Le differenze sono solo nella mente di chi vuole imporle

Il sig. Carlo Rossetti lascia un lungo commento al mio penultimo post. Il suo testo si può dividere sostanzialmente in tre parti. La prima, nella quale fa riferimento ai toni esacerbati tra omofobi e persone GLBT, rei di rispondere per le rime a chi paventa inesistenti pericoli e calamità per le loro famiglie in caso di riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali. Nella seconda fa appello ad una certa ragionevolezza e a una selezione piuttosto ovvia di luoghi comuni sulla disgnità dell’individuo indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Mi concentro sulla terza parte, che offre spunti di riflessione interessanti. Nonostante la disponibilità al confronto il sig. Carlo Rossetti testimonia con il suo pacato commento alcune lacune e pericolosi stereotipi. Proviamo a estrapolare alcune frasi chiave per intavolare una discussione costruttiva.

marriage4l’evidente differenza tra una relazione uomo-donna, potenzialmente procreativa, e una relazione tra due persone dello stesso sesso, inevitabilmente non procreativa.

La bontà di una relazione dipende dalla procreazione? La legge disciplina le fattispecie, non la potenzialità. Potenzialmente potrei prendermi la laurea in medicina e diventare specialista in chirurgia estetica. Ma attualmente ho una laurea magistrale in Scienze della comunicazione, dunque non posso assolutamente rimodellare nasi e affettare glutei.
La legge disciplina fattispecie concrete, e fare figli non è affatto automatico per chi decide di sposarsi.

Tante coppie scelgono volutamente di non averne o non possono proprio, non per questo la loro unione ha meno valore di una prolifica o è disciplinata in modo diverso dall’ordinamento italiano. Due anziani, non più fertili possono accedere al matrimonio come due ventenni, stessi diritti e stessi doveri. E in quel caso caro sig. Carlo non si può neppure parlare di “potenzialità procreativa”.

Si produce una discriminazione quando la legge disciplina in modo diverso (o ignora volutamente) fattispecie assimilabili. Su cosa si fonda la scelta di sposarsi? Sull’amore tra due persone che decidono liberamente di condividere la vita, costruire un futuro insieme. Per la legge, a partire dalla Costituzione, questo fatto è degno di disciplina, tutela e doveri. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio (art.29) e con il termine naturale non si intende “eterosessuale” come affermano erroneamente alcuni ignorantoni, ma afferma che riconosce nell’uomo la tendenza a formare coppie e riconosce in esse la base sociale primaria. La Costituzione proprio per questo non specifica il sesso dei coniugi, ma prende atto di una realtà esistente in natura e sceglie di riconoscerla nell’ordinamento.

I figli sono tutelati a prescindere dal matrimonio quindi, che riguarda esclusivamente i due coniugi. A sposarsi sono due persone, non due + figli.
Alla luce di questo ragionamento e di quanto ha affermato Carlo, riconoscendo alla progettualità amorosa omosessuale la stessa dignità di quella eterosessuale appare evidente un’insostenibile discriminazione da parte dello Stato italiano, che davanti ad una stessa situazione (unione di due esseri umani adulti, non parenti stretti, nel pieno della capacità giuridica) sceglie di ignorarne una parte sulla base arbitraria del genere sessuale. Se tale decisione è apparsa fino a pochi decenni fa ovvia, soprattutto perché l’omosessualità era considerata una malattia (l’APA l’ha eliminata dall’elenco delle malattie psichiche nel 1973)  e perché la società spingeva gli omosessuali a nascondersi e a considerare il loro orientamento sessuale una perversione della quale vergognarsi, oggi tutto è molto diverso. La storia segna passi avanti nell’approfondimento scientifico della questione dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale, mettendo dei punti fermi che neppure la beffarda e squallida invenzione dell’ideologia gender (cui il sig. Carlo, grazieadio non fa riferimenti) può mettere più in discussione.

Tutti i principali studi (qui l’ottimo articolo di Alessandro Galvani sulla storia dell’omosessualità come malattia) sono concordi nell’affermare che l’orientamento sessuale omosessuale altro non è che una variante normale della sessualità umana.
La comunità GLBT ha preso coscienza della sua capacità di costruire una vita dalla dimensione affettiva piena e soddisfacente. Solo chi soffre ancora di un senso di inferiorità inculcato dalla famiglia/società si sente diverso e non in grado di stabilire relazioni amorose durevoli. Ma in questo caso si può parlare di omofobia interiorizzata, non di una condizione connessa all’orientamento sessuale.

marriage2è iniquo trattare diversamente situazioni o condizioni uguali; ed è altrettanto iniquo trattare in egual modo situazioni o condizioni differenti.

Il punto che il sig. Carlo non vuole riconoscere (e che poi è il cavallo di battaglia di tanti omofobi) è quello di non considerare una coppia omosessuale degna come una eterosessuale. E questa è una discriminazione evidente, perché  due uomini o due donne sono uniti dagli stessi sentimenti e dalle stesse intenzioni di un uomo e una donna che, innamorati, scelgono di dividere la vita.

