Il pensiero debole del più forte

Me li immagino Dolce e Gabbana, Platinette o Giorgio Armani quando nel silenzio della loro cameretta dicono a loro stessi: “ma che cazzo ho detto!” e pentirsi di aver sputato nel piatto dove hanno mangiato e continuano a mangiare.

O forse no, si sentono dei provocatori che in nome della libertà di espressione prendono le distanze da ciò che rivendica la comunità GLBT per dimostrarsi diversi, forse vicini a un sentire popolare che è sempre meno comune e più triviale.

Domenico Dolce e Stefano Gabbana hanno offeso malamente le famiglie omogenitoriali, definendo i loro figli come sintetici. Platinette nell’ultima puntata di Maurizio Costanzo Show (non è un dejavu, l’assassino è tornato sul luogo del delitto) si è scagliata contro Paola Concia chiedendole ragione del suo matrimonio tedesco: “certe tutele non poteva ottenerle ugualmente davanti a un notaio?”

E poi c’è Giorgio Armani, che sempre in questi giorni ha invitato gli omosessuali a vestirsi da uomini e non da omosessuali.

Dichiarazioni diverse, ma unite da un sottile quanto forte filo conduttore, la considerazione dell’omosessualità come subalterna alla eterosessualità normatizzata e quindi da ridimensionare nelle sue istanze e dimostrazioni.

la moda da vero "uomo" di Giorgio Armani
la moda da vero “uomo” di Giorgio Armani

E’ doloroso quando sono persone GLBTQ a considerarsi minorate e come cittadini ad autorelegarsi in un angolo di incivile invalidità. E’ omofobia anche quella, anche se proviene da un omosessuale, perché il rifiuto dell’uguaglianza e quindi della piena dignità come persone e cittadini in quanto gay è frutto di una paura atavica rivolta verso se stessi. Omofobia interiorizzata, si definisce così.

Sono anni questi nei quali gli omosessuali sono attaccati duramente dalla Chiesa sempre più estremista e da una frangia consistente di fanatici che si considera in guerra per un pericolo inesistente che identificano nella comunità GLBTQ. Gli attacchi di Papa Francesco e Bagnasco sostenuti da ben noti esponenti omofobi e gruppuscoli cattofascisti non passano inosservati. Sono contagiosi e alcuni soggetti deboli finiscono per mettersi in discussione e scendere volontariamente qualche gradino della dignità sociale.

Ogni volta che Papa Francesco o uno dei suoi si lancia in uno sproloquio contro il gender (ideologia che non esiste ma che viene usata per criminalizzare gli omosessuali, rei di voler corrompere i giovani e quindi per depotenziare le richieste di diritti civili), alcuni omosessuali vacillano, danno sfogo alle loro paure irrisolte e si abbandonano a un inerziale vittimismo da malato cronico in cerca di considerazione da parte del carnefice.

Platinette (e Signorini in altre occasioni) afferma di essere contro il matrimonio egualitario, perché non ha mai trovato l’anima gemella e quindi non è interessata a quel tipo di diritto. E perché in virtù della sua sfiga dovremmo rinunciarvi anche noi? Possibile che soggetti in teoria vicini al mondo omosessuale non riescano per un attimo a uscire da loro stessi e comprendere che esistono principi più alti e importanti delle loro piccole vite? Affermare come ha fatto Platinette che due omosessuali possono tutelarsi davanti a un notaio esattamente come con un matrimonio significa non solo dire una falsità, ma che siamo figli di un dio minore e in quanto tali non meritevoli di uguali opportunità.

Il punto non è il matrimonio, che forse interesserà solo una parte degli omosessuali esattamente come accade per le coppie composte da due eterosessuali (non tutti si sposano, molti convivono), ma lo scegliere se sposarsi oppure no. E’ una questione di uguaglianza e quella o c’è o non c’è. O siamo cittadini di uno Stato che non fa discriminazioni in base all’orientamento sessuale oppure viviamo in un Paese che ci considera diversi, sbagliati, malati, disordinati, minorati, deviati e quindi da ignorare, compatire (tutt’al più), ma non certo da tutelare.

