Shitstorm, lanci la merda e nascondi la mano che puzza

Non mi era ancora capitato di essere vittima di un troll. Può succedere a tutti quelli che bazzicano sui social, ma è fastidioso soprattutto se il disturbatore non si limita a insultarti in quanto omosessuale, ma copia il tuo account twitter con tanto di foto e nome simile per molestare i tuoi amici e personaggi pubblici al solo scopo di infangarti.

Il problema non sono gli insulti, sono abbastanza grandicello da farmeli scivolare addosso e nel caso so rispondere a dovere. Un “frocio” mi fa ridere, ma se ti spacci per me le cose cambiano. Il furto d’identità è un reato e oltre a segnalare il troll sul social media mi sono rivolto alle autorità competenti.

Il ragionamento che condivido è sulla genesi di questo tipo di violenza. A me sembra l’espressione più concreta dell’odio omofobico che negli ultimi anni è diffuso dalla compagine cattolica oltranzista, la quale ne fa orgogliosamente un vessillo.

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Il paradosso dello stalking: molestatore mi ruba l’identità e afferma che IO gli ho copiato l’account.

E’ un chiaro atto di violenza di matrice omofobica prendersela con qualcuno perché omosessuale. Gli insulti a me rivolti da questo sconosciuto sono frutto di una folle avversione incitata da chi non perde giorno per diffondere menzogne e paura. Nel nostro Paese (ma attenzione, non solo in Italia), c’è un clima che si sta radicalizzando. Ne è passata di acqua sotto i ponti dal celebre editoriale di Avvenire “Non possumus”, in occasione del disegno di legge sui Di.Co. che regolava (in modo blando e assurdo) alcuni diritti delle persone omosessuali di una coppia (non la coppia, solo i componenti della stessa).

Da un paio d’anni a questa parte la Chiesa ha separato la sua strategia comunicativa: di facciata c’è Papa Francesco, simpatico, accogliente e inclusivo che sembra rappresentare la modernità e ha voluto un Sinodo per rinnovare la posizione ecclesiale su argomenti delicati. Ma contestualmente si è rinvigorita l’azione diffamatoria dei media cattolici, della Cei e del mondo estremista che gira intorno alla Chiesa, fatto di associazioni e singolari personaggi.

Come è accaduto con il nazionalismo tedesco degli anni ’30, devi dare al tuo popolo un nemico, e che questo sia sfuggente, subdolo e pericoloso. Possibilmente inesistente, così non c’è modo di compiere verifiche e dare risposte adeguate. I media cattorientati hanno iniziato a parlare di “ideologia gender“, distorcendo il senso delle “teorie gender”, ovvero il complesso di studi scientifici sulla sessualità e identità sessuale umana, quelli che hanno portato Apa e OMS a non considerare più l’omosessualità come una malattia, ma una normale variante umana.

L’ideologia gender è una cospirazione internazionale degli omosessuali volta a distruggere la famiglia, a corrompere i più piccoli insinuandosi in ogni ambito. Tutto può essere “gender”, dunque. Dall’educazione sessuale nelle scuole a una campagna di sensibilizzazione contro discriminazione e bullismo, dal rispetto dell’identità sessuale di una persona transgender all’indicazione neutra del sesso del genitore in un documento scolastico (ricordate la polemica genitore1 e genitore2?).
Qual è la paura più grande per un genitore se non quella di un possibile danno a suo figlio? La presunta cospirazione gender degli “omosessualisti” (altro neologismo dispregiativo) mira proprio a corrompere la sessualità dei ragazzini per farli diventare gay e avere quindi nuovi adepti di questa setta.

Vi sembra un discorso folle? Avete ragione, ma in tantissimi ci credono. E si moltiplicano convegni nelle parrocchie  IMG_8525su questo tema, vengono pubblicati libri e articoli non solo su siti omofobi, ma anche su blasonate testate giornalistiche. Non mancano le voci di alcuni politici e vescovi che parlano di questa fantomatica ideologia gender come di una pericolosa minaccia. Quando poi provi a ragionare con qualcuno dei più ferventi cattopaurosi, chidendo un riferimento di questa ideologia, scappano o offendono.

Lo ribadisco per l’ennesima volta: nessuna associazione LGTB parla nei suoi documenti di “ideologia gender”, non esiste alcun manifesto ideologico (tipo il Capitale di Marx che ha ispirato il comunismo, per intenderci), ma soprattutto, nessuno ha interesse e intenzione di “distruggere” la famiglia eterosessuale. Non esiste alcun “gender” inteso nel senso dei cattoestremisti.

Si comincia a intravedere la strategia della Chiesa e di chi teme l’introduzione di una normativa a favore delle unioni civili omosessuali. Sono passati all’attacco. Non essendoci alcun motivo razionale per impedire il riconoscimento di diritti per coppie dello stesso sesso, bisogna affermare che la famiglia è minacciata, la società in grave pericolo, che qualcuno vuole distruggere la vita. Viene fatto consapevolmente un grande calderone tra divorzio, aborto, gay, fecondazione eterologa ed eutanasia. Come se fossero fenomeni equiparabili ed equivalenti.

La radicalizzazione di queste posizioni passa attraverso articoli deliranti che inventano o distorcono notizie al fine di dimostrare come il gender si insinua nella società civile e, fanculo l’obiettività, quei pezzi nulla hanno dell’etica giornalistica per diventare occasione di insulto, esternazioni di opinioni religiose deliranti e, quindi, diffondere paure in chi non ha i mezzi per distinguere un fatto reale da una improbabile fantasia malata. Se è scritto deve essere necessiarmente vero!