Stiamo parlando di una minoranza di persone che già si uniscono e già creano quella fattispecie di unione che lo Stato ignora. Il non prendere atto di una situazione esistente porta solo dolore a coloro che vengono esclusi da diritti e doveri. Così può capitare che il compagno di una vita venga improvvisamente cacciato di casa da un lontano cugino unico erede, perché certo che si può ricorrere ad un notaio per stipulare un testamento a favore del fidanzato, ma costa (e parecchio) e un simile atto può essere impugnato dagli eredi aventi diritto. Inoltre, si può morire improvvisamente e giovani e magari non aver considerato l’opzione di dover tutelare il compagno da un evento che appare così lontano e improbabile.

Ma al di là della morte, ci sono questioni più pratiche, che vanno dal subentro dell’affitto all’assistenza negli ospedali. Senza considerare lo status sociale che un matrimonio riconosce. Uscire dall’ombra aiuta a sconfiggere pregiudizi e paure e integra la società, non la divide.

Senza ripetere sempre gli stessi concetti sul matrimonio basta chiedere perché io che pago le tasse come un cittadino eterosessuale non posso godere dei suoi stessi diritti. Già, perchè? E il sig. Carlo dà la sua risposta.

marriage4Se Giorgio e Mirko sono discriminati poiché insieme non possono essere ‘genitori’ di una bella neonata, lo è anche Giacomo perché non può partorire essendo un maschio, e lo è mio nonno 92enne perché non può competere sui 100 mt piani con Bolt e lo è tua zia Maria che, quasi cieca, non può guidare gli aerei di linea. E lo siamo tutti perché non possiamo vivere come un pesce sott’acqua o non possiamo volare in cielo.

Ecco che appare la genuina, candida, involontaria omofobia. Carlo paragona l’omosessualità a condizioni patologiche come la cecità. Proprio questa sua frase fa crollare miseramente tutta la sua prima parte di commento, così piena di belle intenzioni. Giustificare la discriminazione della coppia omosessuale in base alla presunta incapacità procreativa è un’aberrazione sulla base della presunta superiorità del rapporto eterosessuale e non perché trattasi di un amore più forte, o duraturo, ma solo perché “potenzialmente” fecondo. La legge e il buon senso fortunatamente considera e disciplina solo fatti concreti e non mere ipotesi.

Altro discorso è quello legato alla genitorialità. Bastano un fiotto di sperma o un ovulo a renderci genitori? Un orgasmo di pochi secondi è condizione per identificare per tutto il resto della vita una madre o un padre? In questo caso, i miei zii che hanno adottato un bambino non sono mai stati genitori, mentre lo è quel ragazzo che ha messo incinta la ragazza dell’avventura di una sera e poi è scappato a gambe levate.

Essere genitori è qualcosa di più alto, profondo, importante e dannatamente impegnativo. Oltre all’affetto profondissimo verso il figlio (genetico o no) va considerata l’intenzionalità educativa, la progettualità, la capacità genitoriale. Un bambino che porta metà del mio corredo genetico non è più figlio di uno che dal momento in cui nasce entra nella mia vita, dipende da me, cresce grazie e con me. E’ la figura genitoriale che conta e che sarà di riferimento per il bambino se autorevole e amorosa e quel ruolo può essere ricoperto da chiunque, indipendentemente dal sesso.

Proprio per questo non trovo nulla di particolarmente strano in una famiglia in cui i genitori sono due uomini o due donne. Saranno materni e paterni anche se mancheranno tette, voce flautata e ci saranno invece muscoli guizzanti e barbe folte. Si è buoni genitori in base alla qualità e quantità di amore che si dà. Considerate le difficoltà nel diventare genitori per una coppia omosessuale sono convinto che non si possa parlare di egoismo, ma di estremo altruismo invece, di un bisogno profondo di dare amore, non di riceverlo. L’istinto paterno/materno è questo e io vi confido che ne sono assolutamente sprovvisto.
Non entro nel merito delle tecniche per avere un figlio. La gestazione per altri o la fecondazione eterologa sono tecniche che toccano la sfera etica e sono legittimi i dubbi e le perplessità. Nonostante i devianti riferimenti di loschi personaggi in cerca di visibilità, a quelle pratiche ricorrono soprattutto coppie eterosessuali, ma loro non fanno notizia quanto due uomini.

matt-bomer-mark-ruffalo-w-magazine-600x450Siamo, sono, terribili omofobi e (come) viscidi razzisti che odiano gli omosessuali?

Molti sono ignoranti. Non conoscono e sviluppano convinzioni sul sentito dire, su ciò che afferma il catechismo e su ataviche paure inculcate da genitori. Questi si chiamano pregiudizi. In molti casi vengono distrutti dalla conoscenza diretta di persone omosessuali serene e che vivono relazioni di coppia soddisfacenti. Quando gli ignoranti sperimentano da vicino che un omosessuale non è un alieno scoprono un mondo interessante e spesso diventano i primi sostenitori della causa.

