Il distopico carnefice che si mascherò da vittima

Avete impegni per il 18 settembre? Vi va di assistere ad uno spettacolo grottesco, venato di orrore, inquietudine e che poggia sul ribaltamento della realtà? Tipo una rappresentazione di 1984 di Orwell o La fattoria degli animali, che mette in scena un mondo distopico dove tutto è il contrario di tutto.

Se avete tempo, fate un salto a Roma, al Teatro Don Orione, per partecipare al Convegno sulle “Teorie di genere”.

Ho visto in rete il manifestino che trovate in testata al post. E ho riso. Ma tra le lacrime, perché è il classico esempio di omofobia travestita da vittimismo. La paura, l’avversione, il disgusto verso l’omosessualità si maschera da difesa della famiglia tradizionale dai pericolosi nemici “gender“.

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Gli intolleranti siamo noi

Noi non facciamo le vittime, noi siamo vittime. Non dimentichiamocelo mai quando gli omofobi hanno il coraggio di affermare che siamo intolleranti e non rispettiamo il loro pensiero.
Gli omosessuali sono una minoranza che in Italia è evidentemente discriminata, in quanto non solo non ha gli stessi diritti della maggioranza eterosessuale, ma è oggetto di sberleffo (se ci va di lusso), insulti e violenza.
Gli episodi di discriminazione e intolleranza sono all’ordine del giorno, come il caso dello scontrino della pizzeria pugliese che riporta il commento del cameriere “mi raccomando so’ ricchioni”, riferito ad alcuni clienti ritenuti gay.
Dare del ricchione è un insulto. Né una provocazione, né un affettuoso nomignolo. E’ una di quelle parole usate per offendere e questo era l’intento del cameriere. Il padrone della pizzeria si è giustamente scusato con i clienti, ma non è l’episodio in sé a destare scalpore, quanto il vespaio di commenti che la diffusione della notizia sulla stampa ha generato.

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