Non voglio più essere me

“L’amore è sacrificio”, questa è l’affermazione chiave della riflessione che gay.tv pubblica sul suo sito con il titolo provocatorio “Non voglio più essere gay”. E’ la frase portante dell’amaro discorso di un uomo amareggiato che non lesina critiche sul comportamento in un non ben definito ambiente omosessuale e che, però, non osa guardare dentro di sé.

Il gaypentito afferma di non voler più essere gay, come se implicasse necessariamente vivere esperienze di sesso occasionale rimediato su Grindr, frequentare dark room e drogarsi e bere fino a svenire. Rispetto a tanti decenni fa abbiamo la facoltà di scegliere come vivere la nostra sessualità. Se un tempo eravamo costretti a nasconderci e vivere relazioni fuggevoli al chiarore della luna per poi ignorarci di giorno, oggi possiamo essere noi stessi e camminare a testa alta con i nostri compagni/e, nonostante uno Stato che si ostina anacronisticamente ad ignorarci.

dark2Io non giudico in alcun modo chi preferisce relazioni estemporanee finalizzate solo alla ginnastica sessuale e sta alla larga da possibili compromissioni emozionali. E’ una scelta, che forse deriva da ferite aperte che stentano a rimargirarsi o dalla voglia di vivere la vita momento per momento, ma il punto è che non c’è disvalore nella sessualità se vissuta in piena consapevolezza.

Il discorso del gaypentito invece è permeato di giudizio, anzi pregiudizio, perché dalla sua esperienza fallimentare pretende di ricavarne una regola generale. Ciò è ingiusto come metodo di analisi, ma soprattutto appare proprio l’atteggiamento di chi desidera scaricarsi la coscienza incolpando gli altri delle proprie insoddifazioni, è il modus operandi di un uomo insicuro e irrisolto che non ha il coraggio di guardarsi allo specchio per il timore di trovare rughe e capelli bianchi a contare gli anni che passano.

Ha scelto di spassartela, di vivere in un determinato modo il sesso omosessuale ed era lui a ricercare e incontrare gli altri per una notte di fuoco e via, senza alcun desiderio di approfondire e costruire. Andava bene cosi evidentemente, quindi che senso ha recriminare su una scelta compiuta invece di ammettere candidamente che ora che si è più grandi e maturi e si sente l’esigenza di un rapporto profondo? Non ci si accontenta più ed è comprensibile (forse anche naturale), ma infangare l’ambiente gay (poi ci torniamo sulla storia dell’ambiente) invece di ammettere la propria incapacità relazionale ha il sapore acido della viltà.

Non è facile trovare l’amore. Non lo è per nessuno, etero e gay. L’amore implica dark3innamoramento ricambiato (e in tanti sono anaffettivi – ma non c’entra l’omosessualità), rinuncia a un po’ delle proprie abitudini per abbracciare quelle dell’altro e, soprattutto, il denudarsi dinanzi a chi può ferirti mortalmente.

L’amore non è solo “sacrificio”, come afferma il gaypentito, è fiducia cieca in un bungee jumping nel vuoto e con gli occhi bendati, è af-fidare tutto sè stesso a qualcuno che potrebbe impunemente farti sanguinare il cuore. L’amore è un profondo atto di coraggio che mette a rischio, ma, chi ha amato davvero lo sa, è un rischio che vale sempre la pena di correre.

Forse il nostro amico gaypentito non ha trovato la persona giusta. Ma l’ha cercata davvero? E l’ha cercata nel modo giusto? Grindr, le darkroom, i festini a base di gangbang e popper non sono la modalità di ricerca ideale. Se sono vegetariano non posso andare in una macelleria e poi prendermela con il titolare perché vende solo carne e non i broccoli che voglio mangiare io. Il gaypentito è stato carnivoro per sette anni e ora si è scoperto vegetariano. Come capita a tanti che analizzano la propria vita si chiede come cavolo ha fatto a mangiare carne per tutto questo tempo. Perchè nessun macellaio gli ha mai detto che doveva smetterla con i “maiali” e buttarsi sui “finocchi”?!

Lui se la prende con tutto l’ambiente gay e parla anche di attivismo (ma non è chiaro se fa riferimento all’associazionismo GLBT). Io credo che non esista un ambiente gay. Esistono luoghi di incontro e occasioni più o meno ludiche o sociali o politiche, ma non un modello unico, perché siamo tanti e diversi per intenzioni, valori, comportamenti e tendiamo ad associarci anche e soprattutto seguendo affinità comuni.