In certi casi le convinzioni sono molto radicate e se ci si aggiunge una certa fragilità personale e (spesso) omosessualità latente la reazione diventa di rifiuto e chiusura totale. Bisogna allontanare il più possibile ciò che turba e l’omosessualità va identificata come male, peccato, pericolo da depotenziare e inscatolare. Il nemico è sporco, cattivo e vuole fare del male a me e ai miei cari. Meglio allontanarlo quel diavolo pervertito. Ma è meglio anche che quelle persone non si guardino troppo allo specchio, perchè potrebbero vedere spuntare la coda dal loro culo e due escrescenze sulla testa…

Oltre all’ignoranza in molti casi si segnala una componente patologica personale che è tipica di certi soggetti ossessionati dalla religione, fanatici che non vivono se non per scagliarsi contro un nemico pericoloso che diventa così solo una vittima predestinata. Il fanatismo religioso è comune a tutte le religioni che hanno bisogno dei sensi di colpa in campo sessuale per dominare il fragile fedele.

marriage5A me capita a causa di un gene diverso da quello del 99,80% delle persone. Non lo dico per suscitare pietismo (insultate pure!), ma per non parlare solo di vaghe teorie o della vita degli altri.

La condizione del sig. Carlo è patologica, una malattia, appunto. Proprio ciò che l’omosessualità non è. La differenza sta tutta qui e il commento di Carlo è un lucido esempio di errore tipico da parte di chi fa confusione tra condizione e malattia, uguaglianza da garantire e pretese da zittire. Se non si accetta ciò che la scienza ha stabilito, cioè che l’omosessualità è una condizione naturale dell’uomo non ci può essere dialogo, perchè la malafede e l’ignoranza non lasciano spazio ad alcuna discussione.

Chi si occupa con tanta solerzia di mantenere l’attuale stato di disuguaglianza per una fetta di cittadini italiani è colpevole di un crimine morale e sociale e se non c’è modo di colmare l’ignoranza, per malafede o stupidità non resta altra strada che piazzare un segnale di stop, voltare le spalle, scuotere la polvere dai calzari e tirare diritti per la nostra strada.

Annunci

12 pensieri riguardo “Le differenze sono solo nella mente di chi vuole imporle

  1. Splendido post.Scritto magnificamente! Non so come fai ad essere così pacato.A me sinceramente han rotto proprio le ovaie questi omofobi. Voglio vivere in un mondo dove l’amore è amore e basta.Dove l’attrazione sessuale è attrazione sessuale e stop.Temo però che l’Italia sia svantaggiata anche dalla presenza del vaticano ( lo scrivo volutamente minuscolo ). E a chi sperava che l’attuale pontefice fosse chissà che vorrei ricordare l’attuale vicenda dell’ambasciatore francese designato per il vaticano…
    Un abbraccio
    Fiamma

    Liked by 2 people

  2. Caro Gianluigi, tu compi un madornale errore: la società italiana si è involuta ed è tornata a considerare l’omosessualità una malattia e la procreazione un’ossessione collettiva. Il pietismo affettato del “caro”, “buon” papafrancesco, non fa che ribadire questi concetti già ampiamente battuti da cattolici, fascisti e comunisti: il vero uomo è il pater familias, chi adotta è comunque un genitore di serie B (un mio carissimo amico adottato mi ha raccontato di quante cattiverie era fatto oggetto da ragazzino da parenti e vicini proprio per il fatto di essere un figlio adottivo: per esempio gli chiedevano in continuazione se somigliasse di più alla mamma o al papà pur sapendo che lui era a conoscenza della verità…).
    In una nazione di gente sempre più vecchia, dove le persone eterosessuali non fanno figli (o ne fanno pochi) perché le condizioni di vita sono vistosamente peggiorate e non si vedono alternative, dove la scienza è perennemente messa in discussione anche grazie ad un vero e proprio analfabetismo di ritorno, dove sembra che più della metà dei “professionisti della mente” consideri l’omosessualità un disturbo senza ricevere alcuna sanzione dalla comunità medico-scientifica o dagli (inutilissimi) Ordini Professionali, dove il discorso pubblico non promuove alcuna integrazione a nessun livello e dove quindi non si aspetta altro che il diverso da noi venga cacciato via, dove la Chiesa supplisce a quasi tutti i bisogni sociali che dovrebbero essere garantiti dallo Stato e occupa tutti i mezzi di comunicazione popolari, ormai non dobbiamo aspettarci altro che una modifica costituzionale orientata in senso cattolico-catechistico. Le mostruose riforme istituzionali ed elettorali imposte da Renzi a un Parlamento smidollato permetteranno alla prossima maggioranza di poter avere i numeri per modificare la Costituzione senza neanche ricorrere al Referendum previsto dall’art.138: metteranno mano così all’art.29 per specificare che i coniugi possono essere solo di sesso diverso. La totale inconsistenza dell’associazionismo LGBT, l’invisibilità dettata dal disinteresse o dalla paura della maggior parte delle persone LGBT di questo Paese, l’eccessiva riservatezza delle coppie omosessuali e omogenitoriali unita all’efficace negazione di accesso ai media popolari di opinioni favorevoli al matrimonio per tutti, impediranno qualsiasi dibattito favorendo un consenso di tipo plebiscitario di fronte a questa fondamentale modifica costituzionale.
    Vedo una sola possibile speranza: che di fronte al compiersi di un disegno così repressivo, la “comunità” si svegli davvero e cominci a lottare sul serio. Ma è anche vero che in Italia le rivoluzioni non hanno mai avuto luogo e che spesso ha prevalso lo “spirito di adattamento”, cioè la rassegnazione scomposta in attesa dell’uomo (non sia mai una donna, eh!) della Provvidenza… Sono troppo pessimista?

