore delle loro madri se ciò dovesse indisporre un loro collega di ostentata fede cattolica.
    Chi partecipa a questi deliranti incontri lo fa per passaparola, soprattutto in parrocchia e nei gruppi ecclesiastici. Altro veicolo efficace di diffusione, sempre molto “soft” e sotto traccia, è la scuola: molti sono insegnanti che invitano colleghi e qualche genitore più “sensibile”. I social, infine, sono utilizzati in maniera molto intelligente ed efficace, soprattutto Facebook e Twitter.
    La maggior parte di chi finisce col partecipare va in buona fede, essendo ignorante del merito del dibattito, abboccando ai toni allarmistici convogliati e usando il convegno (e/o i social e/o i libri di Adinolfi, Miriano & co.) come unica fonte di informazione primaria. Poi c’è una parte documentatissima e convintissima delle proprie idee; infine ci sono omofobi e razzisti di ogni risma (al convegno cui ho partecipato da spettatore c’era pure l’ottantenne presidente del locale Circolo dei Cacciatori, fiero ex ufficiale dei Carabinieri pronto a difendere tutti gli uomini “normali” con la sua infallibile carabina dall’invasione degli “omosessualisti invertiti”!! Non scherzo). Ultimamente si vanno accodando sempre più politici di destra o di centro, fino all’adesione di qualche Amministrazione locale. Insomma, un cancro che sta crescendo nel silenzio generale e che presto verrà fuori producendo le sue metastasi. Alcune di esse si sono già manifestate, aumenteranno a dismisura sull’onda dei successi francesi delle omologhe associazioni “importate” in Italia con la benedizione (assolutamente discreta e quindi efficacissima) del Vaticano che mostra Papa Bergoglio come cavallo di Troia e poi agisce rigorosamente nell’ombra laddove conta attraverso “amici laici” che ci mettono la faccia nascondendo quella della Chiesa ufficiale.
    Come contrastarli efficacemente?
    Finora ci sono state contrapposizioni frontali con alcune Associazioni LGBT che hanno causato l’interruzione o addirittura il non svolgimento degli incontri; ma che, parallelamente, hanno scatenato la loro furia vittimistica di novelli martiri del nostro tempo. Sapendo che l’italiano medio parteggia sempre per il potente che si presenta come vittima e sapendo che l’omofobia media popolare dilagante è pari a quella russa, si è trattato probabilmente di formidabili assist alle loro razziste posizioni.
    Forse (ma ci sarebbe da rifletterci su: perché non dibatterne?) l’unico vero modo per combatterli è di controbattere molto civilmente le loro posizioni in loco assumendo a nostra volta il ruolo di vittime solo se si viene messi a tacere. Magari presentandosi come comuni cittadini capitati lì per semplice curiosità. Contemporaneamente si potrebbero organizzare altre iniziative di stampo progressista sugli stessi temi che provochino il dibattito pubblico anche su social e media, a cominciare da quelli locali. Ma qui torniamo al punto dolente di cui postavo nel tuo articolo precedente: dove sono i progressisti “che contano” e che potrebbero influenzare l’opinione pubblica? Ho la vaga sensazione che, ancora una volta, ci troveremo come dei piccoli Davide senza fionda di fronte a un Golia con le mitragliatrici. Spero di sbagliarmi.

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  2. Caro Gianluigi, grazie dei complimenti ma sono solo incazzato nero e tanto disincantato: vedo il mio Paese regredire ai tempi della Polonia nazista, la sua migliore gioventù andarsene all’estero e quella che rimane schiacciata dalla peggiore e da due generazioni (la mia e la precedente) formata rispettivamente da inetti e da gente abbarbicata ai poteri piccoli e grandi che ha ottenuto speculando su diritti giusti e sacrosanti. Può bastare? No, devo anche sopportare una maggioranza di persone LGBT che ha sempre visto con fastidio chiunque si battesse per i nostri diritti e che oggi, in buon ordine, si ritira nel ghetto notturno dei locali e delle proprie case vuote illudendosi di sentirsi più protetta. Per non farsi mancare proprio niente, qualcun* comincia pure a collaborare col nemico, magari abbandonandosi a consolatorie conversioni religiose!! Se leggessero Hannah Arendt o vedessero qualche buon film storico scoprirebbero che c’è già stato un precedente, e non è finita bene per niente.
    Qualcun* controbatta efficacemente il mio pessimismo estremo, per favore!!

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  3. Nemmeno io vivo a Roma, vivo a Reggio Emilia.
    Adinolfi passò a fare una capatina propagandistica un sabato pomeriggio di luglio, con tante sentinelle in piedi venute nella mia città in trasferta. Quello stesso giorno ero in meritatissima vacanza in Estonia: lavoro, pago le tasse, le ferie sono un mio diritto e non voglio certo rinunciarci.
    Ma ti assicuro che se dovessero passare di nuovo dalla mia città, cercherò di essere presente, e anche se parlo abbastanza bene il romanesco, porgerò loro un reggianissimo “MO VÁ AT CAGHÈR!!!” che difficilmente se lo dimenticheranno! 😉

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