Certamente esistono gay superficiali, acidi, incapaci di costruire relazioni stabili e pure un po’ stronzi, ma allo stesso tempo si possono trovare persone straordinarie con cui instaurare amicizie profonde e durature. Difficile riconoscere quel tipo di qualità al buio di una dark o con la musica assordante della disco. E non dico certo che in dark ci vanno solo gli stronzi o i superficiali. Il sesso occasionale (sempre protetto, ragazzi, non scherziamo) non è negativo in sé, è desiderio, scoperta, gioia, sfogo e piacere momentaneo. E se io non ho voglia di imbarcarmi in una storia e sul mio profilo Grindr lo scrivo apertamente, non sono un bastardo, ma un tipo onesto che non prende in giro il prossimo.

E’ difficile che da un incontro in dark con qualcuno che vuole solo una sveltina nasca un discorso sul concetto filosofico di “essere e tempo” di Heidegger. Tutto è possibile, ma è altamente improbabile.

dark

Al gaypentito vorrei proprio dire questo: non è vero che non ci amiamo, sei TU che non ti ami. Smetti di rifiutarti, che tanto non smetterai mai di essere gay, anche se qualche prof. ignorante smercia questa possibilità ai suoi studenti. Tu sarai sempre gay, non puoi smettere di essere te stesso, e l’attrazione verso un bel ragazzo non verrà mai meno. Rassegnati. E con questo intendo dire: stacci, perché essere omosessuale può essere molto bello e gratificante e dipende solo da te.

Non puoi smettere di essere gay, ma puoi essere un gay migliore. Il modo più efficace per diventarlo non è sparare a zero sugli altri attribuendo loro le colpe per le proprie insoddisfazioni. Se vuoi relazioni amicali profonde e, magari, un amore vero, conosci e fatti conoscere.

Il coraggio e l’onestà, caratteristiche delle persone interessanti, vengono percepite e attraggono altri uomini interessanti ben più di un pettorale definito.

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11 pensieri riguardo “Non voglio più essere me

  1. Se dovessi basarmi solo sulla mia esperienza personale, direi che i gay sono degli sfigati a cui piace frequentare solo posti gay: in 27 anni di vita, nei locali e nei posti non esplicitamente gay, io di gay non ne ho mai trovati.

    Per fortuna non giudico la realtà basandomi solo sulla mia esperienza.
    Ma ti assicuro che è frustrante sapere che se voglio conoscere un ragazzo, nella mia zona ho solo le seguenti opportunità

    – una discoteca gay (a volte ci vado, ma non è molto il mio genere)
    – un bar gay (che non mi piace proprio.)

    E stop! Perché, mi ripeto, nella vita quotidiana di gay non ne ho mai incontrati. E’ colpa mia? E’ sfiga?
    Ne parlavamo con una mia amica lesbica: pure lei si lamentava del fatto che di lesbiche non ne ha mai conosciute perché lei non frequenta locali lesbo.

    Tu cosa ne pensi? Cosa dovrei fare?
    Andare in locali che non mi piacciono solo perché lì potrei conoscere gente?
    Sottolineo che non mi piacciono non perché ci sono i gay, ma perché non sono io tanto un tipo da discoteche.
    Tipo: il Glitter di Milano mi piace molto. Ma 1) è lontano da casa mia 2) va bene ogni tot mesi. Non mi piace andare a ballare ogni sabato.

    Insomma, cosa devo fare se nei locali gay non mi sento a mio agio? E’ colpa mia?