    Mi piace

    1. Spero tu sia troppo pessimista e che la tua visione della nostra società sia esasperata. Che ci sia analfabetismo di ritorno, minore sensibilità sociale sono evidenti. La crisi economica ha fomentato, come avviene spesso in questi casi, un ritorno a posizioni più retrograde e oltranziste consierate più rassicuranti. Ma il mondo intorno a noi va avanti. L’Italia è accerchiata da Paesi che hanno approvato il matrimonio e nei quali non c’è stato alcun cataclisma come paventa l’ignobile e bugiarda Chiesa. L’esempio di quegli Stati è la migliore medicina per il virus che tu hai indicato con tanta efficacia.
      Se Renzi o chi per lui dovesse davvero mettere mano all’art.29 in senso cattoosservante credi che l’Europa starebbe a guardare? Che tanti italiani eterosessuali accetterebbero una palese e grave discriminazione costituzionalmente garantita? No, io ho fiducia nei giovani del nostro Paese, molto più abituati dei vecchi tromboni vaticani e politici a confrontarsi anche con coetanei di altre nazioni, a guardare al mondo intero come casa, e non fermarsi alle stupidaggini di casa nostra.
      I cattofascisti sono una rumorosa e fastidiosa minoranza. Pericolosa, sì, perchè sono untori che possono contagiare altri ignoranti bacchettoni. Ma restano pur sempre una sparuta minoranza che ottiene facile pubblicità sui media, ma poco seguito concreto.
      Per ora… certo, le ass. GLBT devono reagire e fare forti pressioni politiche. Fermarsi solo ai pride è controproducente, bisogna reagire, con forza per ribadire la verità e garantire a ogni cittadino gli stessi diritti e possibilità.

      Mi piace

      1. Va però tenuto conto di almeno 2 fattori che giocano a nostro sfavore: l’ignoranza sempre più generalizzata unita alla scarsa propensione a viaggiare dell’italiano medio (acuìta dall’invecchiamento) e soprattutto l’esasperato familismo che ci caratterizza come cultura popolare. Questo significa che basta sbandierare un qualsiasi spauracchio contro “‘a famigghia” per scatenare reazioni scomposte. È il segreto del successo dei Giuristi per la Vita che ormai hanno aggregato intorno a loro quasi tutte le Associazioni cattoliche ottenendo il blocco di ogni iniziativa anti bullismo o di educazione di genere (con esagerazioni a volte persino grottesche): il modello “sentinelle in piedi” funziona egregiamente: ormai anche un solo genitore fanatico è in grado di condizionare le scelte di intere scuole o di bloccare iniziative culturali indipendenti.
        Non aiutano i media che ospitano ed esaltano a pié sospinto le opinioni di gay retrogradi (la famigerata coppia D&G ha fatto danni notevoli in casa nostra, per esempio) invece di dar spazio a famiglie omosessuali, omogenitoriali, associazioni o semplici etero conviventi: si rafforza così l’idea che a volere certe cose sia solo una “minoranza scalmanata” che non rappresenta la maggioranza delle persone interessate dall’allargamento dei diritti.
        Tutto questo c’è sempre stato nell’Italia profonda: la crisi non ha fatto altro che esasperare ciò che Berlusconi&co. hanno da tempo sdoganato nel discorso politico pubblico.
        Quanto alle associazioni LGBT italiane, sono ree di aver sottovalutato la minaccia cattolica e di aver privilegiato internamente l’aspetto ludico-economico su quello politico: occorrerebbe una capacità di interagire con tutte le associazioni non-LGBT per fare fronte comune, ma, soprattutto, occorrerebbe un’urgente opera di “risensibilizzazione” delle persone LGBT sulla propria identità personale e collettiva. Come dire, ricominciare dall’ABC della cittadinanza: roba che richiede tempi troppo lunghi rispetto all’incalzare degli eventi.
        Ci pensi se a prossime ipotetiche elezioni Salvini ottenesse la maggioranza relativa sufficiente a far scattare il meccanismo-truffa dell’Italicum!??

        Mi piace

        1. P.S.: L’attuale struttura europea non consente all’Unione di intervenire su questioni individuate come “di giurisdizione domestica”; tra esse ci sono le legislazioni sull’aspetto familiare. È uno dei tanti, perversi aspetti di questa UE tanto unità a livello economico-finanziario, quanto assente sul piano politico e sociale.

          Mi piace

  3. A mio parere il principale punto di divergenza tra le nostre opinioni riguarda il tema “genitorialità e figli”. Da questo derivano altri motivi di disaccordo, secondari, sul matrimonio.

