Mario “Revergination” Adinolfi

Ma io Mario Adinolfi in fondo lo capisco. Sta investendo tutto in questa nuova carriera di omofobo clericoltranzista.
Finora non ce l’ha mai fatta a diventare davvero qualcuno: deputato di rincalzo e politico inesistente anche se si picca di aver fondato il Pd (io non ne andrei così fiero…), conduttore tv senza traccia, e anche come giocatore di poker (ma questa passione non lo fa tanto benvolere ai suoi amici credenti, meglio soprassedere) . Va compreso, questa è l’ultima carta che gli è rimasta pe’ campà senza lavorà. Da buon osservatore quale è si sarà detto: Binetti e Giovanardi ce campano da ‘na vita pijandosela coi froci, perché io no?”. Allora ha scritto sto libercolo vuoto e inutile di Voglio la mamma, un agglomerato di luoghi comuni triti e ritriti che non presentano tesi originali, né teorie sociologiche o psicologiche, né riferimenti religiosi, ma solo un insieme di frasi a effetto scritte con il linguaggio di un bimbo elementare e caratteri cubitali (che il cattolico ignorante si spaventa se vede troppe pagine scritte in piccolino). Siccome nessuno aveva interesse a pubblicare il suo mediocre scritto, ha investito due soldini e se l’è stampato e venduto in proprio. Per diffonderlo ha iniziato a incensare gli estremisti cattolici sui social, dove ha trovato facili sponde tra spose sottomesse, ragazzotti neofascisti e repressi bigotti pronti a farsi illuminare. Il passo successivo è stato farsi invitare ovunque per presentare Voglio la mamma. Ogni bar sport, sala biliardo, cantina con flipper è andata bene pure di aggiungere date al suo tour e millantare stuoli di astanti inesistenti in adorazione.

E i cattorientati ci sono cascati in pieno, perché di solito non vedono l’ora di affidarsi a un capo, qualcuno che fornisca un capro espiatorio da odiare e additare per ogni guaio. I cattobigotti sono pecorelle che temono di smarrirsi e si chiudono da sole in gabbie dove più stanno strette e più si sentono rassicurate.

Poi Adinolfi ha avuto il colpo di genio: “Ahò, sto libretto l’ho venduto a tutti, pure a quei credutoli dei sentinelli in piedi, mo’ me faccio pure un quotidiano co’quattro amici miei, che così vado addosso a Repubblica e divento pure martire pe’ a’ causa”.
crociataE, dandogli atto di una certa caparbietà, ha fondato La Croce, che dai prodromi di facebook non sarà un giornale che parla di temi cattolici (ci sono già L’Osservatore romano, Avvenire, e Tempi e Famiglia cristiana, che ci facciamo con un’altra testata che parla di cattolicesimo?), ma dichiaratamente e volutamente contro tutti i “falsi” (dice lui) miti del progresso. Contro l’omosessualità che rivendica diritti e uguaglianza, la legge che consente l’aborto, il femminismo, le donne che lavorano, il divorzio… Contro la laicità, quindi, il fondamento dello Stato italiano. Lui, peccatore pentito che imbraccia la penna perché si sente in guerra (ideologica). E chi è che lo minaccia? Chi chiede parità e uguaglianza, chi “osa” rivendicare gli stessi diritti che hanno tutti i cittadini italiani senza per questo toglierli a chi già ne gode, chi difende la libertà di scelta che lui e quelli come lui vogliono negare con tanta ostinazione.
Adinolfi debutterà in edicola e in digitale tra qualche giorno e conterà di vendere non solo ai più oltranzisti degli estremisti cattobigotti, lui sa benissimo che sono quattro gatti e spesso sono agguerriti su internet ma nella vita reale peccano quanto e più di noi. Si vergognano pure un po’ ad andare in edicola e chiedere sottovoce “Mi dia La Croce, sì quel quotidiano lì, ma dia qua, non lo sventoli così tanto…).
No, lui alzerà i toni della discussione: offenderà, ribalterà la realtà, spaventerà con fantomatiche minacce e non si farà scrupoli a mentire se necessario, perché lo scopo è far parlare di sé e di questa nuova testata giornalistica.
Bisogna vendere anche al nemico, anzi soprattutto a lui se si vuole fare due soldi con un giornale, quindi va provocato, disgustato, irretito. Tutto nel nome del soldo. Di investimenti ne ha fatti, fondare e mandare in stampa un quotidiano costa caro e poi lui ha bisogno di ottenere visibilità personale e raccattare l’ennesimo invito a qualche trasmissione Mediaset o su La7.
E’ una strategia ben precisa, Adinolfi ha bisogno de La Croce, così quando chiuderà (perché non sopravviverà più di qualche mese, lo sappiamo tutti, no?), potrà contare su una popolarità consolidata per fare il martire (“Ahò, so’ state le lobbigghei a farme chiudere il mio giornale!”) e ottenere, magari, una bella candidatura alle prossime elezioni.
Guai a chiamarlo scemo. Mario Adinolfi è uno stratega e la sua “operazione revergination” un esempio di comunicazione.

