Discriminazione di Stato: “Aboliremo le unioni civili”

Sono usciti allo scoperto per cavalcare gli slogan dei cattofascisti e ingraziarsi i voti dei tanti cittadini che in questi anni hanno spaventato a suon di bufale.

Il centrodestra ha gettato la maschera. Dopo le dichiarazioni della fondamentalista cattolica Roccella e quelle di Meloni e Salvini, anche Berlusconi ha detto che metterà mano alle unioni civili.

Il fiore all’occhiello della legislatura uscente, la grande conquista dei diritti da parte dei cittadini omosessuali grazie a persone coraggiose e caparbie come Monica Cirinnà e Sergio Lo Giudice, potrebbe essere spazzata via per fare un favore alle gerarchie vaticane, ai fascisti ringazzulliti e agli analfabeti funzionali.

E’ sconcertante solo che utilizzino i diritti civili di una minoranza (che non è uguaglianza, ma almeno ci si avvicina) per fare propaganda. In un Paese sano, con valori quali il rispetto e l’uguaglianza chi osasse annunciare la reintroduzione della discriminazione di Stato verrebbe linciato, costretto a rinunciare alla sua candidatura con tanto di scuse. Da queste parti, invece, è probabile che la radicalizzazione delle opinioni trovando nella comunità LGBT un capro espiatorio per ogni problema farà da volano per la conquista della maggioranza parlamentare.

Siamo alle prese con una destra finta come la faccia del suo leader, un condannato che non può essere candidato e che non potrà diventare Capo del Governo. Un leader che ha trascinato il Paese nella peggiore crisi economica dal 1929 affermando con noncuranza ma quale crisi che i ristoranti sono tutti pieni!. Lui, che insieme ai suoi sgherri vuole far credere che l’Italia sia un far west in balia di bande di beduini criminali ospitati dalla Presidente della Camera Boldrini e dal Pd. Una stronzata talmente colossale che meriterebbe una pernacchia e invece trova consensi in frange ampie di italiani con la memoria più corta di un cardellino, beoti rincoglioniti dalla peggior cronaca di Retequattro, disposti a credere a ogni balla idiota letta sui social piuttosto che a quello che vivono quotidianamente.

Ma la realtà è un’opinione ed è più facile credere al pericolo gender, spauracchio buono per tutte le stagioni, invenzione dei cattofascisti che lo sventolano come la bandiera nera dei pirati all’assalto del buon senso. E la minaccia dell’ideologia gender funziona sempre, perché non esistendo è sfuggente e adattabile a ogni cosa.

Non si tratta semplicemente di essere ipocriti. E’ facile dire che Berlusconi (due matrimoni falliti, cene “eleganti” con minorenni e frequentazioni discutibili), Salvini (matrimonio fallito, convivenza fallita con figlio) e Meloni (figlio fuori dal matrimonio, convivenza) non sono certamente campioni della famiglia tradizionale di cui vorrebbero essere alfieri. Il punto non è la loro ipocrisia, che è evidente quanto ridicola. Il problema è proprio il coraggio spudorato di sostenere che una minoranza di cittadini debba essere discriminata e sia giusto che abbia meno diritti in virtù del suo orientamento sessuale.

Lo scandalo è questo, non la loro vita privata, che testimonia solo quanto la legge sul divorzio sia necessaria e intoccabile. Come puoi basare la tua azione di governo, gli impegni che buoi assumerti sull’abolire ciò che di buono hanno fatto gli altri prima di te? Stai vendendo fumo, anzi, gas tossici.

E la gente, quella gente che è pronta a votarli, è desiderosa di affidarsi a qualcuno che prometta la luna. Non gliene importa niente se è una promessa che puzza di marcio e se si dovrà passare sopra al cadavere degli altri. “Ci vuole pulizia”, “Quando c’era lui”, “Ha fatto anche cose buone”. C’è una tragica voglia di Mussolini che impesta l’aria e rende la politica irrespirabile. Se poi ci si mette anche la sinistra a candidare nemici della civiltà come Casini al posto del bravo Lo Giudice, con puntigli da bambini incapaci di fare una coalizione credibile, allora davvero c’è solo da sperare nel caos totale.

E sì, perché chiunque vinca si finisce male. Se vince il centrodestra ci ritroviamo i più corrotti, ipocriti, squallidi al potere. Se vince il Movimento5Stelle avremo a che fare con il festival degli incapaci, elefanti in negozi di cristallo che affermano di tutto e il contrario di tutto, che faranno danni su danni senza neppure rendersene conto.
E il centrosinistra, sempre più centro e meno sinistra è riuscito nell’incredibile risultato di bruciare la credibilità ottenuta con una seppure timida rinascita economica, troppo impegnata a litigare tra vecchi matusa e giovani rampanti per rendersi conto che il Paese allo sbando li sceglieva quali capri espiatori per problemi inesistenti.

Allora è meglio che non vinca nessuno, che le elezioni portino a un pareggio generale e che non si formi nessun governo. Meglio star fermi che buttarsi nel burrone.

In ogni caso, se avete dubbi su chi votare: se siete omosessuali, lesbiche, trans, bisessuali, se avete amici, parenti, conoscenti omosessuali, se simpatizzate e credete che l’uguaglianza tra cittadini non sia un concetto vuoto ma il fondamento dello stato civile votate a sinistra, votate Pd o una lista ad esso collegata. Non ci sono alternative, non c’è altro modo per impedire la catastrofe di un Parlamento di incapaci che sceglieranno un Governo che demolirà quei pochi, timidi diritti per i quali abbiamo festeggiato solo pochi mesi fa. Meglio cercare di pareggiare, che perdere miseramente nella competizione elettorale più squallida di tutti i tempi.

 

 

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Noi che ci ostiniamo a chiamarlo amore

Noi omosessuali non ci innamoriamo come tutti quanti, perché è impossibile che un uomo ami un altro uomo come può amare una donna. O che una donna trovi in un’altra donna ciò che le può dare solamente un uomo. Noi omosessuali siamo diversi dalla maggioranza di cittadini eterosessuali che costruisce una famiglia trovando una compagna e mettendo al mondo dei figli. Siamo irrispettosi della regola naturale, diversi, spesso strani, affetti da un morbo sconosciuto che fa di noi esseri sbagliati, certamente da non incoraggiare tutelando per legge quel sentimento che ci ostiniamo a chiamare amore. Continua a leggere “Noi che ci ostiniamo a chiamarlo amore”