    Prima di argomentare questa affermazione faccio alcune premesse:

    A) Gianluigi cita quanto scrivo, ma a volte seleziona ad arte.
    Quando dico che se “Giorgio e Mirko sono discriminati poiché insieme non possono essere ‘genitori’ di una bella neonata, lo è anche Giacomo perché non può partorire essendo un maschio”, rilevo che ci sono alcune ‘discriminazioni’ che sono semplicemente peculiarità, dati di fatto, evidenze dovute alla realtà per com’è, non alla volontà malefica di qualcuno.
    “L’omosessualità – dice Gianluigi – è una condizione naturale dell’uomo”. Benissimo, anche la maschilità lo è. E allora Giacomo che non può partorire è discriminato? Non è soltanto un uomo e non una donna, pertanto non rimane incinto.
    In questo contesto il concetto di malattia o non malattia è, secondo me, del tutto irrilevante. Parlavo di condizioni che, in quanto presenti, consentono qualcosa e non qualcos’altro.
    E comunque – se serve ribadirlo – Gianluigi, a mio parere, va benissimo. Così come io vado benissimo. Mi pare che abbia senso parlare di malattia (che, per altro, non è una colpa) soltanto quando vi siano condizioni psico-fisiche dolorose e/o pericolose per la salute e la vita e soprattutto quando esiste una cura. Il suo orientamento sessuale e il mio gene ‘di minoranza’ non rientrano in queste fattispecie.

    B) non entrerei nell’interpretazione del volere dei padri costituenti relativamente all’art.29, sarebbe opportuno essere quanto meno giuristi costituzionalisti. A spanne direi che non vi fosse manco il dubbio, quasi 70 anni fa, sull’identità sessuale dei coniugi, era un altro mondo, un’altra era geologica su queste tematiche. Citare l’art.29 pro o contra qualunque posizione, mi sembra attualmente un argomento improprio.

    C) il ribelle chiede: “La bontà di una relazione dipende dalla procreazione?” e poi mi imputa di “non considerare una coppia omosessuale degna come una eterosessuale”. Non penso affatto questo, non è proprio il piano del mio discorso. Infatti avevo scritto: “Non entro nel merito del valore e della bellezza di una relazione (chi può misurarli?): due compagni omosessuali, due o tre fratelli e sorelle, due veri amici, due o più monaci possono amarsi più e meglio di una coppia di coniugi”.
    Reputo tuttavia fuorviante considerare il matrimonio un fatto di ‘dignità’, un merito o un motivo di vanto o di superiorità, un premio o un contentino, un simbolo di uguaglianza e di emancipazione (per altro sempre più persone eterosessuali lo fuggono come la peste, ma questo è un altro discorso… paradossi delle vicende umane).

    D) sono a favore delle unioni civili, ossia a forme pubbliche di riconoscimento che disciplinino la convivenza tra due persone dello stesso sesso le quali decidono di assumere diritti e doveri di fronte alla società e allo Stato.
    Anzi – per quel nulla che conta – auspicherei che tutti coloro che lo desiderano, indipendentemente dall’orientamento sessuale (me ne frego completamente di esso), riuscissero a vivere relazioni di coppia stabili, appaganti e riconosciute. Una bella coppia è una manna per se stessa e per chi ha la ventura di frequentarla.

    E) Gianluigi parla della mia “genuina, candida, involontaria omofobia”. Qua ho una piccola presunzione, priva di …bon ton: se proprio devo passare da stronzo, preferisco essere solo stronzo, magari molto, ma non anche cojone. Non sono inconsapevolmente o subconsciamente o pregiudizialmente omofobo. Penso quello che ho scritto e scrivo, coscientemente.

    Vengo allora alla prima riflessione, relativa alla procreazione e alla genitorialità.
    Non ho il minimo dubbio che molte persone omosessuali (o molti single …anche qua me ne frego altamente dell’orientamento sessuale) potrebbero essere personalmente ottimi genitori, migliori di alcuni mariti o mogli che conosciamo (o che siamo: non mi tiro fuori).
    Ho invece riserve pesantissime sulla coppia genitoriale omosessuale che si programma come tale a tavolino.
    Per due ragioni semplici:
    1) è impossibile per due persone dello stesso concepire insieme un figlio (è questo il nudo dato di fatto, il macigno di cui parlavo nel precedente commento e a cui indirettamente accennavo sopra). Farlo significa ricorrere quanto meno ai gameti di un’altra persona e/o ai gameti e all’utero di altre persone, ecc. e a varie e note pratiche laboratoriali.
    Parlando di eterologa emergono fondatissime e gravi obiezioni etiche. Non mi riferisco a pippe moralistiche e intellettualoidi, ma a realtà molto concrete che mordono la carne delle persone. Vi ricorrono anche tante coppie eterologhe? Beh, la correità non migliora la situazione. Fatto è (appunto un fatto, non un’opinione o un pregiudizio) che le coppie omosessuali devono ricorrervi per forza se vogliono essere ‘procreatrici’.
    ‘Fabbricare’ una persona, privandola inevitabilmente e in maniera programmata di un legame con parte delle proprie radici, con l’identità e la presenza di uno o più genitori biologici lo ritengo un abominio. Un conto è affrontare situazioni drammatiche o confuse presenti in un mondo imperfetto quale il nostro, a volte anche crudele (figli abbandonati, orfani di uno o entrambi i genitori, ecc.), altro conto è pianificare queste situazioni scientemente.
    2) è proprio banale rilevarlo: millenni di storia umana e una miriade sconfinata di ricerche e saggi attestano l’importanza, determinante nell’educazione di un figlio, della diade madre-padre, sia nelle loro specificità che nella loro complementarietà, da un punto di vista materiale, psicologico, relazionale, simbolico. Si può ignorarlo o soltanto sottovalutarlo esclusivamente per motivi di natura ideologica, spinti dal desiderio di normalizzare, direi annullare in tutto e per tutto, le specificità dell’orientamento omosessuale e delle sue conseguenze. E non si citino, per favore, quattro ricerche americane sui figli delle coppie omogenitoriali. Sono appunto pochissime, su un fenomeno recentissimo e su campioni esigui, dal metodo scientifico del tutto opinabile, soprattutto dai risultati controversi. E comunque hanno di fronte la montagna di produzione scientifica psicologica, pedagogica, psichiatrica di cui parlavo poche righe fa.

