Non fermerai il vento con le mani

Tre vittorie in un manipolo di ore. Tre buone notizie in questa torrida estate dove addirittura anche Mario Adinolfi ha smesso di tenere incontri nella parrocchie per vendere il suo libro. Fa troppo caldo ed è meglio stare al fresco della redazioncina del quotidiano in bit La Croce a scrivere post per rinfocolare la paura dei suoi ignoranti e saccenti seguaci.

E nonostante il miliardo di persone accorse al FamilyDay del 20 giugno il buon senso, la libertà, la civiltà fanno capolino in Italia, attraverso una piccola vicenda che riguarda un’importante catena di libri e due sentenze giuridiche.

Un utente Twitter posta una foto scattata a La Feltrinelli di Palermo. La sezione dedicata ai libri LGBT è denominata “Teoria Gender“. Sì, proprio come fanno quegli omofobi che additano all’inesistente gender quanto chiedi diritti, vuoi educare i ragazzi a rispettare gli altri e abbattere discriminazioni di genere. Il web si indigna. Come è possibile che una teoria inesistente, un feticcio usato dai più biechi figuri in cerca di visibilità tra le ignare pecorelle cattoliche abbia fatto breccia nel cuore della cultura, nella liberal Feltrinelli?

Oggi però Feltrinelli risponde:

 

feltri2

La sezione ora si chiama così:

feltriwins

Poi una buona notizia che arriva dall’Europa, famigerata su temi economici (questi fetenti vogliono farci pagare tutti i debiti che abbiamo contratto, che presuntuosi!), ma decisamente avanti su quelli sociali e civili.

La CEDU, Corte Europea dei Diritti Umani ha sanzionato l’Italia su ricorso di tre coppie, perché il nostro Paese pratica una palese discriminazione nei confronti dei cittadini GLBT.
Pena simbolica, una multa di 15.000 euro. Ma è evidente come l’Italia sia fanalino di coda per quanto i diritti civili. A mio parere non è sufficiente una legge che disciplini le Unioni civili, anche se ben fatta come il DDL Cirinnà. Nel nostro Paese è tabu parlare di matrimonio, l’istituto per eccellenza riservato a coloro che desiderano progettare una vita assieme e dividere gioie e dolori. Ma solo per le coppie etero, perché in quelle omo non si compra casa insieme, non si diventa vecchi, non si finisce in ospedale, non si muore improvvisamente lasciando l’altro vedovo.

Noi non siamo degni del matrimonio. E allora è meglio volare basso, dire grazie se la senatrice Cirinnà si batte con tanto coraggio per un testo dignitoso, certo, ma che certifica una discriminazione intollerabile. A noi gay viene riservato un ghetto, un istituto a parte che non si deve chiamare matrimonio, giammai, ma che ci dia qualche diritto in cambio del riconoscimento di una disuguaglianza inevitabile.

prideNaturalmente Chiesa e omofobi tutti si ribellano, perché noi cittadini GLBT non dobbiamo essere considerati neppure coppie. Al limite, qualche diritto individuale se proprio proprio lo Stato ne ravvisa la necessità, ma l’unica coppia degna di essere considerata famiglia, di vedersi riconosciuta come tale dallo Stato e dalla società civile è quella composta da uomo e donna. Il resto sono capricci e desideri di bambini un po’ troppo viziati. Da non assecondare.

E’ quell’essere diversi per un pistolino di troppo o di meno che offende. Quell’affannarsi a rassicurare vescovi e omofobi che in Italia non si approva il matrimonio per i froci, ma un istituto ben distinto, che ci dà diritti (sempre se al Parlamento non saranno macellati con la scure degli ignobili emendamenti di Giovanardi), ma ci condanna alla discriminazione.