Ciò che dichiarano i vip dice proprio che valiamo meno in quanto omosessuali, dando platinetteragione agli omofobi più ideologizzati.

Armani afferma che non dobbiamo vestirci da omosessuali. C’è forse una divisa specifica per il finocchio tipo? E se anche ci fosse un abbigliamento riconducibile ad una categoria cosa ci sarebbe di sbagliato nel vestirsi con un certo stile?

Ecco un altro lato dell’omofobia, lo stereotipo, che collima col pregiudizio ed è il figlio degenere dell’ignoranza. Chi è incapace di guardare la società reale si rifugia in un mondo visto solo in qualche film o raccontato in brutte trasmissioni televisive. La realtà ha superato di gran lunga il modello “Vizietto” e non presenta omosessuali che si vestono da froci come pensa stupidamente Armani. Vestiamo di merda esattamente come le persone eterosessuali.

Il pensiero di Platinette, Signorini, Dolce e Gabbana è debole, perché vuoto della disgustosa banalità della vita comune, abbarbicato su pregiudizi che rivelato una triste e anziana infelicità da privilegiati. Accettarsi davvero implica innanzitutto conoscere l’altro, comprenderlo e infine apprezzarlo per ciò che lo differenzia da noi. Bisogna sporcarsi le mani, avere una mente aperta e un pensiero penetrabile per poter abbracciare senza pregiudizi, solo allora ci si potrà accorgere che ogni differenza non pregiudica l’uguaglianza, ma la rende ancora più necessaria da riconoscere legalmente.

E’ la dignità che bussa alla porta e ti dice: “o stai con me o sei contro di me”. Chiedo a quei vip che si lanciano in spregiudicate dichiarazioni nichiliste che offendono anche le loro persone e rivelano una pericolosa ignoranza da che parte stanno, con la piena dignità derivante dal riconoscimento pubblico di diritti e doveri o con la paura e la discriminazione figlia di un mondo che sta esalando gli ultimi rantoli di mefitica ingiustizia?

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13 pensieri riguardo “Il pensiero debole del più forte

  1. Mah! A me sembra, molto semplicemente, che sia iniziata la soffice e vellutata campagna papafrancescana contro l’ennesimo ddl italiano sulle unioni civili: la Chiesa e i suoi fedelissimi adepti “laici” (cioè non chierici), attraverso i loro numerosissimi testimonial politici, economici e sociali stanno inondando i mass-media per orientare l’opinione pubblica su ciò che si può tollerare e cosa no. Non essendoci alcun movimento politico e sociale e nessun testimonial popolare di rilievo a fare da contraltare (e se c’è viene adeguatamente zittito e messo in minoranza nei talk-show televisivi), queste idee dilagano e porteranno i loro frutti legislativi. Dopo l’Italia come l’Iran d’Europa, avremo il triste primato di essere come la Russia del Mediterraneo. Ab majora!!

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  2. buon pomeriggio,
    sono Carlo Rossetti, ho 46 anni.
    Prendo a pretesto questo pezzo per tentare un confronto – addirittura un dialogo? – più generale relativo al macrotema “omosessualità ed omofobia”.
    Dico “tentare” poiché in occasioni analoghe ho fallito miseramente, sperimentando come la materia susciti subito levate di scudi, lotte manichee tra guelfi e ghibellini, contrapposizioni tra slogan e pregiudizi inscalfibili, troppa emotività. Tuttavia, prima di rinunciare definitivamente, ci riprovo.
    Sarebbe già soddisfacente la messa a fuoco dei punti di convergenza e di quelli di conflitto.
    Sarebbe addirittura un successo se arrivassimo a ritenere, reciprocamente, che le altrui opinioni siano dignitose e comprensibili, anche se diverse dalle proprie.
    Nel blog di Michela Murgia, intervenendo su questi temi qualche mese fa, ho beccato un bell’elenco di contumelie da parte di Alex Galvani che cito perché presente anche in questo blog. Ha già avuto modo di dirmi (copio&incollo):