    Passo alla seconda ed ultima riflessione, sul matrimonio.
    Chiaramente non tutti i matrimoni sono ‘procreativi’, ma – anche qua, non leggiamo le questioni soltanto con le lenti dei nostri obiettivi politici ed ideologici – se dal codice di Hammurabi ad oggi lo Stato e la società hanno sempre mostrato un cointeresse a riconoscere, proteggere e sostenere il nucleo sociale originario composto da un uomo e una donna, è perché esso regola la convivenza e la solidarietà primaria ed è la culla della generazione e dell’educazione dei figli, ossia perché esso contribuisce in maniera determinante al presente e al futuro dell’umanità.
    La finalità della cura intrafamiliare, della mutua assistenza e del sostegno reciproco, insieme alla finalità procreativa ed educativa, sono i capisaldi della rilevanza sociale delle nozze, anche se non sempre si danno entrambi.
    Altre considerazioni, più pratiche: superare la condizione della diade sessuale, come pregiudiziale per l’accesso al matrimonio, potrebbe portare presto a rimettere in discussione quanto meno il numero dei nubendi (e l’immigrazione islamica non rende questa ipotesi peregrina) e il divieto dell’incesto.
    Infatti al di là della dualità donna-uomo, il numero ‘due’ non è una convenzione del tutto arbitraria e superabile? Addirittura – potremmo chiederci – non è escludente e limitante? Perché devo amare e sposare soltanto ‘un’ altro essere umano? Questo si che è uno stereotipo eterosessista, non lo dico ironicamente.
    E perché dovrebbe essere frustrato l’amore erotico e il desiderio di matrimonio di due o più persone adulte consanguinee e consenzienti? Senza possibilità di procreazione ‘tradizionale’ e quindi senza più il rischio che vi siano deleteri effetti genetici sulla progenie, anche il divieto dell’incesto e dell’endogamia non perde la sua principale legittimazione? Perché non potrei sposare mio fratello o mio cugino o mio padre o il mio figlio maggiorenne?
    Anzi, paradossalmente (ma non troppo, se torniamo alle finalità del matrimonio), nella storia e nelle culture vi sono esempi di poligamia e di endogamia, ma le nozze tra persone omosessuali sono una novità assoluta dei nostri giorni, in alcuni Paesi occidentali.
    Tutto ciò potrebbe non essere un problema, gli istituti giuridici evolvono, oppure potrebbe provocare strappi sociali e culturali significativi e gravi. L’innovazione legislativa su tematiche così centrali per la vita umana e l’organizzazione sociale, a mio avviso, deve essere molto prudente.

    E allora coppie di persone dello stesso sesso non devono godere di riconoscimento pubblico? Come detto in premessa, sono a favore delle unioni civili (non come primo step, come ‘tattica’, ma come esito definitivo). La finalità della mutua assistenza e del sostegno reciproco infatti va tutelata e valorizzata. Magari ne avessimo di persone (me ne ri-strafrego dell’orientamento sessuale) disponibili a mettersi in gioco insieme seriamente e pubblicamente, farebbero bene all’intera società.
    Sono invece del tutto contrario all’eterologa e alla genitorialità da laboratorio, la genitorialità ‘per forza’, la genitorialità come diritto o pretesa.

    Quindi, in conclusione, le persone sono tutte uguali in dignità? Ovvio.
    Gli orientamenti sessuali sono tutti uguali nelle conseguenze? No, è un dato di fatto che non lo siano relativamente alla procreazione.
    E’ una differenza di rilievo? Per Gianluigi no. Secondo me invece si e genera conseguenze significative anche giuridicamente.
    Questo rende le relazioni omosessuali peggiori o meno degne? No, soltanto diverse (la diversità non è necessariamente, gerarchizzabile in meglio&peggio, anzi).
    Le rende meno belle per chi le vive, sono amori ‘minori e minorati’? No, chi potrebbe mai dirlo e misurarlo?

