Come vorrei questo stivale da drag queen

Sinodo 2015, documento finale: “Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare ogni marchio di ingiusta discriminazione. Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale”.

Sui matrimoni gay «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia. Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il ‘matrimonio’ fra persone dello stesso sesso”.

Immaginate un figlio che è nato e sta crescendo in una famiglia omogenitoriale. Un bambino che ha per mamma Giuseppina La Delfa o papà Sergio Lo Giudice, Claudio Rossi Marcelli e che frequenti una classe di una scuola pubblica italiana. Immaginate che abbia per insegnante un fervente cattolico che frequenti la parrocchia e segua la polemica sull’ideologia gender, i presunti attacchi alla famiglia tradizionale da parte degli omosessuali con le loro richieste di diritti e consideri dunque quei bambini come anomali figli di genitori egoisti, pervertiti, attentatori dei valori cristiani. Immaginate le conseguenze delle sue possibili parole alla classe, ai colleghi, ai genitori degli alunni compresi Giuseppina, Sergio, Claudio. Poi smettete di immaginare e cominciate a pensare che in Italia tutto questo è reale ed è solo la punta di un iceberg che negli ultimi anni è cresciuto a dismisura e ormai troneggia sull’acqua putrida del Tevere.

Il documento finale del Sinodo non è che una testimonianza di come la Chiesa Cattolica consideri l’omosessualità. In realtà, l’odio verso ciò che diverge dalla norma imposta e voluta dal loro dio ha radici lontane ed è stato rinfocolato negli ultimi anni dalla richiesta di riconoscimento di diritti alle coppie omosessuali che veleggia in tutta Europa. Con il diritto al matrimonio egualitario in Francia l’Italia si è ritrovata accerchiata da Paesi che non ignorano più le persone gay come se fossero fantasmi tangibili solo perché contribuenti, ma hanno deciso di disciplinare l’unione di coppie omosessuali equiparandole a quelle eterosessuali. Un attacco non alla famiglia, visto che le persone gay provengono e costruiscono famiglie, ma al potere di controllo sessuale e sociale che la Chiesa impone ai suoi fedeli e che pretende sia normato per tutti i cittadini in quanto valore assoluto.

L’insieme di regole morali di comportamento individuali e collettive che la Chiesa ancora oggi considera volere divino perde di senso se uno Stato riconosce come fattispecie positiva da tutelare e disciplinare ciò che per la religione viene visto come male assoluto, il peccato più inviso a dio. La questione non è solo italiana, ma il fatto che il Vaticano sia in Italia e controlli e influenzi tante scelte politiche rende il nostro Paese centrale per il futuro della Chiesa stessa. L’organizzazione religiosa propone come unico modello una sessualità dipendente dal matrimonio tra uomo e donna celebrato in Chiesa, officiato da un loro esponente. In pratica, controlla la dimensione più intima e istintiva della persona attraverso l’immenso potere del senso di colpa (il peccato), senza il quale non avrebbe più la forza per tenere in pugno i fedeli. Il matrimonio egualitario non attacca la famiglia, ma il potere della Chiesa, che se perde fedeli di conseguenza perde denaro e appoggi politici.

Si può essere dunque omosessuali e allo stesso tempo credenti? Ci si può considerare cattolici e quindi appartenenti ad una Chiesa che ci considera un corpo estraneo da tollerare solo se inerte, contrito, vittima del suo male, asessuato e casto?

No. Si può avere fede in Dio, certamente. Io stesso, pur avendo da tempo abbandonato la fede cattolica non rinnego alcuni valori e non sono ateo. Credo che ci sia una vita oltre questa vita, non nella forma favolistica della proposta cristiana, non quel dio de-costruito e ri-costruito sulla base di una presunta rivelazione biblica che è solo un’accozzaglia di testi rimaneggiati contraddittori, ma penso ci sia qualcosa che va oltre noi.

Pubblicità esposta in vetrina di un'erboristeria in centro a Bologna. L'Italia è già cambiata nonostante Chiesa e politica
Pubblicità esposta in vetrina di un’erboristeria in centro a Bologna. L’Italia è già cambiata

Nonostante la fede, la maturità e la conoscenza non può che spingerci a rifiutare in toto tutto l’inganno moralistico perpetrato all’umanità dai Papi. Oggi più che mai ogni cittadino che anela alla libertà da quei legacci che il Vaticano ancora sventola fiero deve ribellarsi a qualsiasi ingerenza e influenza nei confronti della politica nazionale e transnazionale.

Rifiutare il Sinodo, un gruppo di anziani single misantropi che si riunisce per discutere delle famiglie che loro non hanno voluto formare; rifiutare il Giubileo, celebrazione del potere assoluto del Papa pagato con le nostre tasse; rifiutare la presenza di preti, messe, ore di religione nelle scuole è un dovere, non un’opportunità. Questo è il momento storico decisivo nel quale stabilire se l’Italia è una nazione laica che tutela i suoi cittadini o una succursale non troppo pagana del regno del dittatore di dio. Non ci sono altre opzioni. Con o contro.
Adesso, non domani dobbiamo rifiutare l’idea che in nome di dio si possa definire l’omosessualtà una tendenza (cara, scusa se ho questa tendenza al disordine, prometto di stare più attento la prossima volta), che esista una giusta discriminazione della persona omosessuale oltre a una ingiusta, che ci sia bisogno nelle famiglie con figli omosessuali di accompagnamento pastorale che spinga i genitori a considerare i ragazzi gay malati da curare.

Dobbiamo rifiutare la Chiesa e pretendere laicità per quei bambini, figli voluti di coppie omosessuali, che i cattolici preferiscono ignorati e minorati nei loro diritti piuttosto che tutelati e difesi nelle loro famiglie.

Non serve fare un grosso sforzo di immaginazione per capire come dovrebbe e potrebbe essere questa penisola dalla forma di stivale da drag queen. Basta fare un giro in Spagna, Francia, Germania, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia, Irlanzia, Slovenia, Stati Uniti, Canada. Basta guardare i frutti sociali positivi che il riconoscimento dei diritti ha generato per non avere alcun dubbio. Sta a noi rendere virale la verità sulla bufala gender, distruggere la campagna omofoba dal nome offensivo e ipocrita “Difendiamo i nostri figli”, che diffonde odio e consente a loschi figuri di ottenere visibilità mediatica e arricchirsi scorticando la nostra pelle.

Sta a noi smettere di immaginare, sognare, sospirare e iniziare invece a pretendere che la politica riconosca legalmente ciò che è già reale e tangibile. I figli di Giuseppina La Delfa, Sergio Lo Giudice, Claudio Rossi Marcelli sono veri, desiderati, amati, così come lo sono le coppie innamorate di uomini e donne LGBTQI che scelgono già di condividere vita, letto, casa e futuro. Che lo Stato sappia che ci siamo, non ce ne andremo e lotteremo fino a quando non ne prenderà pienamente atto. E’ una questione di dignità, che dobbiamo smettere di svendere in cambio di briciole di finta compassione, perché ancora abbiamo sensi di colpa che ci spingono a non chiedere troppo, non fare casino troppo, non essere troppo liberi di essere noi stessi. Smettiamo di dare loro tutto questo potere su di noi.

Basta immaginare: la fantasia lasciamola a quei visionari aristocratici e solitari che credono in un dio che ci vuole infelici e repressi. Basta compromessi con la politica e tantomeno con gli autoproclamatisi rappresentanti di dio, pretendiamo unicamente e concretamente ciò su cui deve essere fondata la nostra società: l’uguaglianza.

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