Se la Chiesa non vuole riconoscere la mia apostasia

Dovevo farlo prima, ma sono pigro. La procedura di sbattezzo è un dovere civico per chi, come me, non solo non crede nel dio propinato dalla Chiesa cattolica, ma si considera nemico di quell’istituzione che ancora oggi non lesina a considerare gli omosessuali disordinati, contronatura, sbagliati, peccaminosi.

Ho sbagliato, perché mi sembrava che chiedere la cancellazione dell’avvenuto battesimo significava dare importanza ad un atto nel quale non credo. Invece, dare un segno concreto della propria disobbedienza è un segnale importante, uno schiaffo a chi, dall’alto della propria intoccabile superbia, si erge a giudice e impone bellamente la sua morale repressiva.

A fine settembre ho inviato il modulo con richiesta di sbattezzo alla parrocchia dove 42 anni fa mi fu impartito il primo sacramento. In data 4 ottobre mi ha risposto la Curia vescovile respingendo tale richiesta.
Questa è la lettera che ho ricevuto:

Di seguito la risposta che invierò a mezzo raccomandata oggi stesso:

OGGETTO: ulteriori spiegazioni in merito a richiesta di cancellazione dal registro del battesimo e dichiarazione di apostasia. Rif. Vs. Prot. N.269/2018/GC

Spett. Sig. …,
in data 4 ottobre ho ricevuto la sua raccomandata con la quale ha respinto indebitamente la mia richiesta formale di non essere più considerato appartenente alla Chiesa Cattolica.

Ho letto con sconcerto le sue pretenziose motivazioni circa la non accoglienza della mia domanda e le rinnovo in modo fermo l’invito ad ottemperare senza indugio alla mia richiesta di annotazione sul registro dei battezzati del riconoscimento della mia inequivocabile volontà di non essere più considerato aderente alla confessione religiosa denominata “Chiesa cattolica apostolica romana”.
Chiedo inoltre che dell’avvenuta annotazione mi sia data conferma per lettera raccomandata, debitamente sottoscritta.

Se respingerà nuovamente tale richiesta procederò per vie legali. Quelle che hanno effetti reali e concreti, non certo le presunte “conseguenze giuridiche” da lei paventate, che risiedono nel campo canonico, quindi solo nella mera fantasia.
Non credo nella vostra istituzione, che ritengo responsabile di numerosi delitti nel corso della storia e della sofferenza (anche attuale) di cittadini costretti dagli usi, dalle tradizioni e dalle vostre imposizioni, a sentirsi in colpa sotto la spada di damocle della dannazione eterna.

Ritengo la Chiesa cattolica e anche la vostra Diocesi responsabili della mia personale sofferenza di adolescente omosessuale, costretto a sentirsi in colpa per il proprio orientamento sessuale nel nome di un catechismo offensivo, antiscientifico, dannatamente inumano (vedi 2357 e seguenti). Oggi sono unito civilmente con l’uomo che è mio compagno da tredici anni e sono tuttora costretto a fare i conti con i vostri seguaci che pretendono di ledere la mia libertà e limitare i miei diritti civili, ad ascoltare e leggere i vostri continui insulti nel nome del dio che vi ostinate a credere di rappresentare.

Ebbene, non credo nel vostro dio, non credo in voi e non credo nella morale che pretendete di imporre. Sono fieramente anticlericale e combatto quotidianamente contro le vostre ingerenze nella laicità dello Stato, i tentativi di sabotare e impedire che vengano approvate leggi di libertà a favore dei cittadini.
Non mi interessano minimamente gli effetti canonici della mia apostasia (ora dichiarata e rivendicata, ma già da anni messa in pratica). Le vostre formule magiche (esequie e sacramenti) non sono altro che un retaggio medievale che utilizzate come strumento per mantenere soggiogata una parte di popolazione plagiata fin dal pedobattesimo e dal conseguente catechismo.

