In Italia non siamo più tutti maschi

I nostri comportamenti non sono frutto dell’istinto del momento o di una semplice convinzione personale. L’educazione ricevuta dai genitori e l’esempio della società forniscono alla nostra mente tutta una serie di script che codificano atteggiamenti e comportamenti. Crediamo siano naturali e sempre esistiti, ma non è così. Sono costruzioni sociali cui aderiamo e facciamo nostri, finendo per adeguarci a ciò che gli altri si aspettano da noi.

Fino a qualche decennio fa uno script prevedeva un ruolo specifico e subalterno tra uomo e donna. Il primo dedito al lavoro e presenza distante e autoritaria in casa, la seconda relegata in cucina, impegnata a crescere i figli e senza aspirazioni particolari. Sto semplificando, ovviamente, ma la mia compianta nonna credeva davvero che una donna che lavorasse fosse una specie di poco di buono e giusto il lavoro di maestra era tollerato perché a contatto coi bambini, quindi legato al ruolo educativo cui la “femmina” era destinata.

Il concetto di script si allarga alle aspirazioni, ai modelli comportamentali che inseguiamo e a ciò che vogliamo costruire lungo tutta la vita. Sono comportamenti sociologici non immutabili, ma che variano lungo i secoli e addirittura nell’arco di pochi anni.
Ciò che era considerato normale cinquant’anni fa non lo è più ora, tanto per intenderci.

Ciò di cui vi voglio parlare sono gli script delle persone omosessuali.
Quando, il 1° gennaio del 1948 è entrata in vigore la Costituzione italiana si usciva dal periodo storico “In Italia siamo tutti maschi“. Questa frase fu detta da Benito Mussolini quando gli chiesero per quale ragione nel codice Rocco non si prevedeva il reato di omosessualità (come in Inghilterra). Non c’era bisogno di una norma specifica, per il duce l’italiano era un maschio autentico e non una femminuccia dedita a perversioni sessuali. Ovviamente ciò non corrispondeva al vero e durante la dittatura capitava spesso che gli omosessuali fossero fermati dalla polizia come nemici del popolo, sediziosi o criminali. Venivano sottoposti a visita esplorativa anale per stabilire chi di loro fosse omosessuale (un attivo non era considerato pederasta) e spediti al confino.

StampaA tal proposito vi consiglio la lettura di un graphic novel che amo molto. Si chiama proprio In Italia sono tutti maschi ed è uno di quei libri che ha davvero cambiato un po’ il nostro Paese. Luca De Santis, lo sceneggiatore (che molti di voi conoscono come GeekQueer) ha dipinto con lucidità, ironia e dolore un dramma sconosciuto ai più ora finalmente sotto i riflettori. A distanza di anni dalla pubblicazione, l’autore viene chiamato a presenziare a eventi legati al tema e a parlare della sua opera.

Nel suo libro Luca descrive gli script degli omosessuali del tempo, decisamente lontani da noi. I nostri progenitori GLBT non chiedevano certamente diritti e non pensavano di poter costruire una vita a due. Vivevano segretamente amori e rapporti sessuali in una rigida separazione tra attivi (che consideravano il loro come un vizietto, ma non si definivano gay e spesso si sposavano pur mantenendo abitudini sessuali particolari) e passivi (i diversi, quelli reietti della società). L’omosessualità era considerata unanimemente un vizio e come tale praticato di nascosto. I sodomiti non si consideravano normali, gli script comportamentali del tempo prevedevano il matrimonio e, in caso di impossibilità, il rifugio della chiesa o del convento.

I modelli sociali non sono immutabili, anzi. Come animali sociali contribuiamo tutti all’evoluzione di ciò che è ritenuto giusto o sbagliato, adeguato o sconveniente. Gli script comportamentali che ne conseguono sono quindi in continua riscrittura. Per questo motivo oggi è fortunatamente raro trovare un ragazzo gay che piuttosto che accettare il suo orientamento sceglie la via del convento per espiare una colpa. Quei repressi che vengono portati come esempio virtuoso di adesione ai valori cristiani e rifiuto della propria natura (da Luca di Tolve al misterioso Eliseo del Deserto) sono mosche bianche.