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  2. Caro UnEmme, mi permetto di risponderti io.
    Anzitutto un brevissimo profilo di me: ho 47 anni, sono uscito allo scoperto solo a 29 anni suonati, ho fatto militanza associativa LGBT attiva dal 2001 al 2012; ho sempre detestato (per me) battuage, spiagge, discoteche, locali “dedicati”, tanto da averci messo piede in tutta la mia vita solo 4 o 5 volte in tutto.
    Eppure ho avuto almeno 5 storie d’amore importanti, con i miei ex oggi siamo molto amici, ho avuto e ho una vita sessuale attivissima (per me) più che soddisfacente.
    Ho cercato sempre di usare bene e onestamente gli straordinari mezzi informatici che permettono l’incontro e la socializzazione tra noi, ma soprattutto ho cercato di essere molto chiaro e leale con tutte le persone che ho incontrato: quando cercavo sesso per divertimento reciproco lo dicevo apertamente, quando cercavo amicizie non c’era di far sex, quando ero disposto ad aprirmi a qualcosa di più impegnativo e mi accadeva di innamorarmi, lo dicevo altrettanto chiaramente. Senza vergogna o reticenze.
    Certo, ho pagato la cosa con una feroce “selezione all’ingresso”, ma se dovessi morire ora posso onestamente dire di avere molto amato, di essere stato molto amato, di essermi divertito moltissimo (e molto “porcamente”, in tanti casi! Mai pentito di ciò!!) e di aver fatto divertire diverse persone.
    Che la “comunità” LGBT (quando c’è!) sia spesso squallida, miope e gretta è verissimo, ma non è che la comunità etero se la passi troppo meglio! E questo malgrado la società sia costruita “a misura di etero”!!
    La vera differenza la fanno le singole persone ma soprattutto il tuo atteggiamento (mi vien da dire “la cura”) che hai verso gli altri: la correttezza fa inizialmente “sputare sangue” ma poi finisce sempre col valere la pena.
    La nostra società italiana attuale non permette una reale integrazione e un reale “meticciato” tra etero e gay: per questo esistono ancora (e temo esisteranno ancor più) locali e zone “protette”.
    Usa allora app e social network che ti permettano l’incontro reale con altri nostri simili in maniera limpida e trasparente: prima o poi i risultati non potranno tardare!

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    1. Caro Luca, non ho mai detto che la comunità gay sia squallida.
      Dico semplicemente che per come sono fatto io a me andare nei locali gay della mia zona non mi piace tanto. Ci possiamo andare ogni 5/6 mesi ecco.
      Però non sono il mio genere di posti.
      “La nostra società italiana attuale non permette una reale integrazione”: non so…
      Forse sono fortunato io, ma nei locali “normali” che frequento io, io sono perfettamente integrato.
      A volte mi viene il sospetto che sia i gay ad aver paura di volersi integrare.
      Almeno i gay della mia zona.

      Le app e i social? Ahaahahaqhahahahahahahahahah
      Li ho usato per anni e ci sono iscritto tutt’ora.
      Evidentemente sono sfigato e incapace io, ma a me i ragazzi non rispondono mai ;D

      Ma basta lamentarsi ché mi faccio noia da solo.
      Alla fine, va bene così 🙂

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  3. Caro UnEmme,
    mi farebbe estremamente piacere constatare il tuo completo grado di integrazione, sarebbe un segnale magnifico: vuoi quindi dirmi che tu frequenti locali aperti a tutti permettendoti di essere gay senza alcun problema? Cioè che puoi rimorchiare o scambiare effusioni senza alcuna reazione negativa, anzi con apprezzamento o indifferenza generale? Se è così, davvero chapeau! Sono io ad avere una percezione del tutto distorta della realtà italiana attuale (in che parte d’Italia vivi, di grazia?).
    Ma se fai parte della “generazione-don’t ask, don’t tell”, allora non parlarmi di “perfetta integrazione” perché ti stai semplicemente nascondendo in maniera sapiente (e furbetta).
    Sull’uso dei social non so che dirti: io ci ho incontrato i miei amori, alcuni Amici e molto divertimento: forse devi rivedere davvero la modalità di utilizzo. O forse tu sei davvero sfigaissimo e io sono ultra fortunato (ti assicuro che non sono bello, non sono sportivo, non ho nulla che possa avvicinarmi a stereotipi “desideranti” di uomo, eppure…!).
    Quanto alla cosiddetta “comunità LGBT”, ribadisco che in molti casi è davvero squallida e prigioniera dello sfrenato individualismo dei suoi componenti. Me compreso, naturalmente.