Infine, me ne infischio bellamente della scomunica. Il fantasy, che voi ritenete reale, è un genere letterario divertente, ma che trovo ridicolo sia utilizzato quale minaccia nei miei confronti. Io credo in ciò che esiste, non nelle fandonie che propinate a chi non ha strumenti per reagire.

Non intendo in alcun modo avere un colloquio verbale con lei o con qualunque altro rappresentante della sua organizzazione. Con la presente si chiede, in modo fermo e consapevole, di dare seguito alla mia richiesta senza ulteriori tentennamenti, in ottemperanza del Decreto Legislativo n. 196/2003 (che ha sostituito, a decorrere dall’1/1/2004, la previgente Legge n. 675/1996), in ossequio al pronunciamento del Garante per la protezione dei dati personali del 13/9/1999 ed alla sentenza del Tribunale di Padova depositata il 29/5/2000.
Si diffida dal comunicare il contenuto della presente richiesta a soggetti terzi che siano estranei al trattamento, e si avverte che la diffusione o la comunicazione a terzi di dati sensibili può configurare un illecito penale ai sensi dell’art. 167 del D.lgs. n. 196 del 2003.

In attesa di un immediato riscontro a mezzo raccomandata la saluto.

Non credo di dover aggiungere altro. Sono stato molto chiaro. Notare la finezza: chi mi scrive è un prete, ma io lo chiamo “sig.”, non riconosco il suo ruolo, pertanto non lo chiamo don, sac., rev….

Attenderò risposta entro i 15 giorni previsti e citati dallo stesso prete, altrimenti procederò legalmente.

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6 pensieri riguardo “Se la Chiesa non vuole riconoscere la mia apostasia

  1. Bravo Giangi. io aggiungerei anche di essere pienamente consapevole che sarai escluso dall’incarico di padrino, ex cann etc);
    di essere pienamente consapevole di essere scomunicato latae sentientiae etc.
    In modo che la tua volontà sia espressa chiaramente, come loro la vogliono espressa.

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  2. Nella mia vita la chiesa cattolica si è insinuata abbastanza voracemente. Fin da piccola ho sempre seguito il catechismo, anche prima che fosse necessario per via dell’accesso ai primi sacramenti. Ho partecipato in maniera attiva alla vita della mia parrocchia e ho sempre fatto professione di fede senza percepirla come un peso. Crescendo, ho maturato uno spirito critico che mi ha resa colpevole di non accettare più pedissequamente qualsiasi precetto mi venisse proposto, ma in realtà imposto. Questa condizione ha messo fine ad ogni mia partecipazione attiva alla vita parrocchiale, all’inizio, e ha posto sempre più in discussione la mia fede, successivamente. Ad oggi sono una persona adulta e consapevole, una donna di quasi trent’anni, con le sue certezze e le sue mille domande le quali, però, non trovano più risposta né nella fede, né nella chiesa cattolica apostolica romana. Ogni parte di me di cui sono certa, l’essere lesbica, femminista, il mio non volere figli, il sentirmi libera di esplorare il mondo in ogni suo aspetto, cozza necessariamente con i dettami della chiesa cattolica.
    Forse seguirò il tuo esempio, credo che sia doveroso. Non critico chi crede, è un suo diritto e lo rispetterò sempre, ma non voglio più essere parte di un mondo che non mi appartiene e che rema contro il mio diritto ad essere libera e serena da più tempo di quanto io ricordi.
    Un abbraccio!

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  3. Sinceramente la chiesa non vale neppure il francobollo. Tanto io il padrino non lo farò mai. Non voglio nessun tipo di funerale (l’ho lasciato anche scritto). Non mi sposerò con una donna, quindi la chiesa mi è preclusa. Non do a nessuna associazione/istituzione religiosa le tasse 8/5/2 per mille.
    Figurati se mi metto a scrivere di togliermi dalla famiglia di dio. Una famiglia che per me non esiste. Se io esisto per loro, ci ignoriamo reciprocamente.
    questo è il mio pensiero, ovviamente.

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