Per gli omosessuali tutto è iniziato a cambiare con il ’68, il femminismo e la liberazione sessuale. Dobbiamo ai nostri genitori quindi se oggi una gran parte di noi non si nasconde agli occhi degli altri come un lebbroso, se siamo così fastidiosamente visibili e chiediamo a gran voce diritti. L’evento che ha portato alla strutturazione degli script odierni è il diffondersi dell’AIDS.

L’infame male ha falcidiato per tutti gli anni ’80 la comunità omosessuale di tutto il mondo ed matt-bomer-mark-ruffalo-w-magazine-600x450ha rivoluzionato la concezione del sesso gay. In quegli anni si faceva sesso senza porsi troppi problemi e sicuramente senza preservativo. A livello sociale la comunità omosessuale (in particolar modo negli States) voleva distinguersi dagli script eterosessuali del matrimonio e dei figli. L’orgoglio GLBT affermava la sua identità tramite la contrapposizione allo script dominante.

L’aids ha ridefinito tutto questo. Le priorità sono cambiate, è cambiata la comunità. Una doccia fredda ha svegliato i gay dal sogno del sesso libero e della vita gioiosamente diversa che vivevano. Sono sorti nuovi imperativi e l’urgenza di difendere e proteggere i rapporti di coppia. Quanti ragazzi sono morti da soli perché le loro famiglie rifiutavano l’esistenza stessa del compagno o in quanto l’ospedale non permetteva l’ingresso ai non famigliari. Quanti funerali celebrati senza che il partner di una vita fosse anche solo presente. E in quante omelie si ignorava ciò che tutti sapevano, che il defunto fosse omosessuale e morto di Aids!

Fantasmi, l’Aids ha ricordato a tutti che non erano che fantasmi per la società. E il bisogno di urlare “ci siamo e contiamo” è diventato impellente. La richiesta di una sacrosanta uguaglianza di diritti e doveri un’emergenza dalla quale non si poteva più scappare.

Sono cambiate proprio le aspirazioni dei gay. Lo script che si è definito anche grazie alla derubricazione dell’omosessualità da malattia a normale variante della sessualità umana, è simile a quello degli eterossuali. Tutti cerchiamo un compagno con il quale costruire una famiglia e consideriamo quel nucleo famigliare non dissimile a quello dei nostri genitori o amici. Arriviamo addirittura a desiderare un figlio. Che differenza con i sodomiti raccontati da De Santis, eh?!
Non sto affermando che siamo diventati bigotti, intendiamoci. Dico che la maggior parte di noi si considera famiglia col proprio compagno e ritiene tutto ciò perfettamente normale. Abbiamo costruito nuovi script, quindi.

Come deve comportarsi lo Stato davanti a queste nuove istanze? Chi ha letto “In Italia sono tutti maschi” comprenderà che la Costituzione italiana nel 1948 non poteva prendere assolutamente in considerazione l’eventualità del matrimonio per le coppie omosessuali. Forse per un puro caso non sono stati usati i termini “marito e moglie” invece che il più generico “coniugi“.
I più importanti costituzionalisti ritengono, però che la carta fondante la nosta Repubblica non sia un monolito che funge da tappo per ogni cambiamento, ma che contenga i principi entro i quali adeguare le leggi e normare i comportamenti. Sono quei principi di uguaglianza e rispetto che devono guidare lo Stato nel disciplinare i fenomeni insorgenti.

La Costituzione non può escludere a priori, perché deve adattarsi ai tempi o sarebbe solo un documento inerte, incapace di sostenere il progresso sociale del Paese. Si può modificare se qualche articolo necessita di un aggiustamento, ma quei principi di libertà sono intoccabili, proprio in quanto prioritari per i padri costituenti dopo il vergognoso ventennio fascista.