    << Caro sciocchissimo Carlo,
    […] non c'e' mica bisogno di conoscerla per capire la sua superficialità, la sua completa incompetenza e la sua straordinaria arroganza nello spiegare agli altri come vivere […] lei che non sa di cosa parla.
    […] Adesso quando vuole parlare della natura, si guardi allo specchio e chieda alla natura perché l'ha fatta nascere tanto pirla.
    […] so che dovrebbe provare vergogna per venire a spiegare la superiorità di alcuni esseri umani su altri per il fatto di eiaculare in vagina.
    Sono stranamente certo che una persona squallida che scrive quelle cose non avrà il minimo senso etico per vergognarsi di quello che ha scritto.
    […] Lei che non e' in grado di distinguere un coito con eiaculazione in vagina da un progetto educativo di tipo familiare.
    Lei che parla di rapporti sessuali come metro di valutazione delle relazioni tra persone.
    […] Riservi le sue cretinate per il bar sport, a quel livello così' basso non sono mai sceso ne mai lo farò.

    Bene, questi improperi diamoli per acquisiti, faccio appello a nuove ingiurie, insomma confido in un po' di …creatività insultante.

    A parte questa iniziale fuffa (vittimistico-permalosa) vengo al punto.
    In tanti documenti e dichiarazioni di associazioni lgbt o in vari interventi (siti, blog tematici, ecc.) di singole persone impegnate per il riconoscimento dei diritti delle persone con orientamento omosessuale noto la tendenza ad accumunare i 'nemici' in un unico indistinto calderone.
    Per cui le mie posizioni (che esplicito presto) e quelle di un militante di Forza Nuova sono ugualmente omofobe, squallide, razziste, cattofasciste, ecc. ecc.
    Credo che questo sia un errore di chi propugna la causa lgbt poiché – non tocca scomodare Sun Tsu e von Clausewitz per arrivarci – è sempre meglio dividere il 'fronte nemico', piuttosto che compattarlo.
    Nel mio caso poi non mi sento affatto un avversario e soprattutto non mi sento una mucca nera nella notte forzanuovista dove tutte le mucche, anzi tutto e tutti, sono neri.

    Invito allora ad operare una distinzione netta almeno tra due piani del discorso.

    Il primo attiene al riconoscimento assoluto della dignità della persona, di ciascuna persona, indipendentemente da qualsiasi sua condizione: età, nazionalità, colore della pelle, sesso, condizione fisica e psichica, opinioni, preferenze, ecc. Nessuno è di serie B, siamo tutti di serie A1.
    Nel caso dell'orientamento sessuale è ovvio che nessuno possa essere oggetto di violenze, offese, ingiurie e neppure di 'sarcasmi' per il fatto di essere attratto da persone dell'altro sesso o del proprio sesso o di entrambi (o di nessuno).
    E' del tutto evidente che una persona con orientamento omosessuale, come chiunque altra, possa rivelare o non rivelare liberamente questa sua caratteristica, possa amare chi vuole purché adulto e consenziente, possa vivere con chi vuole, non debba certo vergognarsi né essere indotto a farlo, ecc. e tutto ciò non debba avere alcuna conseguenza per le sue reputazione, incolumità, posizione professionale, ecc.
    Mi pare altrettanto evidente che – malgrado anche l'Italia abbia fatto passi importanti negli ultimi anni sul piano 'culturale' – come riconosciuto nel "The global divide on homosexuality", il rapporto-sondaggio pubblicato nel giugno 2013 dal Pew Research Center – ci sia ancora da fare sul piano educativo affinché il sentire comune non sia discriminante verso le persone lgbt, così come verso nessun altro.
    Se qualcuno non ritiene ovvio quanto appena detto è appunto forzanovista o brutalleghista o talebano (catto o islamo o indu… talebano, poco cambia).
    Vogliamo definirlo meschino e omofobo (parola proprio brutta, ma oramai diffusa, quindi usiamola)? D'accordissimo.

