Siamo stati chiusi in un barattolo

Lo capite vero che è una questione politica? Che la festa (privata, perché per entrare ci vuole la tessera) #CrediciAncora non è in discussione, ma che il problema è la grande ingenuità nel pubblicare quelle foto volgari e offensive? La Chiesa e i suoi adepti più o meno nazisti, più o meno ossessionati dal sesso, più o meno bugiardi non vedono l’ora di avere un pretesto per urlare al loro popolo ignorante quanto i gay sono perversi e irrispettosi degli altri. Che i criminali siamo noi, insomma, e la gggente per bene la vera vittima del nostro “pensiero unico“.

Se non diamo loro occasioni se le inventano, è vero, ma ciò non toglie che pubblicare sul sito ufficiale del Cassero foto con tanto di logo di gente travestita da Cristo che viene impalata con una croce non aiuta la causa.

Possibile che nessuno ha pensato che quelle foto sarebbero state notate e strumentalizzate per screditare Arcigay e le attività del Cassero? Sono 30 anni che quella associazione è una realtà attiva sul territorio bolognese  e che ha dato un contributo decisivo a fare del capoluogo emiliano un faro di apertura mentale, sensibilità e accoglienza. Non per niente la diocesi è sempre incazzata e usa toni da guerriglia vietnamita per cercare di depotenziare chi viene visto come un concreto pericolo.

Le parole indignate del Vescovo dopo la pubblicazione delle foto incriminate rivelano in realtà soddisfazione. “Finalmente gliene posso dire quattro a sti froci!” avrà pensato Caffarra accostando nel suo comunicato il demonio all’omosessualità. Moderno, eh?! Non sono mancati i riferimenti ai finanziamenti pubblici e fa ridere quella Chiesa che contesta le poche migliaia di euro alle associazioni GLBT, quando gode dell’8×1000, dell’esenzione delle tasse e pure dei finanziamenti alla scuola privata ideologizzante.

Non dobbiamo compiacere nessuno, quindi, nè tantomeno “chiedere” diritti. La libertà di espressione è una conquista non derogabile per far felice qualche politico o, peggio, ecclesiastico. Per questo trovo offensivo chi si prostra davanti alla Chiesa, come ha fatto Arcigay Napoli che ha chiesto e ottenuto il pass per partecipare all’evento del Papa in Campania. La religione ci considera dei malati arroganti che pretendono la tutela della loro malattia, ci indica come minaccia della società e corruttori di bambini e noi ci inginocchiamo davanti al sovrano assolutista vestito di bianco?

Attenzione, però, dobbiamo essere coerenti. Chiediamo rispetto, e quindi dobbiamo anche darlo. Ci dipingono come pervertiti e ci accusano di essere portatori dell’inesistente ideologia gender (il Papa ne ha fatto riferimento anche a Napoli, davanti agli inginocchiati omosessuali di Arcigay presenti), e noi rispondiamo a tono, dimostrando chi siamo, cosa facciamo, quali riferimenti scientifici e sociali abbiamo.

barattoloSe pubblichiamo foto di un gay macchietta che vestito da Gesù si fa inculare con la croce offendiamo non tanto il vescovo che si sfrega le mani dalla gioia, ma la nostra vicina di casa, il collega padre di famiglia e il nostro gommista che porta i figli a catechismo il sabato pomeriggio. Tutte quelle persone, mediamente ignoranti, che sono oggetto della continua campagna discriminatoria che la Chiesa porta avanti da anni e che ora è più virulenta e invasiva che mai.

Nelle scuole, nelle parrocchie, in tv, preti e laici cattofascisti hanno campo libero nel diffondere l’idea che i gay vogliono corrompere la società con la loro maledetta ideologia gender. La teoria alla base della pubblicità recita che uno spot visto x volte alla fine ti entra in testa e ti spinge a credere alla réclame, e quindi ad acquistare quel determinato prodotto. Così, l’ingenuo medioman che porta il figlio a catechismo, che va a messa svogliatamente e capita a qualche convegno o vede Adinofli in tv, alla fine è portato a convincersi che qualcosa di vero ci debba pur essere, che questi gay che piangono perché sono discriminati in fondo in fondo vogliono davvero mettere le mani sui bambini e farli diventare ricchioni come loro.