In virtù di questa considerazione lo Stato italiano non può ignorare un fenomeno come quello delle unioni civili. Due uomini o due donne che si uniscono sono un fenomeno sociale che produce effetti precisi nel tempo e nel luogo e coinvolgono più persone. Uno script che rispetti i valori sociali condivisi nella Costituzione va quindi disciplinato, rispettato, tutelato in base a quei principi di libertà per i quali hanno dato la vita i partigiani.

arcobalenoLo Stato deve prendere atto che ci sono 100.000 famiglie omogenitoriali, dove due uomini o due donne stanno crescendo bambini nel cono d’ombra del buio legale. Per quei minori, entrambe le figure adulte di riferimento sono genitoriali indipendemente dal patrimonio genetico, e al di là di considerazioni etiche ispirate dalla religione, è un fatto che non si può ignorare.

L’Italia politica deve pensare che una coppia stabile di due adulti dello stesso sesso che sceglie di legarsi e costruire un futuro insieme non è la stessa cosa di una coppia di amici o coinquilini e impegnarsi quindi nel rispettare il principio di uguaglianza espresso nella Costituzione. Lo Stato non disciplina l’amore, ma prende atto che un legame produce certi effetti sociali e lo regola di conseguenza.

Noi cittadini GLBT siamo una minoranza è vero e ci aspettiamo che sia proprio la maggioranza a prendere atto di una realtà sociale e di un’esigenza sentita e giusta.

In nome dell’uguaglianza, del rispetto e della libertà è tempo che gli eterosessuali leggano i codici di questo tempo e facciano la cosa giusta.

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8 pensieri riguardo “In Italia non siamo più tutti maschi

  1. Non sono vissuto da adulto negli anni ’80 ma credo che la brusca marcia indietro sull’accettazione dell’omosessualità non sia poi stata tanto sentita in Italia, più che altro perché eravamo ancora molto molto indietro riguardo, stretti com’eravamo fra cattolici, machisti e comunisti. Per il resto è ovvio che uno può vivere il proprio orientamento sessuale come meglio crede, obbedendo allo script che preferisce (e anche oggi di modelli stereotipati ne abbiamo parecchi), senza che i suoi diritti di persona debbano essere lesi

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  2. …fatto sta che nei Paesi davvero progrediti un(a) omosessuale può scegliere a quale “script” aderire. Da noi no. E il gran problema è che i primi a non capirlo sono proprio le persone LGBT!!
    Sarebbe dunque ora che la minoranza di noi che è consapevole di questo, “contagi” quanti più etero possibile: è l’unica salvezza che ci è rimasta prima che le religioni tornino a dettar prepotentemente legge. Con le conseguenze che noi conosciamo bene.

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  3. Secondo me c’è un pezzo del tuo articolo che è errato in quanto confondi la Costituzione con il Codice Civile. Nella Costituzione non si parla mai del binomio marito/moglie o uomo/donna, al contrario si usa il termine generico di coniugi (articolo 29, 2°comma in cui si parla dell’uguaglianza tra i coniugi). Non sono un giurista, ma da profano leggendo la Nostra Carta Costituzionale non c’è un articolo che vieti il matrimonio egualitario, anzi a dirla tutta all’articolo 3, 2° comma, a mio parere, c’è invece un incentivo nel suo riconoscimento, ossia: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Quindi, sarebbe pure ora che si arrivasse ad estendere tale diritto a tutte le coppie. Per farlo non ci sarebbe neanche bisogno di cambiare/stravolgere la Costituzione, ma semplicemente con una veloce legge ordinaria bisognerebbe cambiare l’articolo 143 del Codice Civile sostituendo i termini “marito e moglie” con un più generico “coniugi” così come già si trova ad esempio nel 3° comma del medesimo articolo.
    Secondo me, i padri costituenti non hanno pensato ad occuparsi del matrimonio egualitario, semplicemente perché hanno pensato bene di fornire delle indicazioni e dei principi generali fondanti la Repubblica, delegando il resto al parlamento. Non credo abbiano voluto negarne la possibilità, altrimenti un divieto al matrimonio egualitario sarebbe stato inserito direttamente nella Costituzione così come ce l’hanno già alcuni altri paesi nel resto del mondo.
    La mia paura è che purtroppo si tenti, visto una grossa fetta di politici vassalli del Vaticano di inserire un divieto espresso nella nostra Carta Costituzionale e l’elezione del democristiano e cattolicissimo Mattarella ne è un segnale (oltre ad essere legatissimo all’azione cattolica, nel 1990 da ministro della pubblica istruzione, appoggiato dal presidente dei vescovi Polletti, fece ricorso al Consiglio di Stato per obbligare tutti a rimanere a scuola quando c’è l’ora di religione cattolica. Non solo, si schierò contro il tour della cantante Madonna a Roma perché offendeva il cattolicesimo. Ora non è che solo perché difese l’allora ministro Bindi per quello schifo dei Pacs, significa che lui è a favore del matrimonio egualitario e/o dei diritti civili in generale).
    Penso che una parte della colpa del perché la comunità lgbt in Italia sia molto indietro rispetto alle principali nazioni occidentali, dipenda proprio dal popolo lgbt che non è coeso e compatto nel rivendicare i suoi diritti, spesso si mira al ribasso (vedi l’affossata e scandalosa legge Scalfarotto) e perché c’è tanta ignoranza e tanti pregiudizi al suo interno, basti pensare ad esempio all’esaltazione delle false presunte aperture di papa Francesco e/o del politico di turno, o dai brutti commenti sui social network (twitter) con insinuazioni piene di pregiudizi, spacciati per satira (pessima) sulla omosessualità presunta o reale dei concorrenti di un reality (stupido) come “l’isola dei famosi” (o presunti tali).