    Il secondo livello invece attiene alla natura dell'omosessualità. Da questo momento in poi le nostre strade divergono.
    Infatti sono tra coloro che non ritengono l'omosessualità una variante qualsiasi dell'orientamento sessuale. Non la considero cioè una variante neutra, irrilevante, uguale all'eterosessualità, sul piano delle conseguenze.
    Le analogie col mancinismo e coi capelli color carota, tanto per fare due esempi ricorrenti, a mio avviso, valgono soltanto sul piano statistico-quantitativo (cioè sono caratteristiche di una minoranza di persone), ma non su quello, diciamo così, funzionale.

    Significa allora che l'omosessualità è una malattia o addirittura una colpa, una perversione o un vizio?
    Non sono affatto questi i piani del mio discorso che non è di natura valutativa o morale. Dal punto di vista etico infatti l'orientamento sessuale è neutro; sono le singole persone, non certo i gruppi, ad essere 'buone' o 'cattive'.
    E chiaramente non parlo nemmeno del potenziale di successo e di realizzazione di una vita: la felicità – per parafrasare la costituzione statunitense – è alla portata di tutti e al contempo ostica per tutti, indipendentemente dal sesso di coloro da cui sono attratto.
    Non entro nemmeno nel merito del valore e della bellezza di una relazione (chi può misurarli?): due compagni omosessuali, due o tre fratelli e sorelle, due veri amici, due o più monaci possono amarsi più e meglio di una coppia di coniugi.

    In maniera molto pragmatica e avalutativa parlo invece delle caratteristiche insite nell'omosessualità e delle conseguenze biologiche, sociali e quindi giuridiche che ne derivano.
    E in particolare sottolineo l'evidente differenza tra una relazione uomo-donna, potenzialmente procreativa, e una relazione tra due persone dello stesso sesso, inevitabilmente non procreativa.
    Questo fatto palese – qua non c'è APA che tenga – non è un accidente, rispetto ad alcune conseguenze, ma è un macigno. Le persone per dignità sono tutte uguali, ma le condizioni personali, dovute all'orientamento sessuale così come a mille altre caratteristiche, non lo sono.
    E seguendo uno dei cardini del diritto (e della logica, oltre che della pedagogia) sappiamo che è iniquo trattare diversamente situazioni o condizioni uguali; ed è altrettanto iniquo trattare in egual modo situazioni o condizioni differenti.

    Mi concentro sulla funzione procreativa poiché l'accesso alla genitorialità e il diritto al matrimonio (come istituto giuridico che dà rilievo pubblico ad una relazione, non solo ma soprattutto perché è il contesto in cui nascono e crescono le nuove generazioni, fatto non proprio marginale per l'umanità) sono l'oggetto delle rivendicazioni di tanto associazionismo lgbt e, per converso, sono oggi in Italia gli unici due fattori discriminanti per le persone con orientamento omosessuale.
    Ma è una discriminazione giuridica dovuta a un intento doloso e scellerato del legislatore? O non è invece la semplice presa d'atto di un dato di realtà?
    Se Giorgio e Mirko sono discriminati poiché insieme non possono essere 'genitori' di una bella neonata, lo è anche Giacomo perché non può partorire essendo un maschio, e lo è mio nonno 92enne perché non può competere sui 100 mt piani con Bolt e lo è tua zia Maria che, quasi cieca, non può guidare gli aerei di linea. E lo siamo tutti perché non possiamo vivere come un pesce sott'acqua o non possiamo volare in cielo.
    Quella che alcuni chiamano discriminazione a me pare la semplice realtà, con leggi naturali che ci precedono e in cui siamo inseriti anche quando possono non piacerci.
    Le recenti parole in questo senso di Domenico Dolce mi sono sembrate di assoluto buon senso e, prima ancora, di totale realismo. Non possiamo essere una cosa e il suo contrario, A e non-A al contempo.