La Corte Europea dei Diritti Umani ha stabilito un principio importante. Non parla di matrimonio, ma più prosaicamente di discriminazione e afferma che l’Italia deve cambiare la sua legislazione. E lo sappiamo bene che non è necessario modificare la Costituzione, perchè l’art. 29 non parla di accesso al matrimonio riservato a persone di sesso diverso. Basta cambiare la legge ordinaria con maggioranza semplice senza creare alcun istituto nuovo.
Basta puntare all’uguaglianza, non alla disuguaglianza certificata.

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Dany Petrarulo, concorrente dell’ultima edizione del talent The Voice. Ha rivelato di essere una persona transgender

Terza buona notizia, la Corte di Cassazione ha stabilito per la prima volta in Italia che non è obbligatorio modificare chirurgicamente i genitali per poter cambiare sesso all’anagrafe. Una donna di 45 anni aveva fatto ricorso dopo il no pronunciato alla sua richiesta legittima di veder modificato per legge il suo status. E se finora i tribunali gli avevano dato torto, la Cassazione ha stabilito un principio importante, svincolante l’identità sessuale dall’adeguamento forzoso dell’apparato riproduttivo.

Qualcuno (tipo Binetti, tipo Adinolfi) si sono affrettati a spaventare i loro clienti affermando che ora chiunque un giorno può svegliarsi e sentirsi un po’ meno uomo e pretendere un adeguamento sui documenti. Magari è un modo per accedere al matrimonio: vado all’anagrafe, chiedo di essere registrato come donna e poi mi sposo. Dopo cambio di nuovo sesso e… tiè, fregato lo Stato!

Chiaramente chi ha un minimo di cervello non atrofizzato sa che le cose stanno in modo molto diverso. Chi nasce nel “corpo sbagliato” (disforia di genere) si sente da sempre appartenere a un sesso che non corrisponde a quello fisico. Dopo un percorso (obbligatorio) psicologico e con l’accompagnamento farmacologico e chirurgico si cerca di adeguare il fisico alla propria identità. Si lasciano allungare i capelli, con gli ormoni si elimina la barba e con operazioni si addolciscono i lineamenti, si costruisce il seno e così via (stessa cosa al contrario, da donna a uomo). Le foto sui documenti dunque denunciano un’immagine che non corrisponde più al nome e al sesso anagrafico, con conseguente imbarazzo e disagio.
Finora per lo Stato italiano solo demolendo chirurgicamente gli organi sessuali si poteva procedere ad un cambio di sesso anagrafico. Una violenza ingiustificata e crudele, perché il più delle volte a quel tipo di intervento corrisponde la sterilizzazione e la perdita di libido e sensibilità sessuale. Sono interventi delicati e impattanti, oltretutto estremamente dolorosi e dalla riuscita incerta.
Operazioni inutili in chi può aver raggiunto un equilibrio tra corpo e psiche senza necessità di operazioni così radicali. Costringere a operazioni inutili, dolorose e invalidanti per avere un cambio di sesso sul passaporto è una brutalità intollerabile. Ogni persona ha il suo percorso di identificazione e sceglie, con il suo terapeuta, quando fermarsi e ritenere che il suo percorso di transito possa considerarsi concluso.
Sono storie di dolore, fisico e psicologico quello delle persone transgender, di discriminazione continua e crudele in ogni aspetto della vita (spesso in famiglia, quasi sempre sul lavoro), è indegno strumentalizzarle per parlare ancora una volta di ideologia gender.

Quello di oggi è stato un buon giorno per l’Italia. Tra tentennamenti, aggressioni verbali di gente che invita i suoi seguaci ad aggredire fisicamente, politici che sparlano per avere un titolo di giornale e la solita aria fritta c’è il vento della libertà e dell’uguaglianza che soffia e ci travolge. E solo gli stupidi possono pensare di fermarlo imponendo le mani.

gender

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2 pensieri riguardo “Non fermerai il vento con le mani

  1. “Operazioni inutili in chi può aver raggiunto un equilibrio tra corpo e psiche senza necessità di operazioni così radicali…”….ahahahahah….”equilibrio tra corpo e psiche”….ahahahah….ma tu sei matto da legare !!!!

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