    Un’impressione finale, personalissima: mi pare di articolare ragionamenti molto pragmatici. Il “ribelle di Urano” invece mi sembra troppo incazzato – e orientato a legittimi obiettivi ‘politici’ – per parlare con serenità e non selezionare solo ciò che è funzionale e visibile attraverso le lenti della militanza arcobaleno.
    E’ molto probabile che non possa essere diversamente.
    Chissà che magari fra 20 anni il “saggio di Urano” non penserà e scriverà come Domenico Dolce…
    saluti cordiali

    Mi piace

  4. Caro Carlo, tutto il suo complesso ragionamento si sfalda di fronte a quattro semplicissime considerazioni:
    1) La non prolificità di una coppia (di qualsiasi orientamento sessuale essa sia) non implica la sua impossibilità ad essere genitrice non biologica: se sull’eterologa possono esserci fondate riserve (che ruolo ha la parte che mette il suo seme o le sue ovaie rispetto al o alla partner che non può? Temo si crei un pericoloso sbilanciamento psicologico all’interno della coppia per cui uno dei due partner potrebbe sentire il figlio come “suo” percependo l’altro/a come estraneo/a), l’istituto dell’adozione e dell’affido potrebbero però essere aperti alle coppie omosessuali senza suscitare alcun dibattito. Lei non contempla questa possibilità concentrando tutto il suo ragionamento solo sulle possibilità fisiologiche di procreare o meno, confermando così che in Italia i genitori adottivi sono, più o meno inconsapevolmente, giudicati sempre “di serie B”. Dunque, se non vi sono motivi per escludere dall’istituto matrimoniale le coppie eterosessuali non procreative, non devono essercene per escludere le coppie omosessuali: sono due fattispecie uguali che però vengono trattate diversamente.
    2) La solita manfrina sullo sviluppo equilibrato dei figli attraverso la compresenza fisica dell’uomo e della donna nel loro nucleo familiare è smentita dal numero di uomini e donne figli di coppie eterosessuali che affollano gli studi di psicologi e psichiatri… Inoltre, a seguire fino in fondo il suo ragionamento, tutti i figli allevati da singles (per vedovanza o separazione o divorzio o perché uno dei genitori biologici non se l’è sentita di assumersi la responsabilità di essere genitore) o quelli allevati in coppie etero in cui uno dei partner è psicologicamente assente, dovrebbero essere tutti sottratti forzosamente ai loro affetti e affidati a famiglie “complete” in nome della salvaguardia del loro sviluppo psichico!! Le segnalo infine che nei Paesi che hanno esteso il matrimonio a tutti i loro cittadini stanno apparendo fior di studi scientifici che dimostrano che i figli allevati da coppie omogenitoriali non presentano differenze nel loro sviluppo psichico rispetto ai figli di coppie eterogenitoriali: prima di lasciarsi andare a sentenze pre-giudiziali, guardiamo alle esperienze reali che già ci sono e poi formiamoci un’opinione.
    3) Malgrado l’avversione crescente che molti eterosessuali hanno nei confronti del matrimonio, nessuno si sogna di abolirlo! Al contrario, non si capisce perché negare l’accesso a questo istituto a chi invece lo vorrebbe con forza: il principio-guida che dovrebbe ispirare le leggi di uno Stato democratico è quello di garantire il più possibile ai cittadini la libertà di scegliere. Il resto sta alla responsabilità individuale.
    4) L’istituto delle unioni civili per tutti può tranquillamente convivere col matrimonio per tutti, si tratterebbe di due istituti di convivenza a diverso grado di tutela: in Francia, ad esempio, molte coppie si “pacsano” prima di sposarsi. Il risultato è stato un aumento del numero di matrimoni e soprattutto una diminuzione del numero di divorzi; questo perché si è data la possibilità di sperimentare “a grandezza naturale” convivenze giuridicamente riconosciute come più lasche di quelle matrimoniali prima del “grande passo”.

    Mi piace

  5. Ringrazio Gianluigi e Luke,
    quanto stiamo scrivendo (mi) aiuta ad approfondire la riflessione e suscita due ultime considerazioni, stavolta sintetiche, più generali rispetto alle questioni fin qui trattate.

    La prima è brevissima. Siamo d’accordo su un’ovvietà: persone e relazioni possono essere ‘degne’ o meno, ‘belle’ o meno, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

    La seconda: siamo invece in disaccordo sulla “manfrina” – come dice Luke – della diade uomo-donna, ossia sulla rilevanza di questa diversità.
    Secondo me (…e moltissimi altri, da sempre in ogni paese e cultura) essa è un’enorme ricchezza, sia perché solo da tale relazione possono nascere figli, sia e soprattutto perché essa mette in contatto due macro-modi di essere, pensare, fare, sentire, provare le emozioni, approcciare la realtà, ecc., facendo sì che entrambi, per amore e per forza, debbano ampliare i propri orizzonti.
    In un’epoca in cui, giustamente, sottolineiamo la fecondità dell’incontro tra civiltà e culture diverse, è paradossale misconoscere l’importanza e la ricchezza dell’incontro tra quei due mondi costitutivi dell’umanità rappresentati dall’essere uomo e donna.
    C’è poco da fare: se affermiamo che la relazione eterosessuale e quella omosessuale sono e devono essere perfettamente uguali, in tutto e per tutto, anche in ogni minima conseguenza giuridica, neghiamo il valore della differenza umana originaria, quella sessuale (e non parlo tanto e solo di genitali).
    E’ una rimozione che, provocatoriamente, potremmo definire ‘eterofoba’, nel senso etimologico cioè non certo perché discrimina gli eterosessuali, ma perché esprime una difficoltà profonda verso la comprensione della dinamica uomo-donna, un disagio a riconoscerla veramente, a interpretarla e gestirla.
    Quindi si cerca di sottovalutarla, a volte in maniera estrema, fin quasi a rimuoverla e negarla.
    Tutto ciò fa molto …Butler, fa molto gender – direbbero alcuni – ma fa anche un grande torto alla realtà.

