Agesci, cosa accade se un capo scout sposa il suo compagno?

Cosa accade se un capo scout si unisce civilmente con il suo compagno? Se l’omosessualità esce dalla sfera privatissima e diventa pubblica? Che scopre il vaso di pandora e rivela al mondo l’inadeguatezza imbarazzante di un’associazione, l’Agesci che non sa scegliere tra il bene dei ragazzi e il favore della Chiesa.

Questi i fatti. Marco De Just è un capo scout di un paese vicino Gorizia, è gay e si è civilmente unito (quando potremo dire matrimonio? Spero presto) con il suo compagno, tra l’altro consigliere dello stesso comune. Grande partecipazione popolare, bella festa, segno che la gente è molto meno ostile di quanto qualcuno potrebbe ritenere e che gli estremisti omofobi sono una minoranza.

Ma il prete del paese ha pensato bene di pubblicare una lettera sul bollettino parrocchiale per contestare il ruolo di educatore scout di Marco, ritenendolo incompatibile alla luce della celebrazione della sua unione.

Scrive Don Fragiacomo:Nella chiesa tutti sono accolti, ma le responsabilità educative richiedono alcune prerogative fondamentali, come condividere e credere, con l’insegnamento e con l’esempio, le mete, le finalità della Chiesa nei vari aspetti della vita cristiana. Sulla famiglia la Chiesa annuncia la grandezza e bellezza del matrimonio tra un uomo e una donna. Un messaggio che percorre tutta la Bibbia e che la fede in Cristo rende possibile. Come cristiani, dunque, siamo chiamati ad annunciare il modello di famiglia indicata da Gesù: quella fondata nell’amore tra un uomo e una donna uniti nel sacramento del matrimonio”

Andava bene quando la sua sfera affettiva era privata, nascosta, non pubblica. Ma se sceglie di prendersi un impegno quel capo che fino al giorno prima era un buon educatore diventa improvvisamente inadeguato. Perché la verità è scomoda per una Chiesa che campa sui sensi di colpa che portano alla repressione sessuale. Puoi fare ciò che vuoi, finché non hai il coraggio di essere te stesso e prenderti un impegno pubblico.

La realtà è che proprio l’esempio di Marco è quello più giusto per dimostrare ai ragazzi a lui affidati che si può essere coerenti con i valori scout costruendo un progetto di vita e testimoniandolo. Essere famiglia, benché con un uomo anziché con una donna, non tradisce il messaggio evangelico di amore e rispetto che Gesù ha testimoniato.

Ma lasciamo da parte l’aspetto religioso della vicenda. L’Agesci, l’associazione guide e scout cattolici italiani, pur essendo cattolica, non è parrocchiale, né ecclesiale. Si tratta di un’associazione indipendente, che riserva ai prelati un ruolo particolare di assistenza spirituale. A essere educatori e decisori sono laici riuniti nella Comunità Capi, non il parroco. A seguito dei tanti articoli pubblicati dopo l’uscita improvvida del prete, l’Agesci ha rilasciato una dichiarazione sconcertante.

“L’AGESCI (Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani) in riferimento all’articolo apparso oggi, 6 giugno 2017, sul quotidiano “Il Piccolo”, dal titolo: Nozze gay per il capo scout. Il parroco: “va espulso”, ribadisce la propria fiducia nella comunità capi del Gruppo di Staranzano, in provincia di Gorizia. L’Associazione sottolinea che il discernimento e la decisione in merito alle questioni educative sono in capo alla comunità educante che, sostenuta dalla Chiesa locale, confrontandosi con il Vescovo, saprà valutare ciò che deve essere fatto per il bene dei ragazzi che sono loro affidati avendo come riferimento il Patto Associativo e il Magistero della Chiesa, nel rispetto di tutte le persone coinvolte.”

In pratica Agesci non prende posizione avallando, di fatto, le parole omofobe del prete.
Sapete come si chiama questa? IPOCRISIA da sepolcri imbiancati. Un capo che rispetta i valori scout può essere eterosessuale o omosessuale e il suo orientamento sessuale nulla incide con il suo essere un buono o cattivo educatore.
È proprio l’esempio che dà a essere vincente, perché è coerente con sé stesso, con quello che è e non si nasconde. Non nasconde il suo amore.
Non è quello che lo scautismo cerca di fare? Educare vuol dire “far prendere coscienza” ai ragazzi, portarli ad essere uomini e donne della Partenza, in grado di mettersi in gioco pienamente con i talenti che hanno.
Quel mettersi al servizio dell’altro inizia dal prossimo più vicino, il proprio compagno. La scelta di unirsi civilmente, impegnandosi appunto, è proprio esempio di quei valori di cui il fondatore Baden Powell era portatore.
I sepolcri imbiancati di Agesci che afferma che tocca alla Comunità Capi deve discernere si macchiano di una grave colpa: lasciando scegliere alla Comunità Capi di Marco di accettare o meno il suo orientamento sessuale, giudicando non la sua capacità educativa, ma la sua affettività. Lui stesso.

Non c’è niente da decidere, nessuno deve scegliere se accogliere, tollerare, sopportare. Il compito di un capo e prima ancora di un essere umano è rispettare l’affettività di Marco e ciò che ne deriva, quindi la legittima scelta di progettare la propria vita con un compagno.

È inutile dirlo, ma ricordo che l’omosessualità non è una scelta, né una moda. Non si attacca e non si contagia in alcun modo. Non si dà esempio di omosessualità. Sei gay, sei attratto da altri uomini come un eterosessuale è attratto dalle donne. Punto.
Gay ci nasci e ciò che puoi fare è solo decidere di amarti vivendo al meglio.

Sulla Chiesa e il suo contestato ministero c’è poco da dire: gli adulti dell’Agesci prendano una posizione e abbiano il coraggio di andare fino in fondo.
Proprio come ha fatto quel capo che qualcuno vuole cacciare e che invece dovrebbero essere portato ad esempio.

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2 thoughts on “Agesci, cosa accade se un capo scout sposa il suo compagno?

  1. L’AGESCI è laica, ma di ispirazione cattolica, quindi non ti puoi meravigliare se qualcuno rompa i coglioni.
    Allora l’unica cosa da fare sarebbe la seguente: quelli veramente cattolici vadano nell’AGESCI, quelli laici vadano al CNGEI http://www.cngei.it/ completamente laico. Così quelli che vogliono vivere la loro vita alla luce del sole lo potrebbero fare senza problemi e senza anatemi e stigmatizzazioni medievali; quelli che invece vogliono lo scoutismo ispirato dal Cattolicesimo, sarebbero serviti. Amen.

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    1. Cngei è molto meno diffusa di Agesci, in molte province è completamente assente. I valori scout non sono religiosi strettamente parlando, ma trascendono una specifica confessione. I valori scout di accoglienza e rispetto vanno oltre la Chiesa e implicano una riflessione da parte dell’Agesci che va ben oltre il Catechismo e la vergogna della mancata accettazione dell’omosessualità da parte del Vaticano

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