Censurato Gayburg, protestiamo con #FreeGayburg

Fatemi un piacere, andate su Google e cercate “Gayburg. Lo so che conoscete già uno dei siti italiani più autorevoli e interessanti, capace di parlare senza troppi giri di parole di diritti GLBT documentando in modo puntuale le menzogne omofobe che i gruppi cattofascisti rivolgono alla comunità omosessuale. Ma vi prego, fatelo.

Non c’è nessun risultato, vero? Esatto, Gayburg è scomparso dal motore di ricerca più importante del mondo, non è più possibile condividere sui social i suoi articoli e se digitate per esteso l’url del sito http://gayburg.blogspot.it vi apparirà questa frase:

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In seguito a massicce segnalazioni da parte di ignoti, la piattaforma Blogger ha deciso di limitare fortemente Gayburg, trattandolo alla stregua di un sito pornografico, con contenuti sensibili da non rendere pubblici.

I paladini della (loro) libertà di espressione hanno vinto e sono riusciti a spegnere la voce della verità.

gayburg3Dal 20 dicembre Gayburg è sparito da Google, quindi. Un sito di news scomode perché sempre documentate, con riferimenti a fonti e critiche ad alcuni dei più biechi figuri dell’omofobia italiana è stato zittito bruscamente unicamente grazie alle segnalazioni pervenute. E’ chiaro che i fanatici che si nascondono dietro le gonne clericali si siano organizzati per togliersi dai piedi una voce scomoda, che scalfiva l’opera immonda dei tanti siti che diffondono balle sui diritti GLBT e il loro corollario di disturbati mentali che commentano con insulti pesantissimi nascondendo la loro ignoranza dietro una tastiera.

I colleghi di Gayburg hanno provato a opporsi a tale decisione, ma in buona

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Risposta di Google alla richiesta di spiegazione per la censura di Gayburg

sostanza è stato loro risposto che il sito così com’è non va bene, in quanto non si rivolge agli eterosessuali. Sì, avete letto bene, Google pretende che il sito cambi la sua linea editoriale per ingraziarsi il favore di chi offende sistematicamente il blog stesso. Un paradosso ridicolo che costituisce un’offesa a sua volta, anche per come è stata scritta la risposta.

Dieci anni di lavoro persi, quindi e non pare ci sia molto da fare se non indignarsi e condividere la notizia di questa censura che puzza di Russia e costituisce un precedente pericolosissimo in un paese come il nostro da sempre ostaggio del Vaticano e di chi invoca la libertà di limitare quella altrui.

Parliamone sui social network, nei blog e contattiamo chiunque conosciamo portanto all’attenzione questa notizia. Io utilizzerò l’hashtag #FreeGayburg e vi consiglio di fare altrettanto.

I cattofascisti si indignano per duesecondidue di uno spot della Disney che parla di famiglie e mostra quella composta da due uomini e un bambino. Si incazzano se Biagio Antonacci dichiara con semplicità e in assolutà libertà di essere a favore dell’adozione anche per coppie gay. Ma fingono di non vedere la colonizzazione da parte della Chiesa delle reti televisive pubbliche e laiche. Preti e cattolici estremisti infestano tutti i programmi, anche quelli non smaccatamente religiosi. I cattofascisti non si ricordano che il loro beniamino Mario Adinolfi nel solo 2015 è stato invitato su Rai Uno 142 volte per vomitare insulti e diffondere bugie sulla questione diritti civili e omosessualità.

I fanatici religiosi invocano libertà di espressione negando lo stesso diritto a chi non condivide le loro idee offensive.

Gayburg racconta la sua storia attraverso una lettera che ha inviato ai maggiori quotidiani e che io pubblico, nella speranza che quest’atto di vergognosa censura venga portato all’attenzione pubblica.

Parliamone, non facciamo finta di niente. Stanno trasformando l’Italia in una dittatura religiosa e non possiamo permettere che un manipolo di fanatici religiosi fascisti possa zittirci e impedirci di gridare al mondo che pretendiamo uguaglianza, dignità, rispetto.

La Lettera di Gayburg:

Senza alcun avvertimento e senza alcuna notifica in merito, il 20 dicembre 2015, l’accesso a Gayburg è stato limitato per decisione unilaterale da parte di Google. L’accesso ai contenuti può avvenire solo dopo che l’urente ha visualizzato un messaggio in cui il gestore del servizio Blogger lo informa che «alcuni lettori hanno contattato Google perché ritengono che i contenuti di questo blog siano discutibili». Inutile a dirsi, un messaggio simile scredita qualunque posizione sia contenuta in un blog che da oltre dieci anni di occupa di fornire un’informazione corretta e sempre documentata.
Inoltre, proprio a seguito di quella decisione, tutti i contenuti sono stati anche eliminati dai motori di ricerca, risultano non condivisibili su Facebook e sono stati esclusi da Google News e Bing News (due servizi che avevano manualmente validato e reputato di buon livello i contenuti proposti). In altre parole, il sito è stato rinchiuso in una bolla di sapone che non può comunicare con l’esterno.