    Mi piace

    1. Tramite la scusa della presunta “differenza” tra uomo e donna si è giustificata nel corso della storia la sottomissione del “sesso debole” rispetto all’altro. Ancora oggi una nutrita schiera di conservatori ambosessi ritiene che la dimensione ottimale per una donna sia la casa, l’accudimento della prole e l’asservimento al marito. I ruoli imposti dalla nostra società e consequenzialmente i comportamenti vengono ritenuti connaturati al genere e dunque da preservare. Questa è l’essenza di chi parla di “differenze” e che pensa che un padre che cambi un pannolino sia un degenere che non è un esempio di mascolinità e una madre che lavora una che abbandona la prole.
      La confusione generale su questo argomento crea mostri di autolesionismo, come quelle donne che considerano il femminismo demoniaco, mentre è ciò che permette loro oggi di realizzarsi nel sociale, e anche scrivere e partecipare al dibattito pubblico e sparare stupidaggini sui social. Ricordo infatti che per San Paolo la donna non dovrebbe parlare in pubblico e restare confinata in casa a servire l’uomo. Se non fosse per il movimento femminista che ha preteso pari diritti e opportunità le donne sarebbero ancora vittime di un diritto famigliare discriminante e più indietro della mancanza del diritto di voto.
      La presunta differenza maschio/femmina è quella che definisce ‘ideologia gender’ quando vesti di azzurro la tua neonata o lasci che il tuo bambino giochi con una bambola.
      Uomo e donna sono uguali, nel senso che instaurano lo stesso tipo di rapporto affettivo a fronte di script comportamentali diversamente radicati.
      Dunque cosa c’è di diverso tra una coppia etero e una omosessuale che sia connesso al genere se non una fenomenologia comportamentale che ci portiamo dietro da quei modelli sociali di convenienze supposte e imposte?
      Non è eterofobia affermare uguaglianza, è uno scandalo che siamo ancora qui a discutere di qualcosa che dovrebbe essere assodato e pacifico per tutti.

      Mi piace

  6. più scriviamo e più mettiamo a fuoco gli assunti di fondo dei nostri ragionamenti.

    Se interpreti la differenza sempre e solo come il contrario dell’uguaglianza intesa come giustizia ed equità, quanto dici non fa una grinza. Se la differenza è sempre e solo conflitto, prevaricazione e lotta di un forte contro un debole, l’unica via d’uscita è il superamento dell’alterità e della dualità, è il livellamento, l’appiattimento, l’omologazione, l’omogeneizzazione.
    Se maschi e femmine sono e saranno sempre in competizione (violenta e prevaricatrice), togliendo l’uno all’altra, è meglio eliminare ogni diversità, proclamare l’abbattimento dei “modelli sociali di convenienze supposte e imposte”, come scrivi.
    Magari in questa prospettiva sono sempre e solo pericolose e conflitturali – e quindi da livellare – anche altre mille diadi sociali, culturali, concettuali (genitori-figli, vecchi-giovani, ricchi-poveri, italiani-stranieri, operai-datori di lavoro, uomini-divinità, ecc.), ma non voglio andare fuori tema…

    Se differenza è anche (non dico soltanto, ma quanto meno ‘anche’) scoperta reciproca, novità, accoglienza, arricchimento, complementarietà, unità nella pluralità, appello alla comunione dei distinti (e non alla confusione o alla liquefazione nell’indistinto), se è esaltazione dell’alterità e ampliamento delle prospettive, allora la diseguaglianza può essere bella e feconda, e non ledere minimamente il piano della pari dignità.

    Ma non parliamo più di diritti (o meno) e di discriminazioni (o meno) delle persone con orientamento omosessuale.
    Stiamo parlando di due antropologie, di due visione del mondo, della realtà e della vita.

    Mi piace

  7. Verissimo, caro Carlo. Ma qua si discute di diritti civili e legali, non di antropologie. Sulle quali sarebbe bello si instaurasse un dibattito pubblico a 360 gradi. Ma i tradizionalisti si guardano bene dal lasciarlo deflagrare: il rischio è che nella antropologia “vera” e “giusta” si scoprano troppi altarini e cosette che non funzionano perché ledono la dignità della persona umana. E loro lo sanno bene, altrimenti non avrebbero paura di dibattere ad armi pari con chi non la pensa come loro.

    Mi piace

  8. …inoltre ti faccio notare che uno Stato che dà la più ampia libertà di scelta possibile ai suoi cittadini può accogliere praticamente quasi tutte le visioni antropologiche possibili. La Chiesa cattolica e i suoi accoliti -come qualsiasi altra religione universalistica che si auto definisce “vera”- pretende invece di imporre una sola di queste visioni. Il primo è un caso di pluralismo, il secondo di totalitarismo; il primo attiene alla democrazia, il secondo alla teocrazia (la peggior forma di dittatura concepita dall’uomo).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...