    Certo, volendo, sott'acqua ci sono le bombole, in aria c'è il paracadute e… in laboratorio possiamo 'produrre' vite umane ricorrendo a varie pratiche. Forse presto avremo clonazioni umane, uteri artificiali, ecc.
    Mi pare però un rimedio peggiore del 'male', mi pare una china – questa si – squallida, barbara, umanofoba.
    Ricordo bene che il dibattito nel già citato blog di Michela Murgia, dopo un centinaio di commenti dialettici, è stato stroncato, letteralmente tacitato, concluso in maniera tombale, dall'intervento della signora Lorena a cui nemmeno Alessandro ha replicato, malgrado fosse chiamato in causa direttamente.
    Ne riporto pari pari (maiuscole comprese) la seconda parte, dopo che nella prima aveva descritto a veloci pennellate cos'è e cosa significa la gestazione per una mamma:

    <>

    Per fortuna anche a sinistra, e non da pochi anni, si sono levate voci di questo stesso tenore. Penso a figure tutt’altro che clerico-fasciste, come Mafai e Tavella, Delors e Jospin…

    Penultima riflessione: l’accostamento, anzi la perfetta sovrapposizione tra omofobia e razzismo, alla base anche del cosiddetto DDL Scalfarotto, è senza dubbio evocativa ed efficacissima per la propaganda, ma paracula e impropria.
    Non parlo dei forzanuovisti che magari sono orgogliosi di essere e l’uno – razzisti – e l’altro – omofobi. Ma mi riferisco a chi come me è contrario all’accesso al matrimonio e alla genitorialità per persone dello stesso sesso. Siamo, sono, terribili omofobi e (come) viscidi razzisti che odiano gli omosessuali?
    Lo sono anche Domenico Dolce, Stefano Gabbana, Alfonso Signorini, Cristiano Malgioglio, ‘Platinette’, Rupert Everett, Andrew Pierce, Jean Pier Delaume-Myard, ecc. ecc.? Se vogliamo essere buoni, costoro, nella migliore delle ipotesi, sono ‘affetti’ da quella terribile patologia che è l’omonegatività interiorizzata?
    Dire che un bambino viene da (e ha bisogno di) un papà e una mamma è veramente uguale a dire che un bimbo debba avere per forza genitori con la pelle dello stesso colore o che una coppia di cinesi o di etiopi non possa adottare un piccolo svedese?
    L’alterità nella complementarietà tra donne e uomini è veramente così irrilevante ai fini di quello che mr. Galvani chiama “progetto educativo di tipo familiare”?
    La nostra sensibilità naturalistica ed ecologica per forza si deve fermare alla tutela dei panda e al contrasto al disboscamento selvaggio del territorio italiano? Proprio non ce la facciamo a ritenere ecologico anche il dato di fatto che lega la procreazione e la famiglia a una mamma e a un papà?

    Non allungo oltre il brodo, già stracotto, ma torno su quanto accennato qualche riga fa: ognuno di noi vive condizioni e ha caratteristiche che gli consentono qualcosa e lo limitano in qualcos’altro o addirittura che lo obbligano a qualcosa e gli precludono qualcos’altro. A me capita a causa di un gene diverso da quello del 99,80% delle persone. Non lo dico per suscitare pietismo (insultate pure!), ma per non parlare solo di vaghe teorie o della vita degli altri.
    In dignità sono uguale a ogni altro essere umano, ma nelle possibilità concrete e nella gestione della giornata e della settimana sono diverso. Ne prendo atto con realismo e posso dire, come il nostro ribelle di Urano, che “non c’è stato nessun errore”. E’ la mia vita, mi piace, ne sono orgoglioso.

    Con simpatia (soprattutto per il ribelle e… per il mitico Alex)

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  3. riporto di seguito il secondo pezzo dell’intervento di Lorena, da me citato nel commento precedente, ma di cui sono venute soltanto …due virgolette. Eccolo:

    <>

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