Fuoco Rosso Fuoco Nero, libera storia di Alfredo Ormando

Forse qualcuno ha sentito il suo nome e ricorda la sua storia. Molti, soprattutto i più giovani non sanno chi sia. Io tanti anni fa rimasi colpito dalla vicenda di Alfredo Ormando e decisi di raccontarla.

Mi informai il più possibile su di lui e poi provai a interpretare la sua vita con la consapevolezza di chi ha vissuto il rifiuto sulla propria pelle. Sono pochi gli omosessuali fortunati che non hanno provato cosa voglia dire disprezzo, violenza, solitudine e credo che il dolore abbia radici comuni. L’empatia con Alfredo mi spinse all’epoca a esorcizzare la mia angoscia raccontando la sua.

Quello che ne è uscito fuori è un racconto breve che oggi vi ripropongo: “Fuoco rosso fuoco nero, libera storia di Alfredo Ormando” .

Non aggiungo altro, perchè non servono spiegazioni, è tutto in queste poche pagine che potete scaricare in formato Pdf e Epub.

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2 thoughts on “Fuoco Rosso Fuoco Nero, libera storia di Alfredo Ormando

  1. Quando accadde quel suicidio lo compresi subito. E tu hai reso molto bene il sentimento che anche ai più fortunati tra di noi è familiare: l’esclusione.
    Ma quella vicenda mi ha insegnato una cosa ben più terribile: che attraverso la menzogna e il silenzio a noi la dignità viene tolta persino nell’atto di morire. Così, pure il gesto più estremo diventa una “banale” depressione o, peggio, la prova che l’omosessualità è una malattia psichica che conduce al suicidio e che quindi va curata e non “assecondata”.
    Gli “esperti in umanità” (in questa maniera molto umile Paolo VI definì la chiesa cattolica!), i predicatori d’amore, i “pro-life” d’ogni risma, quelli che “la dignità e l’unicità della Persona Umana” (rigorosamente in maiuscolo), quelli che si dolgono ogni santa Pasqua dei terribili dolori patiti da Nostro Signore,… ebbene quelli sono esattamente coloro che non vogliono vedere e tantomeno ascoltare una parte dell’umanità, sono i primi predicatori di odio (ma in nome e per il bene dell’odiato, naturalmente!), sono i datori di morte sociale che applaudono senza imbarazzo chi toglie anche la vita fisica alle persone LGBT (magari appoggiandoli all’ONU contro le imposizioni della temibile lobby dei deviati “omosessualisti”), sono quelli che non hanno alcun rispetto della nostra dignità e che ci vorrebbero omologati alla maggioranza e ai loro propri voleri, sono quelli che di fronte ai nostri gridi di dolore sanno solo mentire spudoratamente girandosi dall’altra parte e spingendo tutti gli altri a voltarsi con loro.
    La storia di Alfredo deve insegnarci che non vale assolutamente la pena togliersi la vita, non servirebbe a nulla: dobbiamo rassegnarci a tirar fuori le unghie, ad ingrossare spalle e muscoli e cominciare a darle di santa ragione. Non necessariamente a livello fisico (anche se tu hai raccontato di una “pedagogica” scazzottata adolescenziale che a molto è servita!), ma sicuramente a livello mentale e comportamentale. A cominciare dalla famiglia e dagli amici, senza alibi, se davvero vogliamo vivere appieno la nostra vita.
    Altrimenti c’è solo la possibilità di indossare perennemente una maschera, sperando sempre che essa non ci cada inavvertitamente quando meno ce lo aspettiamo; magari quando è troppo tardi per accettare e difendere la nostra immagine nuda davanti a noi stessi.

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