Io lui lo capisco quindi, mi fa pure un po’ pena. Cosa non si fa per non lavorà! Chi condanno fermamente sono le pecorelle senza coscienza critica che pur di vivere un’apparente serenità si infilano da sole nel recinto di regole e precetti e sensi di colpa e finti nemici da sconfiggere che la religione e personaggi ambigui con Adinolfi offre generosamente loro.

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13 thoughts on “Mario “Revergination” Adinolfi

  1. condividerei quasi tutto, ma su alcuni punti secondo me sbagli:
    1) il libro ha venduto male, non è dalle vendite del libro che ha ricavato i soldi, tanto che per la “disperazione” è stato distribuito gratis in digitale perfino su Facebook. Ma in realtà non è disperazione, è pubblicità. Crederei che per le conferenze e presentazioni abbia richiesto “rimborsi spese”, magari proporzionati alle possibilità degli ospitanti. Sono molto interessato a sapere quanto costerà il patrocinio delle Regione Lombardia all’incontro del prossimo sabato.
    2) il giornale non è un balzo economico per raccogliere soldi dai lettori, ma ha un aspetto importante: il finanziamento pubblico. in Italia abbiamo quotidiani “politici” pagati da finanziamenti pubblici che non vengono nemmeno distribuiti nelle edicole, ma vanno dalla tipografia al macero, tranne poche copie distribuite ai pochissimi fedeli lettori. si tratta di una garanzia per la democrazia: una voce minoritaria troverà supporto nello Stato per garantire il pluralismo. alcuni sfruttano queste regole per una forma di assistenzialismo.
    Detto questo credo che il quotidiano camperà a lungo, e venderà molte meno copie di quanto sarà la tiratura dichiarata.

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      1. E come possiamo NON credere a uno che mente su tutto, quando dice che rinuncerà a soldi facili che non deve guadagnarsi ma solo mangiarsi? E’ tutta brava gente onesta, quella, no? 🙂

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  2. Io non sottovaluterei mai nessuna iniziativa di marca cattolica. Anzitutto perché possono pescare su un bacino economico molto potente (tanto per fare un esempio al di fuori delle dirette disponibilità “curiali”, vi dice niente il nome “Compagnia delle Opere”?) e poi perché da decenni i cattointegralisti applicano il noto principio paolino della “goccia che scava la pietra”; per inciso, con questa efficacissima tecnica hanno affossato di fatto il Concilio Vaticano II, mica storielle…
    Ricordiamoci inoltre che la Chiesa ufficiale non li combatte affatto, anzi, spesso dà con molta discrezione supporto logistico e di diffusione; per tacere della contiguità politica del PD che dura da anni, in particolare da quando le Coop rosse si sono alleate con la CdO…
    Adinolfi dunque è pericoloso come tutta quella infima ma influentissima minoranza integralista che infesta come una metastasi l’intera vita politica ed economica di questo Paese. Quand’è che la parte laica si sveglierà, invece?

