Da Stato Civile a stato clericale: l’alibi di dio per insultare e minacciare

Ci vuole un gran coraggio ad affermare che un programma come Stato Civile, in onda, in replica su RaiTre intorno alle 20.10 voglia indottrinare gli spettatori beoti della tv italiana.

Ci vuole una certa avventatezza a dichiarare che la Rai è ostaggio delle lobby gay, le quali detterebbero legge e quindi imporrebbero un programma di mezz’ora nel quale mostrare la storia di alcune coppie omosessuali alle prese con la celebrazione delle loro unioni civili.

Ci vuole spregiudicatezza ad avviare una raccolta firma per bloccare il programma (cinque puntate in replica, quindi praticamente terminato) ed imporre la visione della famiglia tradizionale, come già avviene per il 99% della programmazione di show, fiction, giochi. 

Ce ne vuole di faccia tosta, perché la campagna di protesta natalizia lanciata da Mr ZeroVirgola Mario Adinolfi e rilanciata da alcuni siti estremisti amici, nonché da qualche personaggio che scivola sulla sua bava, è fondata sul nulla. Innanzitutto, non esiste alcuna ideologia gender, alcun indottrinamento gay e nessun programma può deviare i figli dei cattolici rendendoli omosessuali. Perché, ricordiamolo sempre, gay ci nasci, non ci diventi e semmai, condizionato da quegli stronzi bigotti che hai per genitori puoi non accettarlo, reprimerti e diventare un pazzo schizoide che scrive bufale assurde in rete. Ma non sarà un programma televisivo a farti innamorare del cazzo, per quanto io non capisca come non si possa preferirlo alla fossa delle marianne, ma per carità non impongo i miei gusti sessuali come pretende di fare quel divorziato di un biscazziere.

famigliadomani
Famiglia Domani esce allo scoperto: no alla normalità gay in tv!

Il programma in questione è un docufiction che racconta secondo le tecniche più moderne le storie di coppie che hanno scelto di avvalersi della legge recentemente approvata sulle unioni civili: si racconta la nascita del loro amore, le eventuali difficoltà, come ci si prepara all’evento e si mostra la celebrazione della stessa unione davanti all’ufficiale di stato civile. Una specie di Scene da un matrimonio in salsa rainbow, un documentario che illustra con toni leggeri un fenomeno troppo spesso taciuto dai media nazionali, la vita delle coppie omosessuali italiane.

C’è da scandalizzarsi? Certamente, se ti chiami Mario Adinolfi e stai puntando tutte le tue fishes (toh, che finezza pokeristica!) sull’odio di una minoranza ignorante e cretina verso una fetta di popolazione, rea di essere omosessuale e chiedere uguaglianza davanti alla legge. C’è da preoccuparsi, perché la visione della normalità delle coppie gay, con i loro problemi, gioie e dolori demolisce gli stereotipi che i fondamentalisti cattolici (cattolici per modo di dire, fascisti più che altro), alimentano per criminalizzare coloro che non aderiscono a quel particolarissimo modello di famiglia che loro considerano giusto.
I gay sono promiscui, laidi, con le corna, le zampe bufaline e la coda?
I gay vogliono demolire le famiglie a colpi di tacco dodici e rimmel soffiato sulla pupilla dei virilissimi maschi italici?
I gay rapiscono i bambini strappandoli dal ventre di madri inerme?
Ma come, quelle due lesbiche si vogliono così bene e sono pure simpatiche. Ma che dolci quei due uomini che si amano da cinquant’anni… capite? Stato Civile fa paura, perché annienta la loro motivazione principale d’odio, la straordinarietà. Se siamo tutti uguali, non c’è nulla di cui aver paura, non ci sono minacce e diventa solo una crudeltà accanirsi su chi chiede allo Stato di essere tutelato esattamente come ogni altro cittadino.