Insulto e stereotipo tipo: pedofilia = omosessualità.
Insulto e stereotipo tipo: pedofilia = omosessualità.

Cavalcando questo neo movimento illiberale e reazionario sono sorti nuovi profeti difensori della tradizione e personaggi in cerca di una rinnovata popolarità (e di un rendiconto economico), che si sono improvvisati con successo aggregatori delle tante meteore impazzite. Sono stati capaci di fare rete e collegare associazioni, siti, parrocchie. Alimentano l’omofobia attraverso contenuti che vengono condivisi e diventano virali.

Ma a preoccupare sono soprattutto i toni, sempre più radicalizzati e pericolosi. Queste persone parlano apertamente di guerra, si sentono in battaglia, neo crociati in una disputa di cui sono i soli contendenti. Si confermano vicendevolmente e i social fanno da cassa da risonanza ad articoli diffamatori che vengono rimpallati di profilo in profilo per poi arrivare alla vita reale, sottoforma di presentazioni di libri omofobi, convegni sull’ideologia gender senza contradditorio (quale contraddittorio ci può essere su un argomento inventato di sana pianta?).

E la conseguenza è il clima di ostilità nei confronti della minoranza GLBT, che neppure si rende conto di quanto sia pericolosa questa deriva. Basta dare un’occhiata alla terminologia usata: “nazigay”, “mafia gay”, “pedofili sono tutti gay”, sono solo un assaggio di quanto quotidianamente viene rimpallato tra un profilo twitter e l’altro, nelle pagine facebook “contro” i diritti di una minoranza senza diritti e in libri farciti di pregiudizi che hanno il solo scopo di essere venduti.

E’ il Ku Klux Klan che diffonde la paura nei confronti dei neri, rei di essere di colore e minacciare il “candore” dei bianchi.

E’ il Ku Klux Klan che si lamenta e grida al complotto, perché teme possa passare una norma di legge che impedirebbe loro di spargere violenza e affermare la supremazia bianca in barba alla Costituzione che ci vuole tutti uguali.

Il Ku Klux Klan che esce allo scoperto e che, con la complicità di una grande e invasiva organizzazione religiosa, si fa forte della paura insita in ognuno per affermarsi alla luce del sole.

E dall’odio alla violenza concreta il passo è brevissimo. Se i cattolici ossessionati dagli omosessuali non fanno altro che parlare contro e si sentono parte di una guerra di cui sono condottieri benedetti da dio, cosa frena un debole fuori di testa dal prendere di mira qualcuno e minacciarlo, stalkerarlo, rubargli l’identità al fine di distruggerlo socialmente? Nulla.

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Il fake si distingue solo dal nome dell’account, la lettera o è sostituita dal numero “0”. Il risultato è confusione, e disturbo ai miei danni.

Ciò che è capitato a me (ora l’account del troll è sospeso) è un atto di odio che si è concretizzato in violenza giustificata da un mondo omofobo di riferimento. Uno sconosciuto ha invaso la mia privacy e utilizzato i social per infamarmi in tutti i modi e farmi del male per il solo fatto che io sono un omosessuale fiero di esserlo. Ho 38 anni e al fastidio, all’ansia, all’angoscia inflittami dal criminale ho risposto rivolgendomi alla polizia postale. Ma cosa accade quando una vittima è una persona più debole? Quando la minaccia riguarda un minore e magari esce dal social network per farsi più concreta?

Chiunque può sentirsi autorizzato a “punire” la persona rea di essere “diversa” da quella che loro considerano l’unica “verità”.

C’è una responsabilità diretta nelle azioni del troll che mi ha preso di mira da parte di chi diffonde quotidianamente menzogne e odio a scapito della minoranza GLBT? Io credo di sì. Non importa se il profilo è stato realizzato da qualcuno con il quale mi sono scontrato in precedenza e che ora è in cerca di una folle vendetta. In quel caso non  parlerei di “responsabilità”, ma di “crimine”, io invece faccio riferimento al ridondare continuamente, ossessivamente contenuti violenti e discriminatori che spaventano e incitano alla reazione. Che lo si faccia manifestando silenziosamente in piedi contro il riconoscimento dei diritti civili altrui o attraverso la diffusione di pregiudizi e falsità la responsabilità non cambia. I fautori dell’odio sono comunque artefici primari, perchè hanno ispirato, invitato, armato chi poi concretamente compie l’atto di violenza. Sono mandanti non troppo inconsapevoli.

Ho notato come alcuni hanno addirittura gioito della mia persecuzione. Ciò li rende, oltre che spregevoli, complici.

Il rispetto costituzionale degli altri passa innanzitutto dalla libertà di essere se stessi senza timore di ritorsioni ideologiche e fisiche. Una Chiesa che si fa ispiratrice e complice di personaggi che usano la religione per diffondere odio e incitare violenza è complice e pienamente responsabile di qualsiasi sofferenza causata in nome della sua morale.

Per questo considero responsabili del comportamento del mio persecutore tutti coloro che avallano, diffondono, istigano all’odio, al pregiudizio, alla paura, alla minaccia inesistente e diffamatoria.

Avete le mani sporche della merda che mi avete lanciato addosso. E non serve nasconderle. La puzza si sente fin qui.

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3 pensieri riguardo “Shitstorm, lanci la merda e nascondi la mano che puzza

  1. Solidarietà totale a te, Capitano. Il grave di quanto scrivi è che molte associazioni LGBT, temendo di fare pubblicità a Sentinelle&co., tacciono e non passano al contrattacco. Qualcuna addirittura spera nel governo Renzi sull’onda del “meglio poco che niente”. Eh no, non ci siamo proprio: non abbiamo proprio capito in quale crinale stiamo rotolando.

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