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  4. Ho sentito oggi su Radio3 che secondo il Rapporto annuale di Amnesty, in Italia la percentuale di consenso verso il matrimonio per tutt* è calato nel 2014 dal 48 al 40%, in controtendenza rispetto a tutti gli altri Paesi Occidentali… i cattolici e gli omofobi seminano e raccolgono, la popolazione e i movimenti LGBT nostrani pure! Ahinoi.

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  5. basterebbe trovare un aggettivo alternativo a matrimonio o più semplicemente chiamarla unione civile omosessuale regolarizzando i diritti ed i doveri dei coniugi similmente al matrimonio cristiano. la differenza è comunque che quello cristiano è finalizzato alla vita (e quindi alla procreazione), e alla conservazione della specie umana e non solamente all’unione tra due individui che pur rimanendo fedeli nel rapporto di coppia e volendo formare una “famiglia” conducono tale unione come fine a se stessa. Il cattolico mira a conservare una situazione di unione tra due individui che garantisca un proseguo della vita umana sulla terra , se pur le coppie omosessuali (quindi infeconde) oggi non costituiscano una percentuale tale da innescare la nostra imminente estinzione (penso ai miei nipoti), bisogna pur considerare che insieme ad altri fattori come Aborto, Guerra, Eutanasia, Malattie e infanticidi rappresentano un serio pericolo di mancate nascite future (cioè tendenza all’estinzione). Anche adottare un bambino che viene da coppie eterosessuali non farebbe aumentare le nascite in queste unioni . diverso sarebbe invece affidarci a provette, incubatrici e laboratori che tutto sembrano tranne che Nido familiare di proliferazione di essere UMANI. per il progresso non possiamo dire no alle unioni legalizzate tra esseri umani omosessuali, ma MAI potranno considerarsi FAMIGLIA CRISTIANA. SEMMAI COMUNITA’ CRISTIANA.

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  6. Caro Rosolino, premesso che il pianeta Terra presenta il problema opposto a quello che evochi tu (stiamo crescendo a dismisura, come dimostrano TUTTE le statistiche demografiche), qua si parla di MATRIMONIO CIVILE, non di quello cristiano! Nessuna persona che ha a cuore la libertà CIVILE può accettare di vivere in uno Stato che si identifica in un credo religioso, men che meno una persona LGBT. Eppoi “apertura la vita” significa solo possibilità biologica di procreare? I coniugi SPOSATI dello stesso sesso -laddove esiste il matrimonio PER TUTTI- adottano figli (così come le coppie etero sterili) o ricorrono alla fecondazione assistita! E come dice giustamente Massimo Recalcati, la genitorialità non ha nulla a che vedere con la capacità procreativa biologica ma con la capacità/attitudine psicologica dei genitori di saper adottare i propri figli. È qui che i cattolici mostrano tutta la arretratezza delle loro riflessioni. Ma che non la impongano a tutti, eh!!

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