Noi che ci ostiniamo a chiamarlo amore

Noi omosessuali non ci innamoriamo come tutti quanti, perché è impossibile che un uomo ami un altro uomo come può amare una donna. O che una donna trovi in un’altra donna ciò che le può dare solamente un uomo. Noi omosessuali siamo diversi dalla maggioranza di cittadini eterosessuali che costruisce una famiglia trovando una compagna e mettendo al mondo dei figli. Siamo irrispettosi della regola naturale, diversi, spesso strani, affetti da un morbo sconosciuto che fa di noi esseri sbagliati, certamente da non incoraggiare tutelando per legge quel sentimento che ci ostiniamo a chiamare amore.Vi siete indignati? Bene, perché è il sunto di quanto dicono di noi ultimamente illustri monsignori, sedicenti laici cattolici che si sentono minacciati, politici di destra, centro e pure sinistra, di governo e opposizione. Da mesi si parla del DDL Cirinnà, la legge che avrebbe dovuto disciplinare le unioni civili equiparando le unioni GLBT in tutto e per tutto al matrimonio solo chiamandole con un nome diverso. Ora che dalla palude della Commissione il disegno di legge dovrebbe approdare al Senato per la relativa discussione scopriamo che spariranno completamente i riferimenti al matrimonio. Sarà un istituto originario, che distinguerà nettamente il matrimonio (riservato alle coppie uomo-donna) dalle unioni omosessuali, alle quali saranno riconosciuti (non concessi, come ha detto qualcuno) una serie di diritti, il più simile possibile a quelli del matrimonio. La legge farà riferimento all’articolo 2 della Costituzione e non al 29.

Art. 29
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Non entro nella dinamica politica, siamo solo all’inizio del percorso che forse porterà all’approviazione di una norma che riconoscerà e disciplinerà per la prima volta in Italia le coppie formate da persone dello stesso sesso, ma cosa significa in concreto approvare una legge che non considera le nostre unioni come famiglia?

Grazie alla spinta dei principali Paesi europei dove è stato varato il matrimonio egualitario, anche in Italia alcuni anni fa si è iniziato a parlare di uguaglianza tra cittadini e di pieno riconoscimento dei diritti attraverso l’istituto giuridico già disciplinato dal nostro ordinamento. Dopo che anche la cattolica Irlanda ha effettuato questa scelta, è parso davvero assurdo che la nostra nazione, tra le prime fondatrici della comunità europea continuasse a ignorare una minoranza consistente di cittadini palesemente discriminata.

E dopo che anche la Corte Costituzionale, pur affermando che la Costituzione non obbliga al matrimonio egualitario (ma non lo esclude, in quanto benchè certamente i padri costituenti negli anni ’40 non si fossero posti il problema, hanno stilato un articolo nel quale non specificano il sesso dei contraenti matrimonio) è impellente che il Parlamento legiferi in tal senso, è parso davvero che con il partito giusto al governo l’obiettivo sarebbe stato raggiungibile.

Il DDL Cirinnà, con i suoi riferimenti agli articoli di legge del matrimonio costituiva un’ottimo punto di partenza per le coppie omosessuali da anni in attesa. La società civile, una volta constatato che allargare la sfera dei diritti non avrebbe danneggiato nessuno e la vita delle famiglie eterosessuali sarebbe continuata come sempre avrebbe tirato un sospiro di sollievo iniziando a ridere delle minacce di Bagnasco e trovando infine naturale il passaggio al pieno riconoscimento del matrimonio per tutte le coppie, indipendentemente dal sesso dei componenti.

Ma i giochi della politica sono spietati e non guardano in faccia a nessuno, soprattutto se bisogna mediare con una fetta consistente di politici di ispirazione (e dominazione) cattolica, che alla ricerca perenne di voti non si fanno scrupolo di cercare visibilità paventando pericoli inesistenti per le famiglie tradizionali.

Si gioca al ribasso, dunque. Le coppie omosessuali non potranno essere considerate famiglie, proprio perchè il riferimento costituzionale sarà quello delle “formazioni sociali” e non della “famiglia naturale”.

In pratica, si dà ragione a chi ci considera dei malati arroganti, viziosi che scelgono uno stile di vita alternativo e sterile, minacce perenne all’ordine naturale delle cose e portatori insani di conflitti sociali.
Quando decidiamo di dividere la nostra vita con un compagno/a, noi non costituiamo una famiglia, ma una formazione sociale. Degna di nota, per carità, tanto che sarà disciplinata dall’ordinamento, ma non equiparabile. Saremo inferiori, cittadini diversi, un po’ meno che uguali.

Se anche i diritti riconosciuti fossero i medesimi del matrimonio (e ho forti dubbi che il DDL Cirinnà in aula non venga macellato dai tanti emendamenti dei cattomofobi), la legge che uscirebbe fuori sancirebbe l’apartheid di una parte di italiani che per il loro orientamento sessuale sarebbe considerata in modo differente e avrebbe accesso a una legge ghetto.

Le discussioni mediatiche di queste settimane, con le pericolose esternazioni anche di politici di governo hanno già vanificato quanto di buono costruito a livello di sentire sociale. Abbiamo faticato tanto per far capire che l’amore è sempre lo stesso, etero o omo che sia, e che il desiderio di dividere la vita con quella persona speciale è il medesimo indipendentemente dal genere e dall’orientamento sessuale, poi leggi sui giornali quelle frasi che fanno male, affermano candidamente che le coppie gay non sono famiglie e quindi è giusto fare i dovuti distinguo. Hanno  gettato la maschera dicendo che il nostro non è un amore degno, capite?