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    1. Sono d’accordo con te, ma credo che i cattofans siano una ristretta e rumorosa minoranza. Rumorosa per noi, che ci incazziamo, ma la gente comune li considera fuori di testa es è molto tiepida su quanto affermano. Altro discorso il sostegno economico e logistico che la Chiesa e la Cei dà a questo tipo di iniziative.

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      1. Totalmente d’accordo. La cattolicaglia è una paccottiglia numericamente risibile e insignificante, lo dimostra il consenso pari letteralmente a zero dei partitucoli cattolicisti, vedi NCD e UDC. I temi istericamente propagandati da Adinolfi non riscuotono nessun interesse nè tantomeno consenso tra la gente normale. Vi ricordo anche quando l’altro invasato Giuliano Ferrara (che in realtà come sapete è la stessa persona di Adinolfi) si presentò alle elezioni fondando il partitucolo “No all’aborto”. Gli italiani abortirono il suo partitucolo, prese lo 0,3%.
        In quanto al sostegno al quotidianuzzo La Croce (che fallirà in pochi mesi), non penso ne avrà alcuno dal gerarcume vaticano, dato che alla fine è solo un potenziale concorrente (per quanto risibile) per L’Avvenire, Tempi, l’Osservatore. E sapete bene come sono feroci e cinici i cattolici quando si tratta di lottare per soldi.

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        1. Perche’ state parlando dei giornali cattolici, mantenuti coi fondi pubblici dell’editoria, come se fosse un normale mercato lasciato alle regole del mercato?
          I giornali cattolici (come molti altri) stanno in piedi soprattutto per le inserzioni delle aziende pubbliche che vengono invitate a usare i nostri soldi per pubblicizzarsi la’ sopra sebbene non ne traggano alcun beneficio. E con i fondi della Presidenza del Consiglio per l’editoria. Dei concorrenti non gliene importa nulla, ne ad Avvenire ne a Tempi ne agli altri. e’ la torta dei fondi che pervengono da canali diversi dalla vendita che e’ importante. Ricordate quando la concessionaria della pubblicita’ per la Rai negli anni 80 era caldamente invitata a non cercare aziende per gli spot, cosi’ che quella per la Fininvest potesse fare incetta di tutto? Niente a che vedere con l’idea di mercato che state riportando.
          Lo stesso per la questione risibilita’ dei fatto-fascisti in politica. Sono sovrarappresentati, certo. Ma quel 2% tiene per le palle qualsiasi governo, guarda caso. A loro di rappresentare il 10% non frega assolutamente nulla. A loro interessa, come per Mastella, Casini eccetera, essere il microscopico ago della bilancia. Ci si guadagna di piu’.
          State discutendo dell’Italia come se fosse la patria del libero mercato, invece che il monopolio viziato da rendite feudali di orgine pubblica.

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  3. Sì però non si può dimenticare la fase ggiovanilista di Adinolf, quella ccontro gli over 40 che si sarebbero dovuti ritirare da tutto una volta superata la fatidica quota 40 e che poi ha dovuto abbandonare, per ovvi motivi anagrafici…

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  4. Spero che voi abbiate ragione, sta di fatto, però, che quella “paccottiglia abortita” tiene in mano politica e buona parte dell’economia: a loro di cosa pensano realmente gli italiani non frega assolutamente NIENTE. Anzi, semmai si sentono in dovere di contrastare l’opinione sbagliata (ancorché maggioritaria) in quanto “martiri della Verità”.
    Inoltre io non sarei così sicuro di questi sondaggi, sappiamo quanto mentono gli italiani per “farsi belli”… Io credo che l’unica stragrande maggioranza sulla quale possiamo contare è su una legge tipo-PACS, ma niente matrimonio e ancor meno adozioni. Ho persino qualche dubbio che ci sia una maggioranza disposta a considerare le persone pacsate come”famiglie” a pieno titolo.

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