Il caso non è isolato: solo qualche giorno prima è stata oscurata la pagina Facebook delProgetto Giovata (un lodevole progetto che si occupa di spiegare come omosessualità e fede cristiana possano tranquillamente convivere anche senza ricorrere al’autolesionismo di chi indica la castità come l’unico metodo per poter conciare i due temi). Anche in quel caso pare che la decisione sia avvenuta per volontà di un colosso statunitense a seguito della segnalazione organizzata da un gruppo ignoto. E caso vuole che anche loro fossero oggetto i forti critiche e minacce da parte dei gruppi dell’integralismo cattolico.

Non è infatti la prima volta che Gayburg viene preso di mira. La critica ad alcuni articoli è parte delle conferenze che Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la vita, è solito tenere in chiese ed oratori, così come anche Mario Adinolfi lo attaccò dalla sua paginaFacebook. Inoltre, all’inizio di novembre, l’associazione ProVita aveva chiesto alla Procura di Roma di oscurare il sito in seguito alla pubblicazioni di alcuni articoli in cui venivano criticate le loro posizione volte a sostenere che le famiglie debbano spingere i figli transessuali a fingersi eterosessuali. Non essendo sopraggiunto alcun avviso di garanzia e non essendoci stato alcun oscuramento, pare che la Procura non abbia dato seguito a quelle richieste. Eppure l’oscuramento è comunque giunto un mese più tardi, a seguito a quello che pare sia stata una segnalazione di massa da parte dei soliti ignoti.

Alla richiesta di spiegazioni ci viene detto che Google non ha messo quel blocco, ma a farlo sono stati «alcuni lettori». Viene altresì sostenuto che un blog può esistere solo se nessuno si oppone ai suoi contenuti. In pratica, ogni azione organizzata può portare alla censura di qualunque contenuto, indipendentemente dal fatto che la richiesta sia lecita o meno.
Diventa quindi impossibile poter criticare quei gruppi lobbistici che gestiscono gruppi di potere forti (come come era stato spiegato anche in un recente reportage pubblicato sul sito).

Un messaggio in particolare pare degno di nota. Dal supporto del servizio di Google ci viene detto che un blog viene ritenuto accettabile solo se volto ad «aiutare le persone non gay capiscono le questioni relative ai diritti dei gay, la discriminazione, diffamazione». In caso contrario è ritenuto un contenuto in cui «dare alle persone omosessuali un posto dove rilassarsi, e fare “ooh” e “aaah” sulle immagini».
Il solo fatto che Google mimi versi orgiastici nell’indicare ciò che un gay dovrebbe fare dinnanzi alla fotografia di Giovanardi pare un’offesa grave, ma soprattutto appare grave come non sia contemplata l’ipotesi in cui un blog possa rivolgersi alla comunità gay per intercalare temi sociali con argomenti più leggeri. Un sito che dovesse occuparsi esclusivamente di Adinolfi o Amato rischierebbe di spingere un qualunque lettore verso la depressione, motivo per cui si tratterebbe di un progetto editoriale fallimentare a propri.
A quel punto le soluzioni che vengono paventate sono tre: mantenere un avviso che renda inaccessibili i contenuti, «non pubblicizzare il sito a persone non gay» o «concentrarsi sulle questioni relative ai diritti dei gay ed educare le persone non gay». In altre parole, o si crea un sito dedicato agli eterosessuali o bisogna nascondersi.

Dinnanzi a tutto ciò, appare difficile non parlare di un attacco alla libertà di opinione, peraltro legittimata da un gruppo come Google dal quale ci si sarebbe potuti aspettare un atteggiamento di maggior tutela verso la libertà di espressione.

Ma a rendere il fatto ancora più difficile da digerire quella è come il colosso statunitense blocchi siti che si battono per i diritti dei gay mentre tollera e non filtra contenuti pericolosi per la salute dei ragazzi. Ad esempio non c’è filtro per accedere alla pagine del Narth in cui si sostiene che l’omosessualità possa essere curata attraverso fantomatiche terapie. Una tesi vietata in numerosi stati, screditata dall’Oms e vietata dall’Ordine degli Psicologi Italiani. Eppure far credere che l’omosessualità sia una malattia è ritenuto accettabile, battersi per il diritto all’uguaglianza pare non lo sia.
E se di discrezionalità si deve parlare, di contenuti opinabili proposti senza filtri ve ne sono a migliaia. Tra questi anche chi si nasconde dietro l’uso di immagini sacre per cercare di legittimare posizioni verso le quali il Ministro Giannini aveva promesso azioni legali per diffamazione. Ma, ovviamente, quei contenuti vanno bene perché non ci sono ragazzi a torso nudo.