Quelle foto sono una colpevole ingenuità, che non può che avere un riscontro politico. E il guaio consiste proprio nella loro pubblicazione. Feste, locali, dark room non sono in discussione, perché sono eventi cui si aderisce spontaneamente e liberamente. Il problema è che si è perso di vista il buon senso, rendendo visibile a tutti (e non solo agli associati) un aspetto ludico, goliardico e molto volgare che estrapolato dal suo contesto diventa solo offensivo e rende ridicolo il Cassero. Scredita la sua importante attività sociopolitica, insomma.
Che nelle serate a tema ci si diverta senza censure non è in discussione, io non sono un fautore dei pride in giacca e cravatta, per intenderci. Ma non dobbiamo essere così stupidi da prestare il fianco ai nemici.

Il sindaco di Bologna è incazzato come una pantera visto che lui si è sempre apertamente schierato a favore dei diritti GLBT ed è in prima linea per la questione delle trascrizioni dei matrimoni samesex contratti all’estero. Consiglieri di destra sono corsi in procura per un’improbabile denuncia che ha lo scopo di far loro pubblicità e poi le istituzioni ecclesiastiche ci hanno messo il carico sopra schierando in forze i loro carrarmati mediatici.

Un’ingenuità, dunque, che ha conseguenze disastrose sul piano dell’immagine e della credibilità e che espone Cassero, ma anche tutta la comunità a critiche esagerate e strumentalizzanti.

Serve autocritica. Non sopporto quegli omosessuali chiusi nel loro barattolo associativo dal quale non vedono il mondo e che rifiutano qualsiasi osservazione che non sia osannante delle loro iniziative. Il fatto che siano impegnati e spendano il loro tempo nell’organizzare eventi fa loro onore, ma non li rende intoccabili. Il volontariato presume competenza e consapevolezza. Il frequentare lo stesso ristretto gruppo di persone con una visione del mondo comune (un branco?) fa perdere di vista la realtà e rende arroganti al punto di disprezzare tutti coloro che compiono altre scelte di impegno o volontariato e preferiscono restare defilati. I diversi dei diversi, che non hanno diritto di parola e tantomeno di critica. #JeSuisCharlie, ma fino a un certo punto.
Essere in prima linea e più visibili implica anche più responsabilità. E non accetto che si difenda la libertà, ma solo a patto di dire ciò che la coscienza chiusa di qualcuno consente, altrimenti qualcuno ti considera subito socio di Bagnasco, coinquilino di Giovanardi, cliente della Binetti, cuoco di Adinolfi.

Quei gay associazionisti ostaggio di ristrette vedute, che non riescono a guardare alla società civile lucidamente mi fanno paura e sono i nemici di quei diritti che rivendicano con tanti strepiti, ma solo con quelle persone che sono già d’accordo, in quanto evitano accuratamente il confronto con il mondo esterno.

Ma il riconoscimento dei diritti civili arriverà solo quando quella maggioranza eterosessuale, silenziosa, ignorante, e spesso condizionata dalla Chiesa capirà che noi non siamo diversi, non siamo speciali, non siamo migliori o peggiori di loro. Siamo uguali come cittadini e come persone e come tali chiediamo il rispetto che per primi dobbiamo obbligatoriamente dare.

E’ importante per tutti noi uscire dal barattolo e confrontarci con la società civile, proprio per non stupirsi se qualcuno si sente offeso per brutte e squallide foto che irridono la religione.

Perché, non dimentichiamolo, hanno ragione.

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8 pensieri riguardo “Siamo stati chiusi in un barattolo

  1. Applausi. Applausi. Applausi.
    Mettersi alla berlina da soli è inverosimile. E non perché bisogna stare più attenti degli altri, ma perché, come scrivi tu, chiedere rispetto significa anche darlo. E darlo anche a chi non vuol nemmeno riceverlo, ma anzi approfitta dello scivolone per infierire ancora di più.