La situazione è grave e non tanto per quanto dichiarano i soliti Giovanardi, Binetti, Roccella, ma per il silenzio assenso dei politici GLBT che siedono in Parlamento o sono vicini al Pd e sono inerti, anzi difendono a spada tratta qualsiasi modifica al ribasso. Vogliono solo appuntarsi la medaglia della prima legge italiana sulle unioni civili, poco importa il contenuto e il messaggio politico sociale che passa.

Sarà un autunno caldo, tra associazioni cattoestremiste pronte a far battaglia, una CEI che ora sa che quando parla viene ascoltata da Renzi e un movimento GLBT sempre troppo poco visibile, mediaticamente assente e non incisivo.

E’ meglio una legge che conceda qualche diritto prima ignorato ma che ci relega in una posizione di disuguaglianza o sperare che salti tutto e riprendere a lottare con maggior vigore e coesione per il matrimonio egualitario, sfruttando il vento che soffia dall’Europa e dagli Stati Uniti?

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7 pensieri riguardo “Noi che ci ostiniamo a chiamarlo amore

  1. Idealmente preferirei che saltasse tutto, per evidenziare l’arretratezza della classe politica italiana e per denunciarne la pervicace subordinazione alla casta sacerdotale. Ma sarebbe anche ingiusto negare alle coppie omosessuali perfino quella briciola di utilità che da questa legge potrebbe scaturire, al netto degli emendamenti omofobi dei parlamentari baciapile. La proposta Cirinnà, nell’ottica della giunta dei non eletti attualmente in carica, vuole solo sfuggire alle penalità decise in sede europea, esattamente come il “buonascuola” intendeva aggirare i diritti dei docenti relegandoli alla precarietà attraverso una sorta di caporalato istituzionalizzato. In entrambi i casi si tratta e si tratterà di leggi-pastrocchio e considerando che la giunta non è lì per affrontare i problemi bensì per assecondare il saccheggio del paese da parte delle oligarchie finanziarie, credo che di fronte a queste porcherie perfino lo stupore sia inopportuno.

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    1. Sono d’accordo su tutto, ma perché “dei non eletti”? In nessuna democrazia parlamentare il governo (che definisci ” giunta”) viene eletto dai cittadini.

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      1. Renzi non è stato eletto dal popolo come leader della fazione vincente (c’era invece Bersani). Il suo approdo a Palazzo Chigi è da cercarsi nella volontà di Napolitano e più probabilmente in quella di Berlino e Bruxelles. D’altra parte nemmeno Monti e Letta erano stati scelti dal popolo, ma presumibilmente da Bce, Fmi e compagni di merende. Benchè il presidente possa teoricamente assegnare l’incarico anche a chi è assunto al Quirinale per vuotare i posaceneri (previe consultazioni varie e insomma chiaramente in continuità con prerogative monarchiche), resta il fatto che Renzi non è stato il frutto di scelte popolari, come invece accadeva all’epoca di Prodi e Berlusconi. Sono sicura che, se dopo un eventuale fallimento di Prodi nel formare il governo, l’incarico fosse stato dato ad esempio a Bertinotti, l’opposizione avrebbe eretto le barricate.

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        1. Ti risulta quindi che la costituzione italiana preveda l’elezione diretta del presidente del consiglio. Un po’ come quelli a cui risulta che la medesima costituzione preveda che il matrimonio sia solo tra uomo e donna.

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          1. Qui o sono io che scrivo in un italiano incomprensibile, oppure sei tu che non comprendi ciò che scrivo. Nel sistema elettorale attuale ogni gruppo politico presenta un proprio candidato non per divertimento, ma perchè sarà lui, in caso di vittoria, ad essere proposto al presidente per la nomina. La costituzione permette al presidente di nominare qualcun altro, ma nella sensibilità collettiva ciò equivale ad uno schiaffo in faccia alla volontà popolare. In pratica è quello che ho scritto nel post precedente.
            Lascia perdere il concetto di famiglia, dato che non sai chi sono. Qui noi si sta combattendo proprio perchè gli omosessuali vedano riconosciuti i propri diritti, a cominciare dal riconoscimento giuridico delle unioni senza graduatorie di dignità rispetto al matrimonio fra etero. Il fatto che sia lesbica è, naturalmente, solo un dettaglio.

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  2. no, tu sei chiarissima, sono io quello tignosissimo che si scoccia a vedere interpretata la costituzione (che su molte cose fa schifo, ma su questo punto non solo è chiarissima, ma è perfettamente in linea con il concetto universalmente noto di sistema parlamentare, in cui il governo è espressione del parlamento, non della volontà popolare) come fa comodo. che poi la sensibilità collettiva si senta schiaffeggiata, è un altro conto, ma esula dal discorso.
    quanto al concetto di famiglia, perché dovrei lasciar perdere dato che non so chi tu sia? tu sai chi sono io?
    la mia, comunque, era una provocazione che mirava a far capire quanto è sbagliata l’interpretazione corrente del sistema parlamentare mediante l’accostamento a un’altra interpretazione sbagliata (quella dei cattofascisti sul matrimonio). poi se non ci sono riuscito e magari ti sei sentita offesa, non volevo proprio, e ti chiedo scusa. ah, il fatto che io sia gay è, naturalmente, solo un dettaglio.

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  3. Anch’io sarei per far saltare il banco. Ma io vivo all’estero, sono sposato e non ho figli. Ergo sono in una posizione di privilegio rispetto alle tante coppie italiane, magari con figli, che aspettano da decenni una regolamentazione.
    Quindi sostengo, a malincuore, il DDL Cirinnà purché ecco, non venga snaturato ulteriormente.
    Sui rappresentanti LGBT del PD – Scalfarotto in primis – meglio stendere un velo pietoso.

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