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18 thoughts on “Censurato Gayburg, protestiamo con #FreeGayburg

  1. è stato segnalato per contenuti pornografici il sito. Vanno rimossi i contenuti pornografici altrimenti google non reindicizza niente.
    Non vanno pubblicati contenuti pornografici o di soft porn sul web se non si vuole essere censurabili.
    Google non è omofobo. Questa è la procedura standard che applica per proteggere i navigatori da contenuti non adatti. Gayburg ha sempre pubblicato una marea di contenuti di nudo, anche se soft. Non può farlo.
    In bocca al lupo!
    Ps. sono un gestore di un’altra testata web relativi ai diritti lgbt.

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  2. Ho visto il sito: contiene immagini di corpi nudi. Google limita l’accesso a tutti i blog su blogspot che contengono immagini di nudo. Non c’entra un cazzo la censura. C’entrano le immagini porno. Fate meno le vittime. Non vi si regge più

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  3. Cito testualmente dai Termini di Servizio di Blogger:

    Su Blogger sono ammessi i contenuti per adulti, compresi video e immagini con scene di nudo o attività sessuale […] potremmo contrassegnare un blog “per adulti” posizionandolo dopo un messaggio intermedio che avvisa che si tratta di “contenuti per adulti”.

    Non è quello il messaggio che è stato inserito (che peraltro non impedirebbe la condivisione su Facebook né l’indicizzazione su Google) ma si parla di contenuti.
    Inoltre non c’è una sola fotografia di nudo che non contenga un avviso sulla natura dell’immagine (come richiesto dai termini di servizio). E comunque non credo che si possa parlare di un sito pornografico.

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  4. Purtroppo il caso Gayburg dimostra almeno 2 cose:
    1) Le organizzazioni cattoliche sanno usare benissimo (e da tempo) la Rete;
    2) Sanno fare rete, cioè lobby.
    Una volta questa era la specializzazione delle minoranze emergenti, oggi è diventata l’arma dei potentati di turno, maggioritari o minoritari che siano.
    Ma il vero problema è che noi ci siamo fermati al punto 1) e non ci siamo accorti che la Rete riflette e ripropone i rapporti di forza della Realtà. E non siamo in grado di fare il punto 2), almeno qui in Ita(g)lia.

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    1. Youtube ha considerato fraudolento e ingannevole quel video. C’è differenza tra l’esprimere un punto di vista e ingannare il pubblico sparando balle mistificatorie e offensive.
      Quelle sull’inesistente gender sono bufale smentite da chiunque abbia un minimo di credibilità scientifica, Ordine degli psicologi, compreso, e quell’accozzaglia di stupidaggini farneticanti aveva l’unico scopo di diffondere allarme tra gli ignoranti boccaloni che capitavano su Provita o su Youtube.
      In Italia il “procurato allarme”, la “calunnia” e “l’abuso della credulità popolare” sono reati.
      Youtube ha solo agito per il meglio, quindi. Diversa è la vicenda che riguarda Gayburg, sito di news con tanto di fonti documentate e attendibili, le cui notizie non sono mai state smentite da nessuno, perché corrispondevano a verità. Le segnalazioni da parte dei cattofascisti avevano proprio lo scopo di silenziare una voce scomoda.

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          1. Sì, come no, boiate omofobe senza fondamento che ti hanno rifilato i peggiori ignoranti destroidi falliti. Scienza ed esperti dicono ben altro, ma tu e quelli come te ve ne guardate bene dall’informarvi e preferite mescolare religione, superstizione, tradizione e pregiudizi. Ciò che ne viene fuori è un complesso di congetture senza valenza scientifica che vi scambiate come droga e che ripetete a pappagallo. Quale autorità hanno gente come Amato, Adinolfi, Amicone, Miriano per parlare di famiglia, sociologia, psicologia? Quali studi, ricerche, pubblicazioni possono vantare per essere diventati alfieri dell’intellighenzia religiosa e parlare in pubblico?
            È tutta fuffa che porta a loro soldi e visibilità, a noi discriminati ulteriore odio.
            Per colpa di gente come voi questo Paese è alla deriva dell’etica.
            Altro che utero in affitto!

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  5. Buone notizie! Pare che qualcuno all’interno di Google si sia fatto carico della questione e da oggi pomeriggio tutte le limitazioni per l’accesso sono state rimosse ed il sito è tornato completamente visibile e fruibile dopo 15 giorni di “oscuramento”.
    Come per il blocco, anche dinnanzi a questa decisione non sono giunte comunicazioni ed è possibile affidarsi solo a supposizioni. Di certo bisogna ringraziare chi ha partecipato alla protesta ed è riuscito a far giungere la voce sino a Google. Grazie di cuore!

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