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  2. Le vicende di cui parli dimostrano entro quale perimetro si sta consumando il suicidio definitivo dell’associazionismo LGBT e, purtroppo, anche quello dei diritti civili in Italia: da un lato la totale deferenza al nemico (Arcigay Napoli), dall’altra il disprezzo più totale verso di esso (Cassero). Tutto ciò che poteva stare in mezzo, e che sarebbe stata l’unica speranza per cominciare a discutere di qualcosa di concreto, è stato ammazzato. L’associazionismo LGBT italiano -Arcigay in primis- paga il suo essere nato per scopi eminentemente ludici di socializzazione sessuale in ambiente protetto. Questa dimensione, inizialmente indispensabile, s’è rivelata alla lunga una gabbia perché non ha provocato riflessioni culturali di levatura tale da suscitare dibattiti al di fuori di tali ambienti. E ha consolidato un’imbarazzante immaturità sociale delle persone omosessuali italiane che non sanno neanche chiedersi quale posto abbiano nella società italiana (figurarsi rivendicare diritti!). L’omosessuale italico medio vive nell’attesa del fine settimana o della festa “a tema” per sfogare le sue pulsioni sessuali, sogna improbabili principi o principesse azzurr* (che naturalmente non possono che essere altri da sé!) e nella vita reale stanno ben attenti a non farsi vedere da nessuno ma anzitutto da mammà e papà; anzi, se possono tornano in chiesa a cercare “conforto” (quale, di grazia?) mentre socialmente sono accettati finché sono badanti a oltranza e basta. E poi diventano pure i peggiori nemici della causa e delle associazioni che li dovrebbero rappresentare… ingenerando un ulteriore isolamento dei pochi sfigati (o esibizionisti) che nelle associazioni tentano di portare avanti battaglie civili di visibilità e riconoscimento. Indovinate un po’ chi vince e chi perde da una situazione siffatta!?

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  3. Scusa Gianluigi, stavo rileggendo il tuo post a mente più fredda e, pur confermando quel che ho scritto sopra, l’impressione che ora ne ricavo è quella che sia stato scritto da un hippy pronto a mettere i fiori sulla bocca dei cannoni per combattere la piaga delle guerre… siamo così sicuri che dare rispetto a chi non ha alcuna intenzione di darne e porgere noi l’altra guancia quando chi lo predica si guarda bene dal farlo, sia l’atteggiamento migliore da avere come persone LGBT? Sono totalmente d’accordo con te sull’inopportunità comunicativa del diffondere quelle foto, ma che chi crede sapendo o non sapendo quel che fa abbia addirittura ragione… beh, ce ne passa. Forse dovresti (ri)leggere attentamente “La banalità del Male”, o ripensare al racconto di come hai ottenuto rispetto da adolescente…

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  4. Le foto in questione non irridono alla Chiesa e ai prelatoni che non perdono occasione per attaccare la comunità GLBT. Quelle foto offendono la sensibilità dei credenti, i quali vedono sbertucciato in modo decisamente volgare quello che considerano il loro dio. Per di più con il simbolo principale della loro fede.
    Si tratta di un insulto volgare e gratuito non tanto a quella Chiesa che ci insulta, ma a fedeli che magari sono friendly e accoglienti.
    Ciò che mi sorprende è che tanti omosessuali confondano la libertà di espressione con la libertà di insulto. Proprio da chi è abituato a essere offeso da coloro che rivendicano di decidere sulle vite altrui mi aspetto maggiore sensibilità e attenzione. La risposta alle offese deve essere nel merito delle offese stesse, o ci macchiamo della stessa colpa d’arroganza di chi, dall’alto della sua veste bianca (o nera, a seconda dei casi) pretende che tutti si adeguino ai loro diktat.

    Altro aspetto, da non sottovalutare è l’ingenuità politica di chi ha pensato di pubblicare proprio quelle foto sul sito ufficiale del Cassero. Nessuno opera un’azione di controllo sull’improvvido webmaster? Oppure devo pensare che tutti fossero concordi con quella scelta? A un mese, poi, dal rinnovo della convenzione col comune. Ma cosa è venuto loro in mente? Quando parlo di appartenenti ad un branco nel quale gli appartenenti vivono in un mondo a parte e non riescono più a essere lucidi e obiettivi intendo proprio il caso nel quale tutti quelli del Cassero fossero ben lieti di documentare la festa appena svolta pubblicando quelle specifiche foto.
    Mancaza di prudenza, ingenuità, autogol, miopia.

    Poi il Cassero ha alzato la testa e a mio modo di vedere ha fatto la scelta migliore reagendo alle esagerate accuse. Vincenzo Branà, che ancora una volta ci ha messo la faccia ha tutta la mia stima.