I cattofascisti hanno lanciato la polemica (alla faccia del santo natale!) e gli adepti hanno risposto a suon di insulti e minacce di morte. Questo è lo stile degli estremisti religiosi anche quando dovrebbero pensare alla loro famiglia, passare del tempo con i figli e cercare di ritrovare la serenità. Ma la radice dell’odio è sempre la stessa e giustifica ogni insulto lanciato in rete: mi considero superiore a te in virtù del dio nel quale credo, quindi o ti converti o devi essere perseguitato. E’ l’alibi di dio, che da sempre giustifica ogni nefandezza.

Accanirsi sulla Rai poi è alquanto patetico. La tv di Stato che soprattutto nel periodo gender6natalizio trasmette senza sosta messe, papa, vescovi e ogni possibile rimando alla religione. Ridicolo affermare che sia diventato il bunker delle istanze estremiste omosessuali. Ne devono avere di coraggio questi bigotti per immaginare un mondo nel quale sono costantemente vittime di qualcuno e utilizzando questo becero vittimismo  sentirsi autorizzati a perseguitare quella minoranza indifesa che chiede solo di essere trattata come chiunque altro.

Quando sui social mi scontro con un cattofascista cerco di far capire l’assurdità di certi ragionamenti fondati sul nulla (quindi sulla Bibbia), o su bufale antiscientifiche (il gender e altre amenità): ma se fossimo noi a voler impedire la loro libertà, a boicottare qualsiasi programma religioso, ogni possibile racconto su una famiglia con genitori etero… se fossimo noi a bandire il Papa da ogni telegiornale, chiudere A sua immagine e mandare Lorena Bianchetti a fare la commessa da Tezenis?

Se fossero davvero perseguitati i cattolici solo perché si riconoscono nel dio inventato dalla Chiesa?

gioco-clericabileMa è fatica sprecata, il cattofascista ha venduto le facoltà cognitive in cambio di un set mondialcasa di risposte pronte,  slogan omofobi da ripetere random. Non riesce a carpire cosa voglia dire mettersi nei panni di un altro. Il cervello del cattofascista è come il gioco della fattoria parlante, quelli degli anni ’80 al quale bisognava tirare una cordicella per far girare la freccia sulla ruota e sentire la frase corrispondente. Sempre gli stessi slogan offensivi e omofobi che poggiano su fondamenta inesistenti o calunniose e mai su verità scientifiche, solo squallidi pregiudizi. Con questa gente indottrinata a suon di show dell’avvocato Amato è inutile parlare, non capiscono, non vogliono capire e si torna sempre al punto di partenza, quando ti propinano l’ennesimo slogan senza senso dopo aver tirato la cordicella che hanno al posto del cazzo.

Ma perché persone che si professano seguaci di Cristo, profeti d’amore cristiano, frequentatori compulsivi di messe si battono tanto contro gli omosessuali? Soldi e potere. Il mantra è sempre quello. Diventare i campioni della paura di qualcuno ti assicura credibilità, risorse per sviluppare i tuoi progetti, che sia un giornale o promuovere un libro. Essere dalla parte  della Chiesa ti fa diventare testimonial pagato di eventi, oggetto di finanziamenti da parte della Cei coi soldi pubblici dell’8×1000. L’odio ti fa diventare importante per qualcuno. In fondo è facile, basta trovare il capro espiatorio giusto e riversare su di esso ogni intolleranza, astio, frustrazione. I gay sono il bersaglio ideale e la storia ci insegna che non è certamente la prima volta che il diverso dalla maggioranza diventa l’oggetto sul quale riversare ogni paura.

Se mandi in onda un programma che mostra la normalità dell’omosessualità il gioco omofobo finisce, per questo hanno osato indire una petizione contro la normalità dei gay in tv. O cattivi, o poveracci, o malati, per loro la normalità potrebbe turbare quei coglioni dei loro figli, che nel frattempo scoprono il sesso alle spalle dei genitori e finiscono per beccarsi qualche malattia venerea, perché ignorano l’esistenza del preservativo.

 

Dedicato a Simona Deidda e alla sua famiglia insultata in rete
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