Cattofascisti: ma chi paga?

Hanno imparato ad usare la rete e lo sanno fare meglio di noi. I cattolici fondamentalisti hanno studiato, si sono guardati intorno e si sono dati da fare. Hanno invaso i social, rimpallano i contenuti di quei loro quattro, cinque siti amici e sono riusciti a fare lobby, ciò che il movimento LGBT pare non saper più fare.

Non è mica un caso se personaggi ambigui hanno trovato notorietà e spazio anche nei salotti televisivi più popolari dai quali insultano senza vergogna e senza contraddittorio. Hanno stretto alleanze politiche, si muovono in gruppo e sono solidali. Riescono a rendere più virali di quel che pensiamo i loro contenuti, perché raggiungono le famiglie nelle parrocchie (e in Italia, lo sappiamo, il catechismo lo frequentano praticamente tutti i bambini), a scuola (l’ora di religione con insegnanti scelti dal vescovo ma pagati da noi), nelle associazioni (la maggior parte, in Italia sono di ispirazione cattolica se non clericali).
Quella parte importante di solidarietà sociale che lo Stato ha delegato alla Chiesa attraverso la Caritas, il volontariato, l’assistenza, le iniziative di intrattenimento, si sta ritorcendo contro di noi.

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Noi che ci ostiniamo a chiamarlo amore

Noi omosessuali non ci innamoriamo come tutti quanti, perché è impossibile che un uomo ami un altro uomo come può amare una donna. O che una donna trovi in un’altra donna ciò che le può dare solamente un uomo. Noi omosessuali siamo diversi dalla maggioranza di cittadini eterosessuali che costruisce una famiglia trovando una compagna e mettendo al mondo dei figli. Siamo irrispettosi della regola naturale, diversi, spesso strani, affetti da un morbo sconosciuto che fa di noi esseri sbagliati, certamente da non incoraggiare tutelando per legge quel sentimento che ci ostiniamo a chiamare amore. Continua a leggere “Noi che ci ostiniamo a chiamarlo amore”

Non fermerai il vento con le mani

Tre vittorie in un manipolo di ore. Tre buone notizie in questa torrida estate dove addirittura anche Mario Adinolfi ha smesso di tenere incontri nella parrocchie per vendere il suo libro. Fa troppo caldo ed è meglio stare al fresco della redazioncina del quotidiano in bit La Croce a scrivere post per rinfocolare la paura dei suoi ignoranti e saccenti seguaci.
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