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  5. Non sto contestando il tuo giustissimo rilievo sulla inopportunità di pubblicare quelle foto (io me ne sarei guardato bene, tantopiù sul sito ufficiale del Cassero!!), ma continuo ad avere delle perplessità.
    Tu stai di fatto proclamando la dimensione sociale e universalista della religione cattolica, che è esattamente quel che clericali e integralisti vogliono e pretendono. Ora, la nostra civiltà si è invece fondata sulla separazione netta tra elemento religioso (che dovrebbe ricadere solo nella sfera privata) e elemento civile (che dovrebbe essere rigorosamente laico, cioè estraneo ed equidistante da ogni visione religiosa e filosofica). Uno dei risultati, forse il principale, è la desacralizzazione di tutti gli aspetti della vita, cosa che ha permesso lo sdoganamento di molte questioni, minoranze, pulsioni della società. Dunque, in una società laica, secolarizzata e occidentale non può non esserci la libertà di irridere anche segni religiosi, semplicemente perché quei segni hanno valore per alcuni (magari pure molti) ma non per tutti. Riconoscere pubblicamente e oggettivamente queste sensibilità significa risacralizzare parti intere di pensiero e della società stessa. Col risultato che non appena i sacerdoti di questa o quella religione dichiareranno “sacro” (dunque intoccabile e non negoziabile) un segno o un principio o un aspetto della vita, esso sarà fatalmente sottratto al dibattito democratico pubblico: è quello che accade in Italia su tutte le questioni che implicano una scelta individuale sulla propria vita, bloccata legalmente dal principio di sacralità della vita e dal principio secondo cui la vita è di Dio e non nostra, dunque che non possiamo disporne. È lo stesso principio per cui non si vuol riconoscere altra forma familiare se non quella matrimoniale.
    Il fedele cattolico, se è davvero tale, NON PUÒ mettere in discussione le indicazioni Magisteriali e l’Istituzione ecclesiale in quanto egli crede che provengano DIRETTAMENTE da Dio. In tal senso le illusioni post-conciliari sono state tutte disattese e rapidamente distrutte dai papati successivi a quello di Giovanni XXIII: se la linea conciliare avesse prevalso, infatti, per logica conseguenza si sarebbe potuto fare a meno di tutta l’Istituzione ecclesiastica. Capito il pericolo, da Papa Montini in poi s’è provveduto allo smantellamento sistematico e accurato di tutte le aperture del Vaticano II. Questo smentisce la possibilità di avere credenti davvero gay friendly, tra l’altro: non a caso NESSUN credente con responsabilità pubbliche ha MAI perorato le nostre cause, e se ci ha provato, è incorso nelle pronte scomuniche ecclesiastiche tirandosi puntualmente indietro. Dunque, il tuo ragionamento potrebbe avere un qualche valore in una società protestante (che non riconosce autorità religiose centrali) o veramente laica. Ma con i limiti che ti ho detto, altrimenti finisci involontariamente per accettare società teocratiche che, al loro estremo, si comportano come l’ISIS o come il governo immaginato da Houellebecq nel suo ultimo pamphlet…
    Ricapitolando: in una società libera, laica e democratica si può parlare, ridere e irridere di tutto, simboli religiosi compresi; sta poi a considerazioni di mera opportunità o di strategia comunicativa decidere se e quando farlo (e in questo caso non andava fatto per nessun motivo). Ma guai a contestare il principio riconoscendo una supremazia oggettiva ai credenti: sarebbe l’inizio del ritorno alla teocrazia. E la fine definitiva per noi.

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  6. Non puoi mettere sullo stesso piano la negazione della parità giuridica e un paio di foto blasfeme. Gli omosessuali sono persone in carne e ossa, la religone, fino a prova contaria, è solo un’idea nella testa di chi ci crede. Per quanto cara possa essere a molti non può essere ferita, non può piangere, non può sanguinare; le persone sì. Pubblicare quel reportage è stato un errore strategico, non una colpa morale: i Cattolici possono offendersi quanto vogliono ma non hanno il diritto di pretendere che nessuno scatti foto del genere, né tanto meno di negare a chi lo fa l’uguaglianza di fronte alla legge come riparazione per la presunta offesa.

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    1. Scusa, dove avrei affermato qualcosa del genere io? L’uguaglianza è un valore sacrosanto, ma lo è anche quello di critica. Non possiamo permetterci di fare questi regali a chi non vede l’ora di additarci come perocolosi all’opinione pubblica. Il Cassero ha una enorme responsabilità, perché rappresenta i suoi iscritti e anche chi non è tesserato. Evitare cazzate è il minimo che si chiede dopo 30 anni di onorato e onorevole attivismo

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