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    1. “: vuoi quindi dirmi che tu frequenti locali aperti a tutti permettendoti di essere gay senza alcun problema? Cioè che puoi rimorchiare o scambiare effusioni senza alcuna reazione negativa, anzi con apprezzamento o indifferenza generale”

      Sì frequento locali che mi permettono di essere gay senza alcun problema.
      Però no, non posso rimorchiare nessuno perché – come dicevo nei commenti precedenti – sono l’unico gay che dice di essere gay 😀

      Però, che brutta parola “permettere”. Come se dovessi chiedere il permesso. Io mi comporto come voglio. Ci mancherebbe altro.
      I miei genitori mi hanno insegnato che se rispetti gli altri, poi sei libero di fare quello che vuoi.
      E io rispetto gli altri. (nella media, ovvio. A volte sbaglio pure io)

      No, non faccio parte della “generazione-don’t ask, don’t tell”.
      Mi comporto come tutti si comportano.
      Ovvio, non entro in un bar urlando “sono gay!!!!”, perché sarei cafone come un etero che urla “mi piace la figa”.
      Ma se parlo con persone che non conosco, non ho problemi a dire “cazzo, strabello Breaking bad (il telefilm). La trama è bellissima, regia idem. E poi, l’attore che fa Jesse è sexy e figo” che è l’equivalente di un etero che, parlando di un film, ci piazza la battuta sull’attrice gnocca.
      Se è normale che sono gay, è normale anche che io dica che un attore è figo.

      Le altre situazioni in italia non le conosco. Racconto la mia di situazione.
      Forse sarò sfigatissimo sull’internèt, ma in altri posti no 😀

      Comunque grazie della conversazione 🙂

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      1. Quindi non sei uno sfigato come lasciavi intendere nei commenti precedenti.
        Poi non è che dobbiamo entrare al Carrefour urlando alle signore che scelgono la carta igienica: “largo belle, è arrivata la regina!!!”. Viviamo come tutti, amiamo come tutti, facciamo casini come tutti.

        La vita che vogliamo la possiamo costruire giorno dopo giorno, con pazienza e caparbietà. Io sono dichiarato con tutti ed è stato piuttosto naturale. Anche al lavoro tutti sanno chi sono, con chi vivo e come vivo e non ho mai avuto problemi con nessuno.

        So di essere fortunato in questo, ma la fortuna va anche aiutata.

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          1. Caro Marco, tienici informati delle tue vicende: potrebbero essere un buon esempio per tante e tanti. Mi auguro davvero che la tua generazione conosca quella liberazione che la nostra credeva di aver raggiunto o di poter ottenere senza sforzi scontrandosi poi con ben altra realtà.
            Condivido e rafforzo quel che dice il nostro Ribelle di Urano: vivere alla luce del sole soprattutto in provincia è durissima e richiede comunque una grande capacità di guardarsi bene alle spalle, soprattutto dalle persone che fingono di accettarti per poi colpirti nei momenti in cui sei vulnerabile. Non so dove vivi tu ma mi sento di raccomandarti di non illuderti troppo e di prepararti a parare colpi bassi molto dolorosi. Te lo dico come se fossi un fratello maggiore. 😉

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  4. Credo che a volte siamo noi stessi a essere respingenti, perché ci poniamo troppi problemi. Se abbiamo un carattere estremamente chiuso il fatto di essere o meno omosessuali non incide più di tanto.
    Non ti conosco, UNEMME, e non so dove vivi, ma comprendo che in certe zone d’Italia anche il solo accettarsi e vivere pienamente e consapevolmente la propria omosessualità può essere difficoltoso. Io fino al 2007 abitavo in Abruzzo e ti assicuro che la provincia può essere spietata con chi non è conforme agli stereotipi.

    Rispetto a vent’anni fa, però siamo molto fortunati. Internet ha abbattuto tutte le barriere che prima ci isolavano. I social ci permettono di conoscere gli altri e io ho fatto l’esperienza non solo di incontrare il mio compagno (siamo insieme da 9 anni), ma anche di conoscere tante persone, alcune delle quali diventate amici.

    Se usi Twitter solo per rimorchiare stai pur certo che fallirai, perchè non è un social nato per quello scopo. I social network servono innanzitutto per interagire, conoscere e farsi conoscere. E’ l’unico modo per allacciare rapporti che possono concretizzarsi nella vita reale e quindi stabilire legami.

    Volutamente non parlo di incontri tra omosessuali, perchè io sui social ho conosciuto anche tanti etero, uomini e donne speciali, con i quali sono amico. Il mondo non è cattivo, basta solo imparare a nuotare e